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Un muro rosso contro la Schlein. E la Meloni si prepara al bis con la disoccupazione ai minimi storici
Lei ci proverà, ma di fronte ha un muro sempre più elevato. Elly Schlein i nemici li ha a sinistra, sono quelli che tentano di fare terra bruciata delle sue ambizioni per la leadership di un campo largo piuttosto litigioso. Altro che ottimismo, le elezioni del 2027 saranno durissime e nessuno vuole regalare alla segretaria dem la guida dell’opposizione. Che rischia di rimanere tale anche dopo le politiche. Infatti c’è aria di resa dei conti interna al centrosinistra. Schlein ha tenuto unito il campo fino ad ora (persino lanciando la patrimoniale per parlare alla sua base), ma i riformisti, i civici e i bettiniani spingono per un riassetto più centrista e meno “schleiniano”. Non è ancora una defenestrazione aperta (nessuno ha lanciato formalmente la sfida), però le manovre ci sono e Giuseppe Conte resta l’alternativa più quotata. La patrimoniale è un modo per Schlein di tenere la sua area, ma rafforza anche l’immagine di una linea che spaventa i moderati, proprio quelli che Alessandro Onorato (assessore di Gualtieri) e Goffredo Bettini vogliono attirare. La politica del PD, del resto, è da sempre così: alleanze obbligate con frizioni continue. Elly Schlein ha rilanciato l’idea di una tassazione sui super-ricchi che in realtà rischia di punire anche il ceto medio. Poi dice di auspicarla preferibilmente a livello europeo, per evitare fughe di capitali. Ha detto che “non è un tabù” anche in Italia, ma ha subito frenato: non è ancora nel programma condiviso del campo progressista, se ne discuterà con gli alleati, e riguarda pochissimi, giura, ma chi sa far di conto è già pronto a dire come stanno realmente le cose. Diciamo che è una mossa tipica della sua area (per marcare Fratoianni e Bonelli sul tema disuguaglianze), che scatena polemiche prevedibili da destra (“nuove tasse”) e divisioni a sinistra (Renzi contro, Conte/M5S tiepidi o “non priorità”). Anche questa non è una novità assoluta: la sinistra italiana ci gira da anni. Schlein l’ha “proposta e ritirata” a seconda del contesto, come nota la critica. Serve a distinguersi, a parlare ai delusi di sinistra e a rispondere sui servizi pubblici, ma rischia di essere impopolare oltre la base. In sintesi, per ora è tattica interna al centrosinistra (tenere compatta l’ala sinistra senza spaccare tutto). Resta il fatto che il campo largo ha problemi reali di leadership e programma (patrimoniale inclusa), ma al momento Schlein e Conte sono costretti a convivere più che a sfidarsi apertamente per la corsa. Va anche detto che la politica italiana è piena di queste manovre: rilanci su temi divisivi per guadagnare visibilità. Comunque la caccia allo scalpo della leader dem pare aperta. Nei giorni scorsi ha assunto una postura da protagonista persino Paolo Mieli, che ha detto con chiarezza che se fosse in lei, lascerebbe fare il premier a Giuseppe Conte, più “maturo” e rodato contro Meloni. Non per pietà, ma perché Conte incarna meglio lo spirito “flessibile” del campo largo (quello grouchiano dei principi che cambiano). Tanti l’hanno letta come un invito a farsi da parte. Poi, l’insidia da Bettini, che spinge per lo schema a “più punte” (non solo Schlein o Conte), supporta apertamente Alessandro Onorato e il suo Progetto Civico Italia. Che altri battezzano “cinico”. Dice Bettini che serve una gamba centrista-civica per allargare davvero, e che alle primarie quella area potrebbe convergere su Conte. Dialoga con sindaci come Salis e Manfredi, e non nasconde che il PD da solo non basta. Dal canto suo l’assessore romano ha lanciato Progetto Civico Italia come quarta gamba pragmatica e riformista: per più di qualcuno è la zattera per chi non si riconosce né nel Pd schleiniano né nei 5S puri. Operazione cinica? Dipende dai punti di vista: per i fan di Elly sì, perché erode il suo spazio. Intanto la Meloni sta lì a Palazzo Chigi che lavora, incassa i ballottaggi (3-3 ma con il centrodestra che tiene i suoi e conquista roba importante come Venezia e Reggio Calabria prima), e i sondaggi la danno ancora intorno al 28-29% per FdI, solida. Disoccupazione ai minimi storici, occupati in più, e lei che gira l’Italia, con accordi di coesione e riunioni europee sulla competitività. Nel frattempo l’opposizione è un circo: “tutti a casa” era la risposta giusta, ma la casa di Giorgia per ora resta blindata. La premier ha la pelle dura: governo in piedi nonostante le solite critiche, disoccupazione bassa, e lei che continua a macinare sui temi concreti (sicurezza, economia, Europa). È sempre più l’unica adulta in una stanza di ragazzini. Prepara il bis.
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