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Hantavirus, cosa sappiamo della febbre del topo. Cosa fare e cosa non fare. I veri rischi. Il virus killer Andes. Gli esperti: "Non sarà come il Covid".
Cosa sappiamo degli hantavirus? Cosa sono? Come proteggersi? Gli hantavirus sono virus zoonotici, cioè trasmissibili tra animali e uomo. Infettano naturalmente i roditori, che ne rappresentano il serbatoio naturale, e raggiungono l'uomo in modo del tutto accidentale. Non si tratta di un virus nuovo: è noto alla comunità scientifica da decenni e circola in molte regioni del mondo sotto diverse varianti. In Europa e in Asia sono presenti ceppi che causano la febbre emorragica con sindrome renale, una forma grave ma raramente fatale. Nelle Americhe invece circola la variante più pericolosa: il cosiddetto virus Andes, responsabile della sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una malattia che colpisce i polmoni e può portare alla morte in tempi rapidi. Ciò che rende il virus Andes diverso da tutti gli altri è una caratteristica chiara: è l'unico hantavirus per cui sia stata documentata, seppur in modo limitato, la trasmissione da persona a persona. Questo avviene soltanto attraverso un contatto stretto e prolungato con un malato, non attraverso la semplice condivisione di spazi o la via respiratoria come nel Covid-19. È proprio questa proprietà ad aver attirato l'attenzione delle autorità sanitarie internazionali dopo i casi emersi a bordo della nave Mv Hondius. [articlepreview id="448571" link="https://corrierediarezzo.it/news/cronaca/448571/hantavirus-signora-toscana-in-quarantena-e-venuta-a-contatto-con-una-persona-uccisa-dal-virus.html"] Il focolaio sulla nave Il 2 maggio 2026 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricevuto una segnalazione dal punto focale del Regno Unito: a bordo della nave da crociera Mv Hondius, battente bandiera olandese e salpata il 1° aprile da Ushuaia, in Argentina, con 88 passeggeri e 61 membri dell'equipaggio, si erano verificati casi gravi di malattia respiratoria. I primi esami di laboratorio condotti in Sudafrica hanno confermato l'infezione da hantavirus il giorno stesso della notifica. Al 10 maggio 2026, l'Oms ha confermato sei casi e tre decessi: una coppia olandese e una donna tedesca. In totale risultano otto casi tra sospetti e confermati, e l'Europa ha attivato il meccanismo di protezione civile per coordinare il rimpatrio dei passeggeri. Il probabile luogo di contagio sarebbe una discarica a cielo aperto nei dintorni di Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, frequentata da appassionati di birdwatching. Il Cile ha escluso che il contagio sia avvenuto nel proprio territorio. La nave, dopo soste a Sant'Elena, Capo Verde e altre isole dell'Atlantico, durante le quali alcuni passeggeri sintomatici sono stati evacuati e trasferiti in ospedali europei, è attesa alle Isole Canarie, dove la gestione sanitaria sarà coordinata da 23 paesi con la supervisione dell'Oms. [articlepreview id="427854" link="https://corrierediarezzo.it/news/cronaca/427854/la-tragedia-del-covid-che-mise-in-ginocchio-sanita-ed-economia-in-italia-200-mila-morti.html"] Come si trasmette Il contagio avviene quasi sempre attraverso il contatto con roditori infetti o con i materiali contaminati dai loro escrementi. Inalare polveri contaminate da urine, feci o saliva di topi infetti è la via di trasmissione più comune e il rischio è particolarmente elevato durante la pulizia di ambienti chiusi da tempo, magazzini, fienili, rifugi di montagna o zone rurali infestate da roditori. È fondamentale non spazzare o aspirare a secco queste superfici, perché il gesto disperde in aria le particelle virali, aumentando enormemente il rischio di inalazione. Per il virus Andes, come scritto, esiste anche la possibilità di contagio tra persone che vivono o assistono un malato in modo continuativo. Le modalità includono il contatto con le secrezioni del paziente, la condivisione di stoviglie o la gestione di biancheria contaminata. Non esiste invece alcuna evidenza di trasmissione attraverso punture di insetti, acqua o contatti casuali come strette di mano. [articlepreview id="430424" link="https://corrierediarezzo.it/news/attualita/430424/il-dopo-covid-e-la-lenta-rinascita-la-pandemia-i-danni-economici-e-psicologici-i-soldi-ancora-da-spendere.html"] I sintomi Il periodo di incubazione del virus Andes varia da quattro a quarantadue giorni dall'esposizione, il che rende il tracciamento dei contatti particolarmente complesso: una persona può risultare asintomatica per settimane prima di manifestare la malattia. I sintomi iniziali sono aspecifici e possono facilmente essere confusi con una comune influenza: febbre alta, intensi dolori muscolari soprattutto alle cosce e ai fianchi, mal di testa, brividi e vertigini, spesso accompagnati da disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Nei casi che evolvono verso la forma grave, la situazione precipita in modo rapido. Compaiono difficoltà respiratorie, polmonite, sindrome da distress respiratorio acuto e ipotensione marcata. Il tasso di mortalità per la sindrome cardiopolmonare da hantavirus causata dal virus Andes può arrivare al 38–50%, una cifra
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