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Che veniamo a Te!
Domenica scorsa abbiamo ascoltato come la folla, malata e affamata, aveva toccato il cuore di Gesù, facendogli rinviare il programma di “ritirarsi in un luogo deserto, in disparte”. Ora, sfamata e congedata la folla, Gesù può restare finalmente solo con il Padre, sul monte, in preghiera per lunghe ore notturne. Ma in sua assenza, la barca su cui si trovano i discepoli, già in alto mare, si confronta con le difficoltà del vento contrario. I Padri hanno visto in questa barca un simbolo della Chiesa e nei venti contrari le molteplici prove che si trova ad affrontare. Papa Francesco, durante la preghiera in tempo di pandemia COVID-19, aveva allargato l’immagine della barca nella tempesta, a tutta l’umanità: “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. … la tempesta smaschera le nostre vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze … è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.” Siamo tutti chiamati a camminare sul mare, tenendo lo sguardo fisso su di Lui, e quando ci sembra di affondare, invochiamo con fiducia la sua salvezza: Signore, salvami! Lasciamoci afferrare, lasciamoci ridestare dalle prove della vita, per ricentrarci su Gesù e prostrarci davanti a Lui. Papa Francesco esortava a cogliere il tempo di prova, come “un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio Signore, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che … senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia … tanti … che hanno compreso che nessuno si salva da solo.”
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