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L’immigrazione cambia rotta: sale l’Asia, giù l’America Latina
L’immigrazione verso l’Italia diminuisce leggermente e cambia provenienza. Nel 2025 sono entrati nel Paese 383mila cittadini stranieri, il 2,5% in meno rispetto all’anno precedente. Dietro la flessione complessiva si osserva però una forte ricomposizione geografica. Gli arrivi dai Paesi asiatici sono cresciuti del 18,6%, mentre quelli dall’America Latina sono diminuiti del 15,7% e quelli dagli altri Paesi europei del 12,6%. Il Bangladesh è diventato il principale Paese di provenienza, con 37mila ingressi e una crescita del 22%. Subito dietro si colloca il Marocco, passato in un solo anno da 24mila a 36mila arrivi, con un aumento del 48,4%. Crescono anche i flussi da Pakistan (+20%), India (+22,7%), e Perù (+15,7%). Si riducono invece gli ingressi dall’Ucraina, scesi da 26mila a 17mila (-33,9%). È l’effetto del progressivo esaurimento dei flussi straordinari seguiti all’inizio della guerra. Diminuiscono anche gli arrivi dalla Romania, del 18,8%, e, in misura più contenuta, quelli da Albania e Tunisia. Sul calo dell’America Latina incide anche la revisione delle norme italiane sulla cittadinanza per discendenza. Le nuove regole hanno limitato gli automatismi che permettevano a molti discendenti di italiani, in particolare brasiliani e argentini, di ottenere la cittadinanza e registrare il trasferimento in Italia. La geografia delle destinazioni interne è altrettanto netta. Il 33,5% degli immigrati stranieri si stabilisce nel Nord-ovest e il 21,7% nel Nord-est. Sommando le due aree, oltre il 55% degli ingressi si dirige nelle regioni settentrionali. Il Centro ne accoglie un altro 20,3%, mentre al Sud arriva il 17% e nelle Isole appena il 7,5%. La distribuzione segue dunque quella delle opportunità di lavoro e delle comunità già presenti. Il Nord-ovest concentra una quota particolarmente elevata degli arrivi dall’Africa, ma anche dall’Asia e dall’America Latina. Nel Nord-est e nel Centro assume invece un peso crescente soprattutto la componente asiatica. A rendere questi flussi rilevanti per il sistema produttivo è anche l’età. Il 50,6% degli stranieri arrivati nel 2025 ha tra 15 e 34 anni, contro il 34,9% degli italiani rientrati dall’estero. Solo il 17,5% degli immigrati stranieri ha almeno 45 anni. Gli spostamenti proseguono anche dopo l’arrivo. Nel 2025 i trasferimenti degli stranieri tra Comuni italiani sono aumentati del 14,8%, quasi cinque volte il ritmo registrato dagli italiani. La loro incidenza sulla mobilità interna è salita al 19,5%. Il cambiamento apre una questione che va oltre i numeri degli sbarchi e degli ingressi. Con una popolazione attiva destinata a ridursi, le imprese italiane dipenderanno sempre più da lavoratori provenienti da Paesi culturalmente e linguisticamente più lontani rispetto alle tradizionali aree europee di immigrazione.
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