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Lungo il fiume, verso la città, il volto contemporaneo del Sacro
L'itinerario in breve
Seguendo l’Adda e scendendo dalla Brianza verso Milano, si incontrano luoghi sacri, chiese e santuari che negli ultimi decenni hanno saputo accogliere i linguaggi dell'arte e dell'architettura contemporanea. Ecco che allora l'itineario mostra come la spiritualità non resti sempre ancorata al passato, ma sappia rigenerarsi nel dialogo con la modernità e la creatività del presente, trasformando i luoghi di culto in spazi di ricerca visiva e comunitaria.
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Il viaggio iniza da Porto d’Adda, frazione del comune di Cornate, dove la Chiesa di San Giuseppe custodisce gli affreschi monumentali di Vanni Rossi, realizzati con l’aiuto di Mario Clerici e voluti dai coniugi Guido e Pia Rossi. Le figure, spesso ritratte dalla gente del paese, fanno di questa chiesa un’opera collettiva, dove il linguaggio figurativo del Novecento incontra la tradizione popolare. Fermarsi qui significa cogliere come il sacro si radichi nella comunità stessa.
Proseguendo, a Morterone, piccolo borgo montano del lecchese, l’artista inglese David Tremlett, nel 2010, ha arricchito la collezione delle opere realizzate nell'ambito del laboratorio creativo permanente del MACAM con il suo grande wall drawing Disegno per le montagne, sul portico della Chiesa della Beata Vergine Assunta. Monumentali tratti geometrici dai colori pastello dialogano con il dispiegarsi della volta e con il paesaggio circostante. La sua opera diventa, così, un intervento che trasforma l’ingresso sacro in un varco artistico, fondendo liturgia, natura e astrazione contemporanea.
A Sartirana, frazione di Merate, invece, la Chiesa di San Pietro Apostolo, progettata da Mario Botta, non esprime il connubio tra antico e contemporaneo, qui il moderno non è aggiunta, ma fondamento stesso della costruzione sacra. Mattoni e luce naturale che scandiscono lo spazio liturgico, volumi puri e geometrie rigorose portano con sè il segno dell'inconfondibile firma dell'archiettto svizzero. Visitare questa chiesa significa confrontarsi con l’idea di un sacro che non imita il passato ma cerca nuove forme di trascendenza.
Il viaggio, poi, prosegue verso Monza, dove la Chiesa e il Complesso parrocchiale di San Giuseppe, opera dell’architetto svizzero Justus Dahinden, riflette la volontà degli anni Settanta di pensare il luogo saro come centro comunitario. Ed ecco che gli spazi sono concepiti per accogliere funzioni religiose e sociali insieme, inserendo la chiesa tra i particolari esempi che ben mostrano come il contemporaneo sappia reinterpretare la parrocchia come cuore vivo del quartiere.
A Concorezzo, invece, nella Chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano, il Centro Aletti di padre Marko Ivan Rupnik ha firmato interventi a mosaico di grande forza visiva. L’antico linguaggio del mosaico viene reinterpretato con colori intensi e stile moderno, creando un ambiente che unisce tradizione bizantina e sensibilità contemporanea.
Giunti finalmente a Milano, l'itineario prosegue nell'incontro con la S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, progettata da Giovanni Muzio, che dal 1997 ospita l’installazione permanente di Dan Flavin: tubi fluorescenti verdi, blu, rosa e gialli che trasformano lo spazio liturgico in una cattedrale di luce, lasciando che il visitatore venga avvolto in un'esperienza visiva sensoriale che invita a percepire il sacro come pura energia cromatica.
Non allontanadosi dalla capitale meneghina, la Chiesa di San Fedele custodisce la Via Crucis di Lucio Fontana: un ciclo in ceramica bianca, essenziale e visionario, che reinterpreta il dramma cristiano con la forza del gesto materico. Un’opera che mostra come il sacro possa dialogare con le avanguardie del Novecento.
Infine, a Baranzate, la Chiesa di Nostra Signora della Misericordia, costruita negli anni Cinquanta da Mangiarotti, Morassutti e Favini, segna un punto di svolta nell’architettura sacra moderna: una “chiesa di vetro”, dove le pareti trasparenti fanno entrare la luce come elemento spirituale e architettonico. Restaurata negli ultimi anni, è oggi un simbolo di come il moderno possa diventare patrimonio condiviso.
Questo itinerario, in definitiva, racconta di come il sacro non appartenga soltanto al passato ma continui a rigenerarsi attraverso linguaggi nuovi, materiali inediti e forme sorprendenti. È un viaggio che invita a scoprire la bellezza del dialogo tra fede e arte, tra memoria e innovazione, tra luoghi intimi e spazi monumentali: un mosaico vivo, che rinnova continuamente il volto del sacro.
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