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"ODISSEA" (The Odyssey) - regia e sceneggiatura di CHRISTOPHER NOLAN. -di Attilio Moro
ODISSEA (The Odyssey)Regia e sceneggiatura di Christopher NolanCon Matt Damon ( Ulisse), Tom Holland ( Telemaco), Anne Hathaway ( Penelope), Robert Pattinson ( Antinoo), Zendaya ( Atena), Charlize Theron ( Calipso), Benny Safdie ( Agamennone), Jon Bernthal ( Menelao) John Laguizamo ( Eumeo), Lupita Nyong’o ( Elena), Bill Irwin ( Polifemo), Samantha Morton ( Circe), Elliot Page ( Sinone), Mia Goth ( Melanto), James Remar ( Tiresia),Casa di produzione: Universal Pictures, fotografia, Hoyte van Hoytema, Montaggio: Jennifer Lame, Musiche: Ludwig Goransson, costumi: Ellen Mirojnick. Dal punto di vista artistico, questa Odissea di Nolan è un flop. Troppa Hollywood, troppi effetti speciali, troppa violenza (ingrediente, a quanto pare, irrinunciabile per il pubblico americano e anche mondiale). Quando lo spettacolo, e soprattutto le ragioni dello spettacolo, vanno oltre la misura, anche i grandi classici perdono ogni sostanza per diventare show business, che per sua natura non può che offrire prodotti standardizzati in basso. È, forse, esattamente quello che questa Odissea voleva essere: grande show e grande business (battuto ogni record di incassi in Italia). Ma detto questo, il film non è da buttare. Non interamente. Interessante, al limite dalla provocazione, l’idea di un’Elena nera e dal viso sfregiato, in violazione del testo di Omero ma anche dei codici formali o informali di Hollywood. Cultura woke dicono i critici di destra. Ma verrebbe da chiedersi: se Elena fosse veramente stata nera, e avesse avuto il viso deturpato, ci sarebbe stata una guerra per riportarla a casa? O meglio: venuto meno il miraggio della bellezza, avrebbe funzionato il pretesto del rapimento per trascinare poi l’intera grecità in una guerra che pochi volevano? Bianca o nera, Elena è solo un pretesto: le ragioni degli ‘eroi’ sono infinitamente più importanti delle donne sulle cui spalle caricare poi la causa di tutto il male di cui gli eroi sono capaci. E poi, immaginiamo: come avrebbe reagito il dott. Faust a questa sorpresa? E Dante non le avrebbe risparmiato l’inferno dei lussuriosi? Insomma: domande che non ci saremmo poste se questa Elena fosse stata la ‘sublime Elena dalle candide braccià del testo omerico. Interessante anche l’Ulisse di Nolan, che non è tanto il viaggiatore spinto da sete di conoscenza, alla quale sempre si accompagna la ubris e una alterazione dell’ordine naturale (che tanta parte è dell’ identikit culturale dell’Occidente), quanto uno sconfitto, un uomo che ha ancora gli occhi pieni degli orrori della guerra e ne è segnato per sempre. Non è un archetipo, ma un epigono, un sopravvissuto, la coscienza dolorosa di un’epoca che si chiude nella rovina. è l’eroe nihilista della decadenza, non di una civiltà nascente. Infine Penelope, ottimamente interpretata, ma troppo scaltra, troppo indipendente per essere vera. Spunti interessanti, ma oscurati da difetti. Come quell’epilogo, che vede Ulisse e Elena ripartire in viaggio per mare, con l’aria di crocieristi in viaggio di nozze. Attilio Moro
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