www.corrierediarezzo.it
Impiegata licenziata perché la caccia è in crisi, il giudice del lavoro: atto dell'Atc illegittimo
E' stata licenziata con la motivazione che la caccia è in crisi, le doppiette sono sempre di meno e l'Atc, l'ambito territoriale di caccia, deve contenere i costi. Ma l'impiegata rimasta senza lavoro, ha fatto ricorso. E il giudice del lavoro di Arezzo Giorgio Rispoli lo ha accolto. “Licenziamento illegittimo”, stabilisce la sentenza datata 1 luglio 2026 che condanna l'Atc al pagamento alla donna di 6 mensilità, oltre alle spese di lite. Il braccio di ferro tra l'impiegata e l'ambito di caccia Arezzo, Valdarno, Valdichiana, Casentino verte sul provvedimento scattato il 9 maggio 2025. In quella data alla dipendente veniva comunicato di punto in bianco che era licenziata per giusta causa. Motivo: “la necessità di intervenire sui costi generali, riducendo quelli della struttura in relazione al personale in forza”. Obiettivo: “prevenire un peggioramento delle condizioni finanziarie e contabili dell'Atc Ar1” provata dalle minori entrate per la riduzione dell'attività venatoria. Il giudice Giorgio Rispoli ha ritenuto fondato il ricorso dell'avvocato Osvaldo Fratini per conto della donna. Nulla da eccepire, dice la sentenza, sulle passività dell'Atc, a causa del crollo delle entrate passate da 896.296 euro del 2018 a 756.779 euro del 2024. La rigorosa politica di contenimento dei costi generali, insomma, è fondata. Corretta anche la scelta della dipendente dell'organico da sacrificare in nome della libertà d'impresa: quella con qualifiche minori rispetto alle altre. Ma quello che non può passare e che rende illegittimo il licenziamento è non aver adempiuto al “dovere di repechage”. Ovvero non aver vagliato tutte le possibilità di ricollocazione all'interno dell'azienda del lavoratore in esubero. Per il giudice, prima di arrivare al drastico taglio, l'Atc doveva proporre ad esempio una riduzione dell'orario con passaggio al part time, come avvenuto in passato, e magari procedere al licenziamento in caso di risposta negativa dell'impiegata. La mancata esplorazione di un impiego in mansioni inferiori, anche secondo la Corte di Cassazione è un elemento imprescindibile che, se saltato, vanifica la regolarità del licenziamento per giusta causa. Contenere i costi e mantenere in organico la donna si poteva fare, osserva il giudice del lavoro Rispoli: un punto di incontro era possibile. Così non è andata e la lavoratrice, classe 1964, in forza dal 2006, si è trovata a casa e lontana dalla pensione. Ora ecco il verdetto che condanna l'ambito associativo della caccia (associazioni venatorie, agricole e del territorio), un ente di diritto privato che svolge funzioni pubbliche. Ad assistere l'Atc 1 è l'avvocato Lorenza Calvanese. Sentenza impugnabile in appello.
Leggi l'articolo su www.corrierediarezzo.it