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“1948. Gli italiani nell’anno della svolta” di Mario Avagliano e Marco Palmieri

09/08/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹
“1948. Gli italiani nell’anno della svolta” di Mario Avagliano e Marco Palmieri Dott. Mario Avagliano, Lei è autore insieme a Marco Palmieri del libro 1948. Gli italiani nell’anno della svolta edito dal Mulino: perché possiamo considerare il 1948 un anno di svolta? Il 1948 è stato un anno cruciale, un autentico spartiacque nella storia politica e sociale italiana. Dopo vent’anni di dittatura fascista, culminati nella disastrosa partecipazione alla seconda guerra mondiale e nella drammatica e feroce guerra civile, l’Italia era un paese materialmente e moralmente devastato, ma con un futuro istituzionale, politico, economico e sociale tutto da costruire davanti a sé. Le laceranti vicende degli anni precedenti, naturalmente, non potevano essere cancellate con un colpo di spugna e in particolare quelle del biennio 1943-45. Il 1° gennaio del 1948 è già un giorno storico, poiché entra in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, licenziata a larghissima maggioranza dall’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946, contestualmente alla consultazione referendaria che aveva sancito la scelta della forma istituzionale repubblicana rispetto a quella monarchica. È però l’ultimo atto concorde dei partiti protagonisti della Resistenza. Tuttavia lo spirito costituente di cui il testo è figlio, e che per circa due anni ha animato e appassionato tutte le forze politiche rinate dopo il fascismo, si è ormai esaurito. L’alleanza di governo tra i partiti antifascisti che si è forgiata nella Resistenza e ha contribuito a traghettare il paese verso la libertà e la democrazia, è bruscamente naufragata qualche mese prima, quando il leader democristiano De Gasperi ha estromesso i partiti di sinistra, Pci e Psi, dalla compagine di governo, complice anche il mutato clima internazionale. Le successive elezioni politiche del 18 aprile 1948, le prime della guerra fredda, insieme al complesso delle vicende che caratterizzano quei mesi, segnano dunque una cesura tra due fasi storiche. Il risultato delle urne consacra la Democrazia Cristiana quale partito centrale del governo per i successivi quarant’anni e definisce il sistema di valori all’interno del quale si svolgeranno di lì in avanti le vicende politiche e socio-economiche dello Stato. Il 18 aprile 1948, il popolo italiano non è chiamato a scegliere solo fra due coalizioni politiche, ma fra due diversi modelli, due diverse visioni, due ideologie contrapposte e alternative tra loro: Occidente e Oriente, comunismo e democrazia. E vengono raggiunti livelli di tensione e di drammaticità che probabilmente non saranno toccati mai più nella storia successiva repubblicana, la cui evoluzione sarà a lungo condizionata proprio dall’esito e dagli sviluppi del confronto del ’48. Quali vicende accompagnarono la prima campagna elettorale della guerra fredda? L’8 febbraio 1948, con la pubblicazione del decreto di «convocazione dei comizi» per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, viene fissata la data del 18 aprile per il voto e prende ufficialmente il via una delle più incerte e tese campagne elettorali della storia politica italiana, la prima della guerra fredda. Gli schieramenti contrapposti sono ormai ben definiti: da un lato le forze di sinistra, essenzialmente il Pci e il Psi, riuniti nel Fronte popolare; dall’altro la Dc e i suoi alleati di governo. Gli italiani che si apprestano ad andare alle urne sono oltre 29 milioni. Il sistema elettorale con il quale si va al voto è proporzionale e, grazie all’introduzione del suffragio universale, sono coinvolti tutti i cittadini maggiorenni (21 anni) di entrambi i sessi. Ne deriva, per i partiti in lizza, la necessità di organizzare una campagna elettorale moderna e di massa, con l’impiego di ingenti risorse, l’utilizzo di svariati mezzi di comunicazione (comizi, manifesti, volantini, lettere, giornali, trasmissioni radiofoniche, produzioni cinematografiche) e la nascita della figura prima sconosciuta del militante, cioè l’attivista del partito impegnato a fare proseliti. La mobilitazione elettorale, inoltre, riguarda tutto il territorio nazionale, dai grandi centri urbani alle campagne più remote. E lo scontro politico assume le sembianze di una radicale e ultimativa scelta di campo, tra opposti inconciliabili – democrazia-comunismo, blocco occidentale-blocco orientale, Usa-Urss, capitalismo-anticapitalismo, cattolicesimo-ateismo – perché, come spiega tra gli altri il dirigente comunista Gian Carlo Pajetta, è «un momento della guerra fredda». Le principali forme di comunicazione e di propaganda sono i comizi, in cui gli oratori tengono accorati e argomentati discorsi sulle proprie ragioni e sui rischi di un’affermazione degli avversari. Ai classici comizi nelle piazze, si aggiungono anche gli incontri con piccoli gruppi di elettori, organizzati o casuali, come i comizi volanti, improvvisati in qualsiasi luogo e momento. Per affrontarli al meglio, i partiti principali spingono gli attivisti ad imparare a parlare
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