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Debito record a 3.207 miliardi. E gli stranieri comprano di più
Aumenta il debito pubblico italiano, salito a giugno di 26,2 miliardi, fino a raggiungere la quota di 3.207,2 miliardi, contro i 3.095,888 della fine del 2025. È quanto emerge dalla pubblicazione statistica di Banca d’Italia Finanza pubblica: fabbisogno e debito. Il debito pubblico raggiunge così un nuovo record – due anni fa, alla fine del 2024, eravamo a 2.967 miliardi – anche se in controluce questa corsa sembra confermare un miglioramento della percezione del rischio Italia. E infatti, se esaminiamo la ripartizione del debito, vediamo che la quota detenuta dagli investitori stranieri aumenta. Mentre al contrario diminuisce la percentuale in mano alla stessa Banca d’Italia, che si è fermata, sempre a giugno, a quota 537 miliardi, collocandosi al 16,7% contro il 17,2% del mese precedente. Così come è in flessione anche il debito nelle mani di famiglie e imprese non finanziarie, arrivato al 14,5% del totale a fronte del 14,7% del mese precedente: quest’ultimo dato è però riferito al mese di maggio, l’ultimo disponibile nella statistica di Banca d’Italia. Come abbiamo visto continua a correre invece la percentuale riferita agli stranieri che acquistano titoli italiani. Se nel 2024 l’ammontare complessivo era pari a 916 miliardi e alla fine del 2025 a 1.063,2 miliardi, lo scorso mese di maggio ha superato i 1.140,6 miliardi. Numeri che sembrano mostrare una maggiore fiducia da parte mercati nei confronti della stabilità e della solvibilità del Paese. Fiducia che sembra avere lo stesso Governo anche per quanto attiene il disavanzo annuale. Solo a settembre, quando l’Istat aggiornerà le stime sul 2025, si capirà quanto è concreta la possibilità di uscire dalla procedura della Ue per deficit eccessivo. Anche se la premier Giorgia Meloni, in una intervista a Milano Finanza, ha parlato di «un obiettivo alla nostra portata». Mentre il debito sale aumentano anche le entrate tributarie per lo Stato italiano. Nel primo semestre dell’anno sono state pari a 261 miliardi. Vale a dire 3,6 miliardi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un incremento dell’1,4%. Anche se nel mese di giugno, con 43,2 miliardi, si è registrata una lieve diminuzione, pari all’1,3%. Da rilevare, comunque, analizzando le serie storiche, che le entrate tributarie sono aumentate anche nel 2025, quando arrivarono a superare i 614,2 miliardi, contro i 593,4 del 2024. Numeri da sommare ad altre entrate nelle casse dello Stato che sempre nel 2025 hanno portato gli incassi di bilancio a più di 708 miliardi. Nel dettaglio, l’incremento del debito riflette il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 13,3 miliardi, oltre alla crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a quota 61,7), alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, alla variazione dei tassi di cambio e all’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso. Sempre a giugno il saldo di Tesoreria ammontava a 37,449 miliardi. I titoli a medio e lungo termine, tornando al debito pubblico, sono quelli maggiormente richiesti. Ancora a giugno sfioravano i 31,8 miliardi mentre quelli a breve termine superavano i 5,12. Quelli con vita residua fino a un anno, erano superiori a 583,9 miliardi, quelli con una vita residua fino a 5 anni erano quasi il triplo: 1.590,6 miliardi. Tra spese correnti e spese in conto capitale il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche risulta essere più che dimezzato rispetto a marzo, quando ammontava a 31,4 miliardi, ma anche in leggera flessione rispetto ad aprile (15,768) e a maggio (13,259).
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