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Ceccarelli: "Io come quell'ex vescovo che torna a fare il prete di campagna". Umile consigliere di città, il Pd diviso, la diarchia in Comune
Sconfitto al ballottaggio e messo in minoranza anche dai suoi. Vincenzo Ceccarelli non è il capogruppo del Pd. I consiglieri eletti alle ultime elezioni ad Arezzo, perse, hanno preferito Alessandro Caneschi. Una scelta fatta a maggioranza, ennesima divisione in un partito inquieto. Ma lui, l'ex assessore regionale, non si sente emarginato, anzi. - Ceccarelli, questa decisione è un errore perché in fondo lei era il candidato su cui convergevano partito e centrosinistra, o è giusto così perché lei è stato battuto alle elezioni e quindi serve una virata? Il dibattito che si è aperto non va minimizzato, ma nemmeno caricato di significati troppo forti. Dopo una sconfitta si deve scegliere se dare continuità all'esperienza o segnare una discontinuità reale. Entrambe le opzioni hanno dignità, ma se si sceglie la strada del rinnovamento occorre che le decisioni siano coerenti con quell'obiettivo, non solo annunciate. Io ero e sono del tutto disponibile a favorire un cambio di passo genuino. - Come si è svolta la votazione: 5 voti per Alessandro Caneschi sui 7 del gruppo. Gli altri 2 per chi erano? Il dissenso non è mai stato una questione personale: Alessandro ha la mia stima e farà del suo meglio. Ma affidare la guida del gruppo a un consigliere alla quarta legislatura, di cui tre passate all'opposizione, non è certo una scelta di rinnovamento. Io e un'altra consigliera (Lucia De Robertis ndr.) abbiamo sostenuto una proposta rappresentata da una consigliera giovane e capace di interpretare quell'esigenza di cambiamento (Francesca Arcangioli ndr.). [articlepreview id="459329" link="https://www.corrierediarezzo.it/news/cronaca/459329/nel-pd-divisione-per-la-scelta-del-capogruppo-caneschi-anziche-ceccarelli-o-una-donna.html"] - Alessandro Caneschi è il capogruppo e lei farà il consigliere. Come? Porterò il mio contributo nei banchi dell'opposizione, una dimensione per me nuova. Conosco un vescovo straordinario che, finito il suo mandato, si è messo a fare il parroco di campagna con umiltà e dignità. Ecco, io farò il consigliere di città con quello stesso spirito: ascolto e tanta umiltà. Ma umiltà non significa marginalità: il mio sarà un ruolo attivo, rigoroso e propositivo. - Si sente messo all'angolo? Tutt'altro. L'opposizione è un ruolo centrale se lo si interpreta con visione. Abbiamo affrontato una destra radicata e forte del vento a favore a livello nazionale. I numeri dimostrano che abbiamo recuperato terreno e che la nostra proposta ha portato un valore aggiunto reale, ma non è bastato per vincere. Oggi non siamo all'angolo: siamo il punto di partenza per costruire l'alternativa dei prossimi cinque anni. - Perché non ha fatto come Marco Donati che, in quanto candidato sindaco, si è creato il suo gruppo consiliare? Perché io sono un uomo di partito e credo nelle comunità politiche, non nelle meteore personali. Le candidature solitarie mostrano presto i loro limiti, come dimostrano i primi allontanamenti di consiglieri verso altri lidi. Le battaglie si combattono dentro un progetto collettivo, non con avventure individuali destinate a spegnersi dopo il voto. - Nel partito c'è una solida fetta che ha in lei il riferimento. Il Pd è inquieto e diviso: ha tante anime che ne sono la ricchezza e la debolezza. La pluralità è una ricchezza solo se c'è un'elaborazione politica forte. Quando la visione comune viene meno, prevalgono i personalismi. La mia candidatura è stata sostenuta da tutto il partito, compreso chi oggi solleva perplessità senza aver mai formalizzato un'alternativa in assemblea. Ora serve maturità: dal congresso autunnale deve uscire un'analisi profonda della società e dei suoi bisogni, non un regolamento di conti interno. - Come valuta i preliminari amministrativi della giunta di Comanducci e Gamurrini? La domanda stessa è rivelatrice: capiremo presto se questa sarà una giunta con una guida chiara o una diarchia permanente. Ma la partenza parla già da sola. In campagna elettorale si prometteva discontinuità, mentre oggi vediamo gli stessi volti e perfino la situazione singolare di un assessore che ricopre lo stesso incarico in due Comuni diversi: una cosa mai vista a queste latitudini. Arezzo merita un'amministrazione pienamente concentrata sulla città. [articlepreview id="458860" link="https://www.corrierediarezzo.it/news/cronaca/458860/il-pd-ha-scelto-il-capogruppo-e-alessandro-caneschi-il-candidato-sindaco-sconfitto-ceccarelli-semplice-consigliere.html"] - Il Pd deve riorganizzarsi a livello comunale e provinciale. C'è da sostituire il segretario cittadino Luciano Ralli, mentre la guida di Barbara Croci è in discussione. A livello comunale l'autunno è la finestra naturale per il congresso. A Luciano Ralli va riconosciuto lo sforzo generoso per costruire la coalizione e il programma. Purtroppo non è bastato. Non abbiamo saputo interpretare fino in fondo il sentimento di una città che, pur mostrando stanchezza verso il centrodestra, non ha riconosciuto in noi un'alternativa convincente. Luciano saprà
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