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La Voce dei Berici
Volutamente, non abbiamo finora mai parlato su queste colonne del generalissimo Vannacci, ma dopo i video delle scorse settimane che lo ritraggono in vesti di antico imperatore romano riteniamo che il fenomeno richieda un po’ di (preoccupata) attenzione.
Nel profilo Instagram denominato “robertus_vannaccius” sono comparsi in pochi giorni una decina di video realizzati con l’intelligenza artificiale dai contenuti piuttosto inquietanti. Il generale, un po’ gladiatore un po’ condottiero, passa a cavallo tra le folle plaudenti; condanna a morte gli avversari politici (Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini) facendo tagliare loro la gola e dandoli in pasto ai leoni del circo; riceve dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ridotta a mera vestale, un aureo fascio littorio; convince Mattarella a concedere la grazia a Mario Roggero (che esce, quale novello martire, dal carcere Mamertino); restaura Roma nei valori eterni della Patria, della Famiglia e della Remigrazione.
Sorvolando sulle numerose incongruenze storiche (sullo sfondo della Roma imperiale si vedono ad esempio facciate di chiese cristiane e iscrizioni a “Vittorio Emanuele padre della Patria”) potremmo essere tentati di liquidare il tutto come amenità o al più come “slopaganda”, cioè quella paccottiglia propagandistica a cui purtroppo già ci ha abituati Donald Trump sui suoi profili social. Ma non possiamo farlo per un dettaglio che riguarda la storia della nostra nazione, ovvero un altro tentativo non troppo lontano nel tempo di restaurarvi l’universo simbolico e i fasti dell’antica Roma. Questo dettaglio si chiama fascismo. E a chiunque abbia un minimo di cognizione di ciò che fu il ventennio, i video del condottiero Robertus Vannaccius non possono che far venire la pelle d’oca.
Benito Mussolini presentò sé stesso come novello Cesare Augusto e il proprio regime come la restaurazione di quella “romanità” che già aveva fatto grande l’Italia nell’antichità. Si pensi all’appellativo “duce”, ai quadrumviri, alle parate, al saluto romano, ai simboli del fascio e dell’aquila, alla ricostituzione dell’impero coloniale, allo stile razionalista in architettura, alla sacralizzazione del potere politico. Il mito della romanità - che ora pare riaffiorare nei video di Vannacci - fu uno dei principali strumenti di propaganda del fascismo che l’adottò per definire la sua individualità politica, la sua organizzazione, il suo stile di vita e gli obiettivi della sua azione. Con i risultati che purtroppo tutti conosciamo. Vero è che il profilo “robertus_vannaccius” non è riconducibile direttamente al generale, ma i video in oggetto sono stati da lui condivisi e rilanciati sui canali ufficiali del suo partito, Futuro Nazionale. E per convincersi - se ancora ce ne fosse bisogno - che non di solo folklore si tratta, basterebbe ascoltare con attenzione le dichiarazioni del nostro e dei suoi sodali.
Qualche sera fa, nel talk show di una rete televisiva locale, uno dei più convinti sostenitori del generale in Veneto, Joe Formaggio, ha scandito a chiare lettere di “non voler vivere in uno stato di diritto, ma in uno stato sicuro” e che questo - ipse dixit - “potrà realizzarsi solo con un uomo forte al comando”. Nel 1922 i fascisti marciarono su Roma promettendo ordine, benessere e sicurezza e convincendo la maggioranza del popolo che le libertà individuali dovevano essere sacrificate per raggiungere lo scopo. Cento anni dopo la tentazione sembra ripresentarsi e sedurre pericolosamente una parte non indifferente degli elettori (si stima attorno al 7%). Ma Vannacci e Formaggio non sono Don Chisciotte e Sancio Panza. Il nazionalismo è per sua natura pericoloso per la democrazia e incompatibile con il cristianesimo.
In uno dei famosi video il generale Vannaccius appare a capo della “Legione Fulminata”. Chi realizza e chi diffonde contenuti simili fulminato lo è di certo.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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