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Economia Usa, giù vendite e fiducia dei consumatori
Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono scese dello 0,6% a luglio rispetto al mese precedente, il calo più marcato da oltre un anno e un dato ben peggiore delle attese, che indicavano un aumento dello 0,1%. Il dato, comunicato dallo Us Census Bureau, arriva insieme a un altro segnale di raffreddamento dell’economia americana: la fiducia dei consumatori rilevata dall’Università del Michigan è scesa a 51 punti in agosto, interrompendo due mesi consecutivi di miglioramento. Ma procediamo con ordine. Le vendite al dettaglio, secondo il Dipartimento del Commercio, si sono attestate a 763,6 miliardi di dollari, contro i 768,1 miliardi di giugno, mese in cui l’incremento era stato dello 0,2%. Su base annua l’aumento resta positivo, al 5%, ma in netto rallentamento rispetto al balzo del 6,8% registrato appena un mese prima. A pesare sul dato sono stati soprattutto il crollo delle vendite di veicoli, scese dell’1,8%, e il calo del commercio online, arretrato del 2,2% dopo le promozioni che nei mesi precedenti avevano gonfiato gli acquisti sulle piattaforme digitali. Anche le stazioni di servizio hanno segnato una flessione dello 0,9%, complice il calo dei prezzi della benzina. Al netto di auto e carburanti, le vendite sono comunque diminuite dello 0,2%. Il quadro contrasta con la fase di accelerazione registrata in primavera, quando la spesa era stata sostenuta anche dai rimborsi fiscali. Il dato di luglio arriva una settimana dopo il rapporto mensile sull’occupazione, che aveva mostrato una perdita di 23 mila posti di lavoro, e pochi giorni dopo i dati sull’inflazione più contenuti delle attese, che avevano temporaneamente allontanato i timori di un surriscaldamento dei prezzi. L’inflazione su base annua resta comunque elevata, al 3,3%, sostenuta anche dagli effetti dei dazi e dalle tensioni in Medio Oriente seguite all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e alla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. -0,6% – vendite al dettaglio a luglio rispetto a giugno +0,1% – aspettative sulle vendite al dettaglio a luglio 51 punti – fiducia dei consumatori statunitensi ad agosto Sul fronte della fiducia, invece, il sondaggio preliminare dell’Università del Michigan ha registrato un peggioramento diffuso: l’indice sulla situazione attuale è sceso da 54,8 a 51,8 punti, quello sulle aspettative è arretrato da 55,4 a 50,6, entrambi ben al di sotto delle stime degli analisti. Il calo ha interessato in modo trasversale diverse fasce della popolazione, con flessioni più marcate tra i consumatori più anziani, quelli a basso reddito e con un livello di istruzione inferiore, le categorie più esposte all’aumento dei prezzi. Le aspettative sull’andamento dell’economia sono peggiorate dell’11% per il prossimo anno e del 17% nel lungo periodo e solo l’8% degli intervistati prevede una crescita del proprio reddito superiore all’inflazione. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,3% dal 4,2%. La reazione dei mercati obbligazionari è stata contenuta: il rendimento del Treasury a dieci anni è salito di meno di un punto base, al 4,645%, quello a due anni (più sensibile alle mosse della Federal Reserve) è sceso di oltre due punti base al 4,117%, mentre il trentennale è salito di due punti base al 5,232%. I dati odierni complicano la scelta che attende la Fed il 16 settembre: alla riunione di luglio tre membri avevano già votato per un rialzo dei tassi, fermi al 3,50-3,75%, e il presidente Kevin Warsh avrebbe segnalato di essere pronto ad appoggiare un aumento se l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo. Il rallentamento dei consumi e il calo della fiducia rendono ora la scelta meno scontata.
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