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La UCI non arretra: «I controlli antidoping di notte sono necessari»
La UCI interviene ufficialmente nella polemica nata durante il Tour de France sui controlli antidoping effettuati nelle ore notturne. Dopo le proteste espresse dall'associazione dei corridori professionisti (CPA), che aveva denunciato i disagi causati dalle visite a sorpresa durante il riposo degli atleti, la federazione internazionale ribadisce la propria posizione: la lotta al doping resta una priorità assoluta e, quando necessario, anche i controlli fuori dagli orari consueti rappresentano uno strumento legittimo.
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La presa di posizione arriva pochi giorni dopo un dibattito che ha riportato al centro una questione delicata: fino a che punto è giusto sacrificare il recupero degli atleti in nome dell'efficacia dei controlli? Un tema che avevamo già affrontato, evidenziando come un'interruzione del sonno possa incidere sulla lucidità e sulle prestazioni dei corridori, soprattutto durante una corsa estenuante come il Tour de France.
[caption id="attachment_133206" align="aligncenter" width="1100"] foto: ASO[/caption]
Controlli eccezionali, non la regola
Nel comunicato la UCI riconosce apertamente che i controlli notturni possono disturbare il recupero dei corridori. Proprio per questo sottolinea che si tratta di una misura "eccezionale", utilizzata soltanto in circostanze limitate e giustificate.
Allo stesso tempo, però, la federazione ribadisce che l'interesse superiore rimane quello di contrastare il doping con tutti gli strumenti consentiti dai regolamenti. Per la UCI, rinunciare a questa possibilità significherebbe indebolire un sistema costruito negli anni per garantire credibilità al ciclismo professionistico.
[caption id="attachment_133207" align="aligncenter" width="1100"] foto: ASO[/caption]
Il ruolo dell'ITA
Dal 2021 la gestione dell'intero programma antidoping della UCI è affidata all'International Testing Agency (ITA), organismo indipendente incaricato di pianificare ed eseguire i controlli.
La federazione ricorda di sostenere pienamente il lavoro dell'agenzia, che opera nel rispetto del Codice Mondiale Antidoping della WADA, dei regolamenti UCI e delle normative nazionali vigenti. Nel caso dei controlli effettuati durante il Tour de France, viene precisato che le procedure sono state autorizzate dalle autorità competenti.
L'obiettivo dell'affidamento all'ITA è proprio quello di garantire indipendenza e massima efficacia, evitando qualsiasi possibile interferenza nella gestione dei controlli.
Un investimento da oltre dieci milioni di euro
Nel comunicato la UCI richiama anche l'impegno economico necessario per mantenere uno dei programmi antidoping più articolati dello sport mondiale.
Ogni anno vengono investiti oltre dieci milioni di euro nella raccolta dei campioni, nelle analisi, nelle nuove analisi dei campioni conservati e nelle attività di intelligence su tutte le competizioni che rientrano sotto la giurisdizione della federazione, compreso il Tour de France.
Secondo la UCI questo investimento rappresenta una tutela per gli atleti che rispettano le regole e uno strumento indispensabile per continuare a perseguire chi sceglie di barare.
Il nodo resta il rapporto tra efficacia e tutela degli atleti
Il comunicato non chiude però il dibattito. La stessa UCI ammette infatti che i controlli notturni costituiscono un sacrificio importante per i corridori. Resta quindi aperta la domanda già emersa nei giorni scorsi: quanto può incidere un'interruzione del sonno sulla sicurezza e sulle prestazioni di un atleta impegnato in tre settimane di gara?
La federazione risponde sostenendo che, quando vi siano motivazioni concrete, la necessità di garantire un ciclismo pulito prevale sul disagio provocato da controlli straordinari. Una posizione destinata probabilmente a mantenere acceso il confronto con i corridori, che chiedono strumenti efficaci contro il doping ma anche una maggiore tutela del recupero fisico durante la corsa più importante della stagione.
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