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Maria, modello di ascolto e missione

21/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
Negli episodi della vita della madre di Gesù offerti dai Vangeli mi pare ci sia una costante: una parola precede e lei ascolta, s’interroga, interroga o tace, e custodisce. Così all’incontro con l’angelo Gabriele, così al suo arrivo da Zaccaria ed Elisabetta, così al sopraggiungere dei pastori davanti al bimbo appena nato, così nel suo lasciarsi condurre in Egitto e riportare; così quando cerca coi familiari di incontrare Gesù, così sotto la croce, per finire nel silenzio totale dei Vangeli al suo riguardo dopo la sua risurrezione. E se prende la parola per prima al suo rivedere il bambino Gesù dopo tre giorni di ricerca, è per chiedere spiegazioni. Se a Cana segnala a Gesù che la famiglia non ha più vino da offrire, è perché ha ascoltato un muto disagio e semplicemente lo segnala al figlio. Eppure, Maria avrebbe avuto di che dire ai pastori, avrebbe potuto direttamente rimproverare il figlio per la sua sparizione, avrebbe potuto ignorare il disagio della povera famiglia di Cana e godersi la festa, avrebbe potuto inveire o invocare sotto la croce, avrebbe potuto istruire i discepoli titubanti dopo l’evento del calvario… Mettere l’ascolto come primo passo del nostro quotidiano non è facile. Troppe sicurezze ce lo impediscono, troppi giudizi preconfezionati ci fanno direttamente interrompere chi parla per dare la nostra risposta e il nostro pensiero. E così l’altro è mortificato, il dialogo si interrompe e noi rimaniamo incatenati al passato senza che nessun vento nuovo possa entrare dalle nostre finestre chiuse. È una grande disciplina imporsi anzitutto di ascoltare: che sia un congiunto, un vicino, un oppositore politico, il fedele di un altro credo, un immigrato. La lunga convivenza, la lunga assuefazione a certe convinzioni ci fanno persone piene di risposte e di ben poche domande. Oppure, non guariti dentro, ci imponiamo di lasciar parlare, senza però realmente ascoltare. Questo rende vano anche il nostro approccio alla parola di Dio: il quale diventa piuttosto l’oggetto delle nostre parole e richieste. Potremmo in questo mese di maggio chiedere a Maria di intercederci il dono dell’ascolto. Ascoltare e poi? Spesso il nostro ritratto di Maria si è limitato all’acquiescenza, alla dolcezza, alla sottomissione, al silenzio. Un modello di donna a cui tante donne hanno reagito e che non corrisponde alla Maria dei Vangeli. Maria ascolta, tace e chiede e decide, come appare nell’annunciazione; si alza e decide il lungo viaggio verso Elisabetta e Zaccaria, e risponde alla parola stupita di Elisabetta con un inno che è uno sguardo sull’intera storia, passata, presente e futura. Accoglie e medita quanto non capisce, come con i pastori e alle parole del bambino Gesù ritrovato a Gerusalemme e forse anche alle parole di Gesù che dicono grande non lei per la sua maternità ma chiunque ascolta e fa la volontà del Padre. Come lei aveva fatto… Tace quando c’è semplicemente da accogliere un’eredità e assumere un compito, come sotto la croce. Maria trae le conseguenze dall’ascolto. È quello che è chiesto anche a noi. Che la Parola che ci raggiunge – meditata nel testo biblico, spiegata e attualizzata dalla chiesa e mediata dall’ascolto delle persone e dei fatti – ci apra a nuovi passi nell’avventura non scritta della vita. Maria, chiedi per noi che, liberati dalla fretta e dai pensieri che ingombrano la mente, i nostri orecchi siano pronti all’ascolto, che le nostre mani e i nostri piedi siano pronti all’azione per non far morire sul nascere i semi che Dio sparge giorno dopo giorno sul nostro cammino.
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