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I volontari del 118: «Noi sempre più minacciati da chi beve troppo»
L’episodio della scorsa settimana ai Giardini Pubblici ha risollevato il problema, mai risolto, della sicurezza dei soccorritori del 118 durante gli interventi. L’episodio, lo ricordiamo, è quello in cui una soccorritrice della Croce Rossa è stata colpita violentemente alla nuca da una lattina di birra piena. La donna si stava prodigando con il resto dell’équipe intervenuta per soccorrere un uomo che aveva appena avuto un malore ad un chiosco dei giardini pubblici. Durante il soccorso è scoppiata una lite furibonda tra alcuni avventori (piuttosto alticci) e uno ha scagliato la lattina: invece di colpire la persona con cui stava litigando, ha colpito la soccorritrice che è caduta a terra. «Dove gira alcol, ci sono sempre problemi e gli interventi sono sempre rischiosi - afferma Davide Fontebasso, presidente del Comitato di Asti della Croce Rossa - Ma ci sono anche altri luoghi a rischio, come le case private o comunque i luoghi chiusi dove la persona da soccorrere è circondata dai parenti agitati e senza controllo». Fontebasso fa riferimento ad una convinzione (sbagliata) ancora molto radicata, ovvero che quando uno sta male, i soccorritori devono arrivare, caricare in fretta e furia la persona sull’ambulanza e portarla di corsa al Pronto Soccorso. «I soccorsi non funzionano così, o almeno la maggior parte di loro - spiega il presidente Cri - La squadra interviene per stabilizzare il paziente e solo quando è stabile, se necessario, viene portato in ospedale. La fretta di caricarlo in ambulanza è un falso mito e, anzi, può peggiorare le condizioni di chi ha bisogno invece di cure immediate, sul posto. E il personale che interviene è in grado di prestarle». Ogni soccorritore agisce già in condizioni di fisiologico stress quando interviene; avere intorno gente che urla e minaccia non aiuta certo la concentrazione sul paziente. Proprio da Fontebasso era partita qualche tempo fa la proposta di dotare tutti i soccorritori di una bodycam sulle uniformi per registrare ogni attimo dell’intervento. «Ma le leggi sulla privacy hanno frapposto moltissimi ostacoli, e questa idea è stata accantonata». Quindi come fanno i volontari a difendersi? «Lo fanno in autotutela - risponde Fontebasso - Nei corsi viene loro insegnato che, in caso di pericolo, devono mettersi in salvo. Tenendo conto che sono sempre in contatto con la centrale operativa che, da parte sua, monitora a distanza la situazione per chiedere eventuale intervento delle forze dell’ordine. Già oggi, sulle nostre ambulanze, abbiamo installata una telecamera interna che consente all’autista di controllare cosa succede dietro durante il trasporto verso l’ospedale». Il consiglio di mettersi al riparo è lo stesso che viene dato ai volontari della Croce Verde. «Quello di aggressioni, verbali e fisiche, ai nostri uomini e alle nostre donne è concreto e continuo - afferma la presidente Nica Demetrio - Per fortuna non abbiamo una lunga casistica astigiana, ma non possiamo dire che non ce ne siano stati. E quando è successo, ci sono sempre state conseguenze gravi». Il posto più a rischio per gli interventi delle ambulanze è stato a lungo l’ex campo rom di via Guerra, ora chiuso, dove i soccorritori andavano solo se scortati da Polizia o carabinieri. Oggi quelli più a rischio sono concentrati nelle zone della movida astigiana, dove un bicchiere o una sniffata in più creano nervosismi e agitazioni difficili da gestire». La presidente Demetrio sottolinea anche, con onestà, che non riesce a vedere soluzioni efficaci a questo rischio crescente. «Negli Stati Uniti su ogni intervento arrivano contemporaneamente soccorritori sanitari, forze dell’ordine e Vigili del fuoco e si coprono a vicenda. In Italia questo meccanismo è impossibile da attuare quindi la soluzione rimane quella della massima prudenza e se le cose si mettono male, sul fronte della sicurezza, i volontari sono autorizzati a mettersi al riparo». Le forze dell'ordine, dal canto loro, fanno quello che possono. E spesso intervengono per frenare alla radice il rischio. Come ha fatto nei giorni scorsi una squadra della Divisione amministrativa della Questura di Asti che ha controllato l'"Automatic 24 Hour" vicino alla stazione ferroviaria, un esercizio pubblico sempre aperto perché rappresentato da distributori automatici. Uno di quelli è risultato malfunzionante perché erogava bevande alcoliche senza richiedere il prescritto documento identificativo per accertare l'età del cliente. L’accertamento si è svolto alla presenza del titolare dei distributori automatici al quale è stata contestata la sanzione amministrativa prevista. Inoltre, sono stati posti sotto sequestro sia il distributore automatico sia le numerose bottiglie di birra poste all’interno. (Foto di copertina tratta da repertorio La Nuova Provincia)
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