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KILOWATT FESTIVAL FA EMERGERE LE NUOVE CREATIVITÀ DELLA COREOGRAFIA ITALIANA. -di Nicola Arrigoni

09/08/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Nella città di Luca Pacioli la danza è ‘Divina Proportione’Kilowatt Festival fa emergere le nuove creatività della coreografia italianadi Nicola Arrigoni È la città di Luca Pacioli, inventore non solo della partita doppia, ma autore del saggio Divina proportione sulle applicazioni della sezione aurea. Nei giardini nel cuore della città campeggiano rombicubottaedri di ogni dimensione, omaggio all’amicizia del matematico con Leonardo da Vinci. Ed è suggestivo mettere in relazione la vocazione pratica di Luca Pacioli, oscurato nell’Olimpo di Sansepolcro dall’immenso Piero della Francesca, con la divina proporzione che regola il corpo umano, quando diventa strumento per disegnare figure nello spazio, semplicemente muovendosi.Piace l’idea di legare Pacioli alla vocazione di Kilowatt Festival di andare alla ricerca di una sorta di divina proporzione che leghi la creatività coreutica alla permanenza in città, la danza allo spazio urbano.Piace immaginare la sezione aurea come la metafora di una danza che sappia andare in cerca di rinnovate armonie, mettere in crisi il senso stesso del movimento, usare il corpo come scrittura di un mondo e di un pensiero rigoroso. È con questo spirito che è possibile raccontare l’impegno di Kilowatt Festival e dei suoi due direttori, Lucia Franchi e Luca Ricci, nel sostenere la giovane danza italiana e nel fornire agli artisti opportunità produttive. Your tactile identity, di YoY Performing Arts, Ivona, Michele Ifigenia/Tyche. Foto Elisa Nocentini In questo orizzonte si pone il progetto Your Tactile Identity, che nasce dall’incontro tra le compagnie YoY Performing Arts, Ivona e Tyche. I performer Emma Zani, Roberto Doveri, Pablo Girolami, Guilherme Leal, Federica D’Aversa e il dramaturg Riccardo Vanetta hanno avuto modo di lavorare e confrontarsi alla Civica Scuola Paolo Grassi, presso il Balletto di Toscana e alla Tanz Akademie Zürich. Tutto ciò è stato realizzato grazie al bando Giovane Danza Italiana, un progetto promosso da CapoTrave/Kilowatt, Anghiari Dance Hub e Cantieridanza, con il sostegno dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.L’incontro di tre diverse compagnie ha permesso di intrecciare linguaggi ed estetiche per cercare una proporzione, se non divina, per lo meno interessante, che deve trovare ancora un suo sviluppo e una sua coesione. Importante è stata comunque l’idea di chiedere a giovani artisti di imparare a cooperare, di sedersi a un tavolo e contaminarsi. Non è un caso che quel tavolo sia rimasto come elemento scenico: all’inizio vi si muovono figure scafandrate che riecheggiano condizioni pandemiche, poi corpi che, nella loro ferocia espressiva, sembrano rabdomanti in cerca di uno spazio e di un’identità con cui esprimersi. Echo chambers. Un amore senza fine di Vittorio Pagani. Foto Luca Del Pia Decisamente più compiuto è parso Echo Chambers. Un amore senza fine, del coreografo Vittorio Pagani che, con la consulenza drammaturgica di Pietro Angelini e l’interpretazione di Francesca Santamaria e Rafael Candela, ha raccontato la condanna alla popolarità di Marilyn Monroe, nel centenario della nascita. Il lavoro è bellissimo: è un dialogo intenso fra video storici e una riflessione agita dai danzatori-performer sulla seduzione della folla, sulla forza distruttiva del consenso, con due figure bianche che ricordano il film A qualcuno piace caldo.Ciò che piace è la capacità della coreografia di dialogare con la mimica video, sono le citazioni intertestuali, è la natura colta di un pensiero sulla fragilità del successo e sulla pericolosità del consenso, che ha la sua vittima sacrificale in Marilyn. Una condizione che ci appartiene, perché oggi più che mai siamo tutti prigionieri delle «echo chambers» del titolo, ovvero spazi simbolici o virtuali in cui un individuo riceve solo informazioni, idee e opinioni che confermano le sue convinzioni personali. E tutto ciò è intelligentemente riflesso nel rispecchiamento dei due danzatori, l’uno legato all’altra in un’emulazione narcisistica ed egoriferita. Violetto bellosguardo coreografia e interpretazione Vittorio Porcelli. Foto Luca Del Pia Ed è ancora la singolarità, la messa alla prova del corpo in sfida con l’impalpabile racconto video, a tenere banco nel lavoro di Vittorio Porcelli, Violetto Bellosguardo, liberamente ispirato al personaggio di Violet Beauregarde de La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. Dal primo tassello visto alla NID, in questa seconda tappa di una ricerca coreografica tanto oscura e intimista quanto affascinante, Porcelli mostra con forza il suo daimon e il suo stare in scena ha qualcosa di satiresco, di indefinibile, sfuggente eppure potentemente vero.Ciò che porta in scena Porcelli è un lavoro in progress, ma che sembra far intuire un pensiero solido, al tempo stesso rabdomante nel coniugare il sé del performer con l’eco di una fisicità e di una narrativa che appaiono gravide di possibili prospettive. Ed è in questo che Kilowatt Festival ha dimostrato di dare energia ai gio
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