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la boutique
Ho preso tempo. Sono entrata prima in un negozio di cose etniche. «Adesso ho a che fare con l'Africa», mi sono detta. «Ha un senso che io entri». I titoli di legittimazione che pretendo da me stessa sono sempre stupefacenti. Ho curiosato, mi sono guardata attorno velocemente. Sono rimasta solo pochi minuti. Era la porta accanto quella che mi interessava. L'ultima volta che c'ero stata avevamo comperato un jeans grigio scuro elasticizzato, una maglietta Marimekko a manica lunga a righe grigio chiaro e grigio-blu, e un cardigan di cachemire grigio chiaro e grigio scuro. Lei non voleva, diceva che la maglia costava troppo. Ho insisito. Ho fatto bene. Avrei voluto tenerlo io, adesso. Ma sta meglio addosso a lei, perfino là. «Buonasera», ho detto varcando la porta. «Do un'occhiata». «Prego», mi ha risposto la commessa. Prima di arrivare al camerino dove mia madre aveva provato quegli abiti con cui io sapevo che l'avrei sepolta, ho passato le mani sui [...]
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