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Mobbing, licenziamenti abusivi, pressioni: aumentano i conflitti sul lavoro

31/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
“I lavori cominciano all'alba. Ma noi cominciamo / un po' prima dell'alba a incontrare noi stessi/ nella gente che va per la strada... La città ci permette di alzare la testa / a pensarci, e sa bene che poi la chiniamo”, scriveva Cesare Pavese. Era il 1936. La raccolta di poesie si chiamava “Lavorare stanca” e, sebbene di tempo ne sia passato parecchio, lavorare non solo continua a stancare, ma sempre più fa pure adirare, imprecare, esaurire. Lo dimostra anche uno studio di recente pubblicato dalla compagnia assicurativa Axa, dal quale emerge come, in Svizzera, i conflitti tra lavoratori e datori di lavoro siano in forte crescita. Ma non è vero, come diceva Pavese, che sempre i lavoratori chinano la testa: con maggiore frequenza, questi chiedono invece consulenze giuridiche volte proprio ad orientarsi riguardo a come è necessario agire per tutelarsi. Nel 2025, l'incremento più marcato in questo senso ha riguardato le violazioni dell'obbligo di assistenza da parte dei datori, ambito nel quale le richieste di assistenza sono aumentate del 36% rispetto al 2024. Si tratta di casi in cui l'azienda non tutela la salute, l'integrità o gli interessi dei dipendenti (casi che comprendono situazioni di mobbing o altre forme di pressione). In forte aumento anche le controversie legate ai licenziamenti abusivi, cresciute del 26%, nonché le richieste relative ai certificati di lavoro contestati per formulazioni ritenute inesatte o troppo negative, cresciute del 14%. Mentre altri studi recenti lanciano l’allarme non solo riguardo la salute mentale dei lavoratori, ma pure sui costi che un’inadeguata tutela di quest’ultima genera (Promozione salute Svizzera rileva che il 30% dei lavoratori è stressato e che ciò genera ogni anno, tra turnover, assenze e calo della produttività, costi pari a 6.5 miliardi di franchi), le associazioni di imprenditori minimizzano. Ne abbiamo quindi approfittato per fare chiarezza con la Segretaria politica dell’Unione Sindacale Svizzera ticinese (USS-TI) Nicole Rossi.   Nicole Rossi, dal bilancio di Axa emerge un aumento significativo delle controversie legali. Il sindacato riscontra questa tendenza? Se sì, si tratta di una relativa novità o di un fenomeno già noto? Si tratta effettivamente di una tendenza con la quale le nostre federazioni sono confrontate da diversi anni. È quindi un fenomeno già in atto anche a livello sindacale e denota certamente un peggioramento generale delle condizioni di lavoratrici e lavoratori sui posti di lavoro.   Le associazioni di imprenditori sostengono che a fare stato siano le condanne effettive e non le controversie segnalate. Per noi, invece, è esattamente il contrario: sono le controversie segnalate che devono fare stato. Infatti, anche quando la vertenza si conclude con una conciliazione tra le parti, questa non compare tra le condanne. Tuttavia, se un datore di lavoro accetta, ad esempio, di versare un'indennità, ciò costituisce di fatto un riconoscimento di una responsabilità o di un torto. Per questo motivo riteniamo fondamentale che siano le segnalazioni e le controversie emerse a essere considerate, e non esclusivamente le condanne definitive.   Come è possibile spiegare, da un punto di vista sindacale, questi dati? Sono riconducibili a una maggior disponibilità dei lavoratori a rivolgersi all’assicurazione giuridica oppure la sensazione è che vi sia un generale deterioramento del rispetto che i datori riservano al lavoro e ai lavoratori? Per le federazioni dell'USS, la spiegazione di questi dati è semplice: non si tratta tanto di una semplice percezione, quanto della certezza che vi sia un effettivo deterioramento delle condizioni di lavoro. Questo fenomeno è riconducibile a una crescente pressione esercitata dai datori sul personale a tutti i livelli. Anche in Ticino – soprattutto nel settore privato, ma con eccezioni non rare pure nel pubblico – osserviamo un progressivo peggioramento della situazione, con un numero sempre maggiore di datori di lavoro che si comportano come se fossero al di sopra delle norme e dei diritti di lavoratrici e lavoratori. A ciò si aggiunge un clima politico e sociale sempre più polarizzato, caratterizzato da un aumento delle tensioni e della conflittualità tra le diverse classi sociali. Questo si riflette inevitabilmente anche nei luoghi di lavoro, dove gli scontri diventano più frequenti e più aspri. Di conseguenza, si creano situazioni lavorative sempre più difficili da sostenere e le cessazioni dei rapporti di lavoro avvengono con modalità meno concilianti e decisamente più conflittuali.   Alcune analisi indicano che i conflitti interpersonali irrisolti e il mobbing
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