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Magnifica humanitas: il futuro nelle nostre mani

29/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
«Alcuni potrebbero credere che le questioni riguardanti l’intelligenza artificiale (IA) siano meglio gestite da informatici come me. Si sbagliano: le domande sollevate dall’IA sono più grandi della comunità di ricerca sull’IA, non solo per le loro implicazioni, ma anche per la loro natura». Queste parole sono state pronunciate da Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, un’impresa statunitense di punta nel settore dell’IA nota per il chatbot Claude, intervenendo alla presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas in Vaticano, il 25 maggio 2026. In quella occasione, Olah ha più volte riconosciuto quanto sia necessaria la collaborazione tra chi sviluppa questa nuova tecnologia, guardandola dall’interno, e quanti – «comunità religiose, società civile, studiosi, Governi» – sono invece esterni e per questo possono coglierne gli eventuali limiti e contribuire affinché sia instradata «nella direzione migliore, per la nostra casa comune e per le generazioni future». Quest’ultima affermazione evoca un aspetto centrale e spesso trascurato: lo scenario degli sviluppi futuri dell’IA è ben più aperto di quanto comunemente si creda, soprattutto da parte di chi è un osservatore estraneo e poco informato. Sono infatti numerose le questioni interconnesse che si pongono e richiedono risposte: si va da considerazioni più squisitamente tecniche ed economiche ai riflessi sugli assetti geopolitici mondiali, dalla sostenibilità ambientale e sociale, ad esempio riguardo ai cambiamenti che potrebbe portare al mercato del lavoro, di questa nuova tecnologia alle valutazioni etiche sulle sue conseguenze. Ognuno di questi interrogativi richiede una risposta consapevole e matura, che sia frutto di un discernimento, a cui la Magnifica humanitas fa riferimento in diversi passaggi. Questo continuo richiamo offre una chiave per ripercorrere l’enciclica, per apprezzarne non solo l’uno o l’altro dei contenuti, ma per riconoscere l’appello che rivolge «a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà» (MH, n. 16) a compiere delle scelte sul presente e sul futuro di questa tecnologia.   La possibilità di scegliere Fin dalle prime battute l’enciclica ci prospetta un bivio: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» (MH, n. 1), decidere se questa nuova tecnologia si traduce in un vantaggio per pochi oppure orientarla verso il bene dell’intera umanità e del pianeta. Il richiamo alla necessità e possibilità di prendere posizione si ritrova in tutto il testo, precisandosi di volta in volta rispetto ai vari argomenti trattati, ad esempio la pace, il lavoro o l’educazione. Lo dimostra il fatto che i termini appartenenti all’ambito semantico della decisione e della scelta ricorrono nel testo ben 106 volte, riferendosi tanto a decisioni prese, che hanno plasmato il nostro presente, quanto da prendere in vista del futuro. In questo momento, affermare che di fronte alla novità costituita dall’IA esiste un margine di scelta reale rappresenta una forma di resistenza al pensiero dominante al riguardo, che unisce stupore, entusiasmo quasi eccessivo e anche passiva rassegnazione. L’IA, sebbene sia studiata da decenni e in taluni campi, come la sanità, utilizzata da tempo, ha catturato l’attenzione generale solo alla fine del 2022, quando sono stati resi disponibili al grande pubblico i primi modelli di tipo generativo, a cui si può chiedere di scrivere o tradurre testi, creare immagini o video, organizzare viaggi, darci informazioni sull’attualità o consigli su acquisti da fare, problemi di salute e difficoltà relazionali. Siamo affascinati dal suo funzionamento, che è incomprensibile agli occhi di tanti di noi e che nemmeno chi la progetta riesce a spiegare fino in fondo, al punto di rischiare di circondarla di un’aura magica. Sappiamo anche che i propulsori dello sviluppo di questa tecnologia in Occidente sono imprese con enormi capacità economiche, superiori a quelle di numerosi Stati, refrattarie a legislazioni che ne regolino l’attività e con un potere sufficiente per orientare a loro favore le politiche. Di fronte a questo scenario, rischiamo di sentirci spettatori spaesati e passivi per le tante e veloci novità che si susseguono, deresponsabilizzati rispetto a qualcosa che ci sopravanza. Leone XIV constata che «la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio» (MH, n. 6), ma in questo modo «il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità
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