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Terni, 50 cartelli di controllo di vicinato ma l'attività non parte. Il coordinatore: "Manca l'adesione dei cittadini"

15/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Ben 54 cartelli bene in evidenza, dislocati in altrettante strade e zone cittadine. Che fanno un certo effetto, perché no, e possono fungere da deterrente. Ma la vera attività c’è? “Un progetto avviato ma di fatto non attivo”, ammette Guido, nome di fantasia, che usiamo per tutelarne l’identità. Guido è uno dei 6 coordinatori, le uniche figure realmente attivate da quando a Terni si era tentato di dare le gambe a un sistema di allerta collettivo, per segnalare potenziali situazioni di pericolo: ladri, furti, truffe, ma anche spaccio e comunque azioni in contrasto con le norme della legalità e della sicurezza, privata e pubblica. [articlepreview id="375539" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/terni/375539/terni-piu-sicura-con-il-protocollo-d-intesa-per-il-controllo-di-vicinato-sara-firmato-dal-prefetto-e-dal-sindaco.html"] A giugno del 2025 era arrivato il nullaosta dal Ministero dell’Interno al protocollo d’intesa che Comune di Terni e Prefettura avevano predisposto proprio per attivare i Gruppi di controllo di vicinato. Nulla a che vedere con ronde o con “polizia fai da te”: più semplicemente, una modalità di “sicurezza partecipata” - così viene definita - dove i cittadini si fanno partecipi nel segnalare criticità rispetto alle quali sono poi le forze dell’ordine concretamente ad intervenire. Era stato in particolare il dottor Francesco Caccetta, ufficiale dei Carabinieri in congedo, a tentare di portare a Terni quello che a livello nazionale aveva personalmente lanciato come progetto di controllo di vicinato. Alla guida, nel ruolo di presidente, dell’associazione Inwa (Italian Neighbourhood Wath Association) ha sempre ritenuto che per promuovere migliori condizioni di libertà e sicurezza fossero fondamentali tre principi: il recupero della coesione sociale, l’eliminazione delle vulnerabilità ambientali e anche l’eliminazione di comportamenti che rischiano di dare occasione ai criminali di colpire. E, infine, fornire competenze e formare i cittadini sulle corrette modalità per fare segualazioni qualificate alle forze dell’ordine. Tutto chiaro, ed ottimo obiettivo, sulla carta. Ma poi? Il dottor Caccetta ha dovuto un po’ alzare le mani. [articlepreview id="361203" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/terni/361203/terni-nasce-il-controllo-di-vicinato-c-e-l-ok-dal-ministero-dell-interno-caccetta-ecco-come-funzionera.html"] E il progetto è quasi fermo al palo. “Siamo 6 coordinatori - spiega Guido -. Dopo la prima riunione, con convocazione in Prefettura, per comunicarci che c’era il via libera dal Ministero, ci sono stati altri due incontri, con una decina di persone, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine. E’ stato istituito un data-base con i pochi nomi di chi ha aderito al controllo di vicinato ed anche attivata una chat di gruppo per comunicare tra di noi. Ma siamo al livello zero”. Il Comune nei mesi scorsi aveva provveduto a installare la segnaletica, indicando quali fossero le zone soggette a controllo di vicinato. “Ci sono più di 50 cartelli - aggiunge il coordinatore - ma a parte qualche scambio di informazione tra di noi, il progetto non è di fatto partito. Nella chat ci scambiamo opinioni; arriva anche qualche segnalazione; abbiamo poi una email istituzionale dove inviamo le eventuali criticità ritenute degne di un intervento. Ma purtroppo mancano le persone, i cittadini che facciano parte del gruppo”, le vere ‘sentinelle’ del territorio. “Le forze dell’ordine non possono essere dappertutto - spiega Guido - è impensabile. Ed è chiaro che ci siano carenze di personale e mezzi per assicurare controlli anche in fasce di orario critiche”. E allora con le poche persone che finora hanno aderito ai gruppi come si fa? “Facciamo riferimento a persone fidate, perché per la nostra incolumità è bene che le nostre vere identità restino coperte. Ma per far sì che le adesioni ai gruppi siano numerose e diffuse bisogna far capire alla gente realmente di cosa si tratta. Non è un piccolo Esercito in giro per le strade. Sono persone che fanno segnalazioni ai coordinatori, che poi a loro volta valutano situazione e contesto, verificano e per ultimo, se ritengono l’evento degno di intervento, avvertono le autorità e le forze dell’ordine. Purtroppo - aggiunge Guido - non c’è cultura da questo punto di vista. Sarebbe bello poter sensibilizzare i giovani fin dalle scuole, ma ahinoi - riconosce - è già lì che troviamo la prima forma di chiusura. Alcuni dirigenti ci hanno detto di no a portare semplici lezioni-incontro tra gli studenti”. Ma come si può uscire da questa impasse? “Proprio giovedì 13 agosto tra coordinatori ci siamo scambiate alcune idee e abbiamo stabilito che a settembre invieremo una pec alle autorità (Prefettura, Questura, Comune) sperando che ci diano la possibilità di fare qualcosa di concreto affinché questo progetto possa essere effettivo. Chiederemo quantomeno di essere ascoltati”. In diverse città, anche in piccoli paesi, il controllo di vicinato di fatto avviene spontaneame
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