www.corrieredellumbria.it
Legge elettorale, Meloni va a segno: perché è rivoluzionario il nuovo sistema di voto
Toccherà ai probi viri, i senatori, sbrogliare la matassa delle preferenze. Sapendo che poi si può aprire un nuovo, pericoloso varco alla Camera. Se Palazzo Madama le rimette nella legge elettorale, chi garantisce che non si ripeterà il giochino del voto segreto tra i deputati refrattari a concedere un diritto agli elettori dopo trent’anni senza averlo avuto? Qui c’è il dubbio degli ambienti vicini a Giorgia Meloni, che vorrebbe prendere per il collo Elly Schlein: perché è stata lei a impedire il voto palese a Montecitorio che avrebbe impedito la trappola sulle preferenze. La Meloni avrà tempo per riflettere. Anche perché la riforma elettorale ha portato già a casa la norma più importante: il cittadino, col suo voto, deciderà chi governerà il Paese per cinque anni. E questo pesa molto di più della modalità di elezione dei singoli parlamentari. E quindi è andata, con l’obiettivo che era stato fissato all’inizio dell’iter parlamentare. Per bloccare la palude; per evitare governi di palazzo contro il voto popolare; per scongiurare il ritorno dei tecnici al potere. La premier sa che quello della legge elettorale, notoriamente, non è un argomento che appassiona l'opinione pubblica. Anzi, dai più è percepito come un tema distante dai problemi della gente. Anche per questo Meloni ha sempre sottolineato che si trattava di una proposta parlamentare e non governativa, pur avendo difeso in più occasioni l'impianto con premio di maggioranza 'che consente di sapere un minuto dopo chi ha vinto le elezioni'. Ma quello sulle preferenze è un altro discorso. Perché al di là della rivendicazione di coerenza rispetto a una posizione storica del suo partito, c'è soprattutto il tema - molto più pop - del dare ai cittadini il modo di scegliere i propri eletti. Il punto, come sempre, è il messaggio. Ed è anche in base alla presa che avrà dimostrato di avere - viene spiegato - che la presidente del Consiglio deciderà come procedere a questo punto. All'orizzonte per Meloni c'è la annunciata "riflessione" sulla coalizione da fare dopo lo scivolone della scorsa settimana, ma anche la necessità di decidere cosa fare al Senato. Il presidente Ignazio La Russa ha suggerito una strada: ripresentare la proposta di modifica e votarla a palazzo Madama dove non è previsto sul punto lo scrutinio segreto. Un percorso che ha molte incognite, a cominciare dai dubbi degli alleati, ma che soprattutto comporterebbe un ritorno alla Camera che nemmeno la richiesta di fiducia potrebbe mettere al riparo dai rischi del voto finale segreto. Per questo, ha spiegato un big di via della Scrofa, prima di prendere una decisione di potenziale nuova tensione nel centrodestra si cercherà di capire anche quanto sia passato nell'opinione pubblica il concetto che Giorgia Meloni le ha difese a spada tratta. Dentro Fratelli d'Italia, comunque, già si ragiona su tempi e modi dell'iter. L'obiettivo è che il testo, che verrà subito incardinato, possa essere licenziato già prima della pausa estiva dalla commissione che, al momento, ha solo l'ingombro di un pur delicato decreto, quello in materia di giustizia, immigrazione e asilo. L'idea, quindi, è quella di portare il provvedimento in aula già alla ripresa dei lavori a settembre. E' chiaro che mantenerlo nella stessa versione approvata alla Camera più difficilmente potrebbe giustificare nuove perplessità degli alleati. Un chiarimento sarà inevitabile. Comunque la Commissione Affari costituzionali sarà ora chiamata a incardinare il testo ricevuto dalla Camera, poi deciderà come affrontare i tempi molto stretti di qui alle ferie estive. Magari ce la farà a poter iniziare a discuterlo. Quello che è importante è stata comunque l'approvazione della Camera che segna un cambio fondamentale della politica dei sistemi elettorali in questo paese. Perché finalmente c’è una legge elettorale che afferma un principio molto semplice: che governa chi vince le elezioni. E' qualcosa di rivoluzionario per la sinistra che era abituata a governare senza vincere le elezioni. Questo nuovo sistema dice che chi prende un voto ha più diritto a governare, e poi introduce altri elementi molto innovativi: le alleanze si fanno prima del voto, la coalizione si presenta prima del voto, il programma si presenta prima del voto, prima del voto si presenta anche quello che sarà il leader della coalizione di centrodestra o di centrosinistra. Eravamo abituati invece a vedere che tutte queste cose avvenivano dopo il voto, tradendo il consenso ricevuto dagli elettori. Ora quel sistema è finito.
Leggi l'articolo su www.corrieredellumbria.it