corrieredisiena.it
Lungo applauso per il drappellone di Teodora Axente
Il colpo d’occhio lascia il segno. Il Palio di Teodora Axente cattura il gradimento dei senesi e si guadagna un lungo applauso. Bello. Un impatto accattivante, avvalorato dalla maestosa capacità pittorica di questa artista rumena che ha voluto donare alla città di Siena un drappo che lascerà una traccia significativa. Per diversi motivi. Prima di tutto la centralità della Madonna Assunta. Solo artisti di talento e sensibilità scelgono di mettere in primo piano un figura religiosa così importante per il Palio e per Siena. E la Madonna Assunta, avvolta in un manto di seta pregiata e broccato raffinato è iconograficamente corretta, sebbene con qualche errore di proporzione a nostro giudizio. Rappresenta la centralità del Palio, offrendo una visione di impatto assolutamente affascinante. Teodora è artista che ama il dettaglio, il particolare, e allora non può sfuggire l’aspetto androgino della Madonna con delle mani grosse, maschili, sproporzionate, sospesa in un cielo cupo. Una Madonna che galleggia nella notte sostenuta da due cherubini, un maschio e una femmina, che raffigurano gli stemmi simbolo della città. Non è un caso che Axente abbia scelto due creature nate dal contrasto uomo-animale, pesce nella fattispecie, e non è nemmeno un caso che l’artista abbia rappresentato una Madonna dall’aspetto androgino, un contrasto chiave dell’arte di Teodora Axente, a sintetizzare la completezza del genere umano, la perfezione del creato, dove il dualismo uomo-animale, simboleggia il contrasto istinto-ragione. La parte bassa del drappellone ci accompagna con maggiore dolcezza, grazie allo skyline di Siena ripreso dalla zona sud della città con la cinta muraria a ricordare la battaglia di Camollia. Una citazione obbligatoria, ben interpretata peraltro. Chiude il drappo una deliziosa danza di dame medievali in Piazza del Campo rappresentanti ognuna il simbolo delle dieci al canape. Una idea davvero apprezzabile, che oltretutto esalta il ruolo femminile nella comunità paliesca. Nel complesso un’opera d’arte che mostra una tecnica eccellente e una impaginazione originale, seppure classica di primo acchito. Un Palio diverso dal drappellone di luglio: tinte chiare per quello di Nones, scure per Axente, giocoso il primo, onirico e surreale il secondo. Ma entrambi legati da un comune denominatore. Ovvero l’ispirazione all’arte senese del Trecento. Un riferimento che ha fortemente condizionato la tecnica di entrambi gli artisti e che crea un legame stretto fra passato e contemporaneità. A dimostrazione che i capolavori medievali della Repubblica di Siena, sia dal punto di vista estetico che etico, emanano ancora valori destinati a rimanere immortali. I 35 gradi della calura di ieri pomeriggio non hanno impedito a tanti senesi di seguire questo primo cerimoniale paliesco che saluta la seconda carriera del 2026 che si appresta a entrare nel vivo. Il drappellone di Teodora Axente è stato presentato dal suo gallerista Riccardo Freddo, che si è soffermato sulla vena spirituale dell’artista, una donna dell’Est dall’aspetto delicato e minuto, ma dotata di una grande forza espressiva. “A dieci anni Teodora dipinse su vetro una madonna con il bambino che sua nonna donò alla chiesa del paese e il sacerdote la collocò sull’altare. E’ stata la mia prima vera mostra, ha commentato l’artista”. Che dire poi di quel cielo cupo e minaccioso… “quel cielo racconta una storia - ha detto Freddo - lo sfondo del Palio è attraversato da nubi scure ispirate alla battaglia di Camollia del 1526, una delle pagine più gloriose della storia di Siena. E’ il ricordo di una vittoria conquistata attraversando le tenebre della guerra. Ma dall’oscurita emerge la luce. Una rinascita”. E tutti ci auguriamo che la sua visione simbolica abbia ripercussioni anche sull’attualità. Un bel Palio… classico ma solo apparentemente. Complimenti.
Leggi l'articolo su corrieredisiena.it