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Mesi decisivi per le sorti della Cuba rivoluzionaria
Trump, sempre più inferocito perché non sta vincendo in Iran, si sta scatenando contro Cuba. Ripete che sarà un gioco da ragazzi conquistarla e ha minacciato di posizionare davanti all’isola la più grande portaerei americana. Purtroppo non si limita solo alle frasi più o meno deliranti. Proprio mentre il suo segretario di Stato Rubio si trovava a Roma per cercare di rabbonire il Papa, violentemente insultato da Trump, quest’ultimo non trovava di meglio da fare che di inasprire l’assedio contro l’isola caraibica, anche se papa Leone aveva appena espresso le sue preoccupazioni per la sorte della popolazione cubana. Con le nuove misure, Trump rende praticamente impossibile a ogni banca di avere anche solo un minimo rapporto economico con entità cubane, minaccia di sospendere tutti i voli dagli Stati Uniti e rende sempre più difficile il trasferimento di soldi da parte dei cubani che vivono negli USA ai loro parenti sull’isola. Aggiungendo a tutto ciò il blocco navale contro il rifornimento in petrolio (l’unico bastimento russo a cui è stato sinora permesso di passare, forse è stato un piccolo piacere fatto a Putin?) la politica statunitense verso Cuba non è più solamente criminale, ma siamo ormai al limite del tentato genocidio. I cubani, nella loro capacità di adattarsi alle situazioni più difficili, grazie a un’esperienza di più di 60 anni, stanno cercando di sopravvivere in un modo ammirevole, mentre probabilmente qualsiasi altra popolazione avrebbe già innalzato bandiera bianca. L’uso dell’energia è stato razionalizzato e gli apagones (interruzione d’ogni fornitura elettrica) sono diventati più rari e più corti. Nel frattempo si è riusciti anche a raffinare una parte del petrolio estratto dal suolo cubano. Lavoratori, infermieri, maestri e tutti coloro che hanno un’attività stanno facendo miracoli per garantire un servizio minimo. Buona parte della popolazione è però ormai al limite della fame, ma si percepisce anche una crescente determinazione a voler resistere all’aggressione dei gringos. Fin dove ciò sarà possibile, è la domanda che tutti si pongono. Difatti le ultime misure trumpiane stanno colpendo duramente: il numero dei voli su Cuba diminuisce costantemente, almeno metà degli alberghi sono stati chiusi, l’impresa canadese che gestiva le miniere di nichel ha deciso di abbandonare, diverse delle poche banche che ancora avevano rapporti con Cuba hanno annunciato che smetteranno ogni transazione. Oltretutto sull’isola caraibica sta già iniziando il periodo del grande calore, che diventerà ben presto insopportabile, se non si potranno mettere in azione le climatizzazioni. Se tutti lo faranno, il fabbisogno di energia farà nuovamente scompensare il sistema, anche se nel frattempo, grazie all’aiuto cinese, si stanno moltiplicando i collettori solari. Per le temperature estive tropicali di solito la gente diventa più insofferente e potrebbe più facilmente cedere alle provocazioni quotidiane con cui la mafia di Miami inonda l’isola. I prossimi mesi saranno quindi decisivi, anche se nel frattempo non ci sarà stata un’invasione militare statunitense. E se si dovesse arrivare sino ai mesi invernali senza violente manifestazioni di scontento legate alla situazione drammatica, probabilmente la Cuba rivoluzionaria ancora una volta ce la farà. Sarebbe un nuovo ed enorme miracolo, ma per arrivarci stavolta è fondamentale la nostra solidarietà. Tutte le associazioni coinvolte nell’aiutare la popolazione cubana stanno perciò intensificando al massimo le attività d’aiuto. A questo scopo a fine maggio si è tenuta a Bellinzona l’assemblea di mediCuba-Europa, l’associazione che coordina gran parte degli aiuti al sistema sanitario cubano provenienti dal nostro continente. Donazioni possono essere fatte tramite mediCuba-Svizzera.
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