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Stato contro Nolan (un posto tranquillo)

03/07/2026 · Event 🕐 🆕
In una piccola città di provincia nei primi anni Sessanta si svolge un processo al proprietario del giornale locale, Herbert Nolan. È accusato di aver manipolato l'informazione per scopi privati. L'uccisione di un vagabondo scambiato per rapinatore o stupratore era stata montata in modo da creare una paura diffusa in tutta la contea, così che gli abitanti si armassero per difendere le loro case. La locale fabbrica di armi aveva moltiplicato i profitti. "Che c'è di strano?" chiede l'avvocato di Nolan. Da che mondo è mondo i giornali devono fare notizia. Senonché il proprietario del giornale era un importante azionista dell'azienda di armi. E così la pubblica accusa, rappresentata da un uomo molto in gamba, il procuratore Miles, cerca di inchiodare Nolan alle sue responsabilità. Il processo si snoda in modo tradizionale, fra interrogatori dell'imputato e dei testimoni. Ma al di là dello specifico conflitto di interessi, emerge il tema di un clima di paura alimentato artatamente. NOTE DI REGIA L’informazione vive un’era di stravolgimenti profondi, e credo che anche il teatro debba occuparsene. Stefano Massini lo fa con estrema intelligenza in questo testo che mi ha subito colpito per la sua capacità di parlare di manipolazione dell’informazione, tema così complesso, coinvolgendo ed appassionando. L’idea della messa in scena, come spesso ho fatto finora, è quella di rendere il più possibile credibile questo processo ambientato negli anni 50 nel Midwest americano. Una comunità si ritrova a discutere di un omicidio di un ragazzo nero, tirando fuori luoghi comuni, convinzioni incrollabili, rabbia, paure, religione, insomma tutti noi. Un pubblico ministero ed un avvocato, si affrontano con sublime abilità, portandoci in una piccola comunità che così tanto assomiglia a quella odierna. Immagino uno spettacolo rigoroso, drammatico visto il tema affrontato ma anche divertente, perché dove si scontrano due intelligenze scaturisce sempre ironia, perché il teatro deve assomigliare alla vita e nella vita, anche nei momenti bui, può capitare un sorriso. Con Daniele Russo ci siamo incontrati già due volte e sono stati “viaggi” teatrali molto intensi e di successo, è un attore che diventa altro e lo stimo per questo. Entrerete in un quadro iperrealista, dove potrete appassionarvi, incazzarvi, ridere e discutere. Il teatro questo deve fare, scuotere lo spettatore, produrre emozioni, almeno questo è il motivo che mi porta alla mia dodicesima regia. Buon divertimento e grazie per l’attenzione. Alessandro Gassmann UN PASSATO CHE DIVENTA LENTE PER OSSERVARE IL PRESENTE Stato contro Nolan di Stefano Massini sceglie la metà degli anni Cinquanta nel Midwest americano per raccontare i meccanismi della manipolazione dell'informazione, mostrando come la costruzione delle notizie e delle narrazioni possa determinare la sorte di un individuo. Un passato che diventa lente per osservare il presente, rivelando dinamiche che oggi, nell'epoca delle verità distorte e dei processi mediatici, sono più attuali che mai. Il disegno luci di Marco Palmieri - anch'egli compagno di lavoro di sempre – è fondamentale per dare corpo a quelle atmosfere cinematografiche fatte di contrasti, ombre nette e tagli di luce che evocano immediatamente quell'immaginario anni Cinquanta. Le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi accompagnano lo spettacolo come una trama invisibile: evocano i noir dell'epoca, le orchestrazioni dei grandi film giudiziari, ma sempre con uno sguardo contemporaneo, capace di dialogare con la storia di Massini e amplificarne la tensione. Al centro rimangono gli attori, guidati verso una recitazione fondata sulla verità e sulla logica delle azioni: non imitare un'epoca, ma abitarla. Perché questo viaggio nel passato parla, in realtà, di noi - di quello che siamo e di quello che rischiamo di diventare. La regia nasce dal desiderio di catapultare lo spettatore dentro un film americano degli anni Cinquanta, ispirandosi ai quadri di Edward Hopper: geometrie essenziali, luci oblique, atmosfere sospese. La scena è realizzata da Gianluca Amodio, parte stabile della mia squadra, e le proiezioni curate da Marco Schiavoni amplificano quel trompe-l'oeil realistico che guida l'intero impianto visivo. I costumi di Mariano Tufano completano questo universo, restituendo l'epoca con rigore e vivacità senza mai scivolare nella caricatura. In questo percorso, ritrovare Daniele Russo - alla nostra terza collaborazione - è per me un valore profondo. La sua sensibilità attoriale, insieme alla fiducia che si rinnova a ogni progetto, rende possibile affrontare un testo complesso come questo con coraggio e precisione. Alessandro Gassmann  
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