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Suicida in cella a 24 anni, chiesto un anno e 4 mesi per la psichiatra del carcere
L’avevano arrestato il 2 agosto 2022, quattro anni fa, dopo due rapine commesse nei supermercati di zona San Salvario. Il 9 agosto aveva già tentato un primo suicidio e il 15 agosto, pochi giorni dopo, era riuscito a farla finita per davvero, suicidandosi con un sacchetto di nylon in cella. Quel giovane detenuto si chiamava Alessandro Gaffoglio, quando è morto aveva 24 anni e oggi, giovedì 2 luglio, per la psichiatra del penitenziario delle Vallette, rinviata a giudizio, la procura ha chiesto un anno e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. [articlepreview id="412232" link="https://www.torinocronaca.it/news/cronaca/412232/morto-in-carcere-a-24-anni-la-psichiatra-a-processo.html"] Un gesto volontario. Questo aveva commesso il giovane Alessandro Gaffoglio nel carcere delle Vallette. Ma secondo l’accusa, la psichiatra del penitenziario avrebbe «provocato la sua morte per negligenza, imprudenza o imperizia». Nel mirino dell’accusa era finito il “declassamento” del 24enne detenuto, dal livello medio di sorveglianza al livello lieve, ad opera dell’imputata. Per cui, a Gaffoglio sarebbero stati restituiti dei vestiti in una busta di nylon. Proprio quella busta che il detenuto aveva usato per soffocarsi. Dunque, l’imputata avrebbe sottovalutato il rischio di un gesto anticonservativo. La difesa della psichiatra (il legale della donna è l’avvocato Gian Maria Nicastro) ha sempre respinto ogni contestazione. La famiglia di Alessandro Gaffoglio, che si è affidata alle avvocate Laura Spadaro e Maria Rosaria Scicchitano, si è sempre battuta in questi anni, anche pubblicamente, affinché emergesse la verità sulla morte del ragazzo. «Nostro figlio è stato lasciato solo. Se avessimo potuto vederlo, avremmo cercato di tranquillizzarlo perché eravamo coscienti che lui fosse in una condizione di disperazione ed era importantissimo, per noi, arrivare lì il più presto possibile», le parole di Carlo Gaffoglio e Monica Fantini, il papà e la mamma di Alessandro, il 16 novembre 2023, quando avevano deciso di parlare, per la prima volta, della vicenda del loro figlio, che prima di finire in carcere era incensurato. La prossima udienza, con probabile sentenza, sarà il prossimo 23 settembre.
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