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La Voce dei Berici
Cinque anni di “resilienza”. Arriva al dunque – alla scadenza finale – il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza: correva l’anno 2020 quando il governo Conte II (il Conte “giallorosso”) condivise la decisione di tutti i governi della Ue di stanziare un “bazooka finanziario” per far uscire l’Europa dalla crisi innescata dal Covid- 19. Un fondo collettivo finanziato - per la prima volta nella storia continentale - con un debito comune.
Dalla decisione di luglio 2020 derivano i singoli Pnrr nazionali, in cui l’Italia riceve la “fetta” maggiore: un finanziamento complessivo da 191,5 miliardi di euro per progetti da realizzarsi nel quinquennio 2021 - 2026. La formula è nuova, soprattutto per le pubbliche amministrazioni italiane, perché si basa sulle performance: le tranche del finanziamento arrivano solo se a date prefissate gli enti pubblici dimostrano di aver realizzato quanto promesso. Altrimenti, si deve restituire tutto. Caduto il Conte II, il Pnrr è stato portato avanti prima dal governo Draghi, quindi dall’attuale governo Meloni. Cinque anni dopo siamo in vista delle scadenze finali: 30 giugno e 31 agosto 2026. Come è andata?
Come funziona il Pnrr
In partenza i governi europei concordano una base comune per tutti i piani nazionali, fondata su tre assi strategici: digitalizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Oltre a queste tre macro-tematiche ogni Piano ha anche degli obiettivi trasversali di riforme finalizzate a colmare specifici divari storici del Paese. Per l’Italia il finanziamento viene suddiviso in sei missioni. E sono: digitalizzazione, innovazione, cultura (40 miliardi) con l’obiettivo di una trasformazione digitale della pubblica amministrazione e della valorizzazione turistica del Paese; transizione ecologica (59 miliardi) focalizzata su efficientamento energetico e agricoltura sostenibile; mobilità sostenibile (25 miliardi), con investimenti in particolare sulla rete ferroviaria; istruzione e ricerca (30 miliardi), con un rafforzamento degli asili nido all’università; inclusione (19 miliardi), il cui focus sono politiche del lavoro e interventi a favore di famiglia e terzo settore; infine salute (15 miliardi), con il potenziamento dell’assistenza territoriale tramite telemedicina e reti di prossimità.
Una novità è sicuramente la modalità di finanziamento. Gli enti pubblici che partecipano ai progetti – presenti sul portale openpnrr.it che ne mostra anche l’avanzamento – devono rendicontare la prosecuzione del cronoprogramma, tramite un sistema di “milestone” e di “target”. Le tranche di risorse vengono erogate solo a fronte del raggiungimento degli obiettivi. Non solo, su tutto incombe il rischio di dover restituire tutto, qualora i target non vengano raggiunti entro le scadenze prefissate.
Vicenza
In tutta Italia sono stati finanziati oltre 550mila progetti (fonte, la settima relazione al parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr che il governo ha diffuso qualche settimana fa). Specificatamente per la provincia di Vicenza, sono stati approvati 3.857 progetti (da openpnrr.it) per un totale di circa 7 miliardi di euro di risorse (5,6 Pnrr, 1,4 altre risorse). Sempre secondo il portale openpnrr, i soggetti attuatori più rilevanti in provincia sono Rfi, Reti ferroviarie italiane, con un progetto del valore complessivo di 3,3 miliardi per la tratta Tav fra Verona e Altavilla; la municipalizzata Hera che nel Vicentino ha avviato investimenti per circa 40 milioni di euro per ridurre le perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua; il Consiglio di Bacino Valle del Chiampo con tre progetti finalizzati a valorizzare e digitalizzare la rete idrica e ridurre le perdite, per 18 milioni.
Non mancano i ministeri: il Ministero della Giustizia anche nel tribunale vicentino ha incrementato il personale con risorse Pnrr per favorire la digitalizzazione e la velocizzazione dei procedimenti (vedi box in basso), mentre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy vede una serie di progetti fra innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica in collaborazione con varie realtà industriali-manifatturiere vicentine, fra le altre la Engineering Spa, la Palladio Group, la Telwin, la Fitt Spa.
Quanto ai singoli territori comunali, stando al portale di rendicontazione nel Comune di Vicenza sono stati avviati 549 progetti, su Bassano 194, su Thiene 123, su Schio 191. In questi casi i pagamenti già effettuati si aggirano su percentuali dal 64 al 71 per cento: decisivi saranno i prossimi giorni, con la rendicontazione finale.
Andrea Alba
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