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Intervista a Carlo Rienzi, presidente Codacons

06/07/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
di Mario Avagliano “Il carovita è un dramma per gli italiani. Ci sono milioni di famiglie che non arrivano a fine mese con gli stipendi”. L’atto di accusa è di Carlo Rienzi, salernitano, classe 1946, presidente del Codacons, una delle associazioni più combattive dei consumatori. Quando nel maggio scorso l’avvocato Rienzi si presentò in mutande alla conferenza stampa della Lista dei consumatori per protestare contro l’aumento vertiginoso dei prezzi, in molti pensarono a una boutade. A distanza di quattro mesi, il presidente del Codacons non rinnega quel gesto. “E perché mai! – afferma - Non è cambiato nulla da allora. Il patto Governo-commercianti sui prezzi è un falso. I consumatori non risparmieranno niente”. Rienzi non è nuovo a proteste clamorose. Come quando fumò il sigaro nei locali del Ministero della Sanità, ottenendo che finalmente si controllasse il divieto di fumo negli uffici pubblici. O come quando fu processato (e assolto) perché con una telecamera nascosta aveva ripreso i vigili urbani di Roma che non facevano il proprio dovere. Intervistato da la Città, il presidente del Codacons ci anticipa in esclusiva che la Lista dei Consumatori si presenterà alle elezioni regionali e sceglierà le alleanze in base ai programmi, anche se non nasconde una maggiore sintonia con il centrosinistra. E su Salerno dice: “E’ una città che ha fatto grandi passi in avanti, pure nella tutela dei diritti dei consumatori”. Salerno è ancora nel suo cuore?Le mie radici sono a Salerno. I miei genitori erano salernitani, io ho sposato una salernitana (Maria Rosaria Bove, n.d.r.), la maggior parte dei miei parenti e dei miei migliori amici vive a Salerno. Devo continuare?No, magari meglio sfogliare insieme l’album dei ricordi.Nei miei anni verdi, Salerno era via dei Mercanti, i vicoli sporchi e cadenti, da evitare, perché vi albergavano la delinquenza e la prostituzione. Salerno era la tragica mancanza di infrastrutture di trasporto efficienti, l’assenza di luoghi nei quali divertirsi. Ma era anche Piazza San Francesco, i circoli il Ridotto e la Scacchiera, dove si organizzavano le feste e si giocava a ping pong, le lunghe passeggiate al lungomare per rimorchiare ragazze...Aveva successo?Macché! Allora era difficile per tutti.Anche lei è un ex alunno del Liceo classico Tasso.Ho ancora vivo il ricordo del Liceo Tasso e del suo straordinario corpo docente: il professor Coppola di latino e greco, il professor Lazzaro di italiano, la professoressa Amendola di matematica. Mi dilettavo a scrivere sul giornale scolastico. Rammento una poesia che s’intitolava “Amo la pioggia”. Mi sono diplomato con la media del 9, e in quel periodo vinsi anche un concorso nazionale di cultura religiosa (il concorso Veritas).Dopo il diploma, lei si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza a Roma e fa in tempo a partecipare al Sessantotto.Erano gli anni della contestazione, anni di conflitti e di scontri duri, ma anche di battaglie giuste per riformare la scuola e un Paese ammuffito. Io frequentavo il collettivo politico giuridico.Nei primi anni Settanta lei partecipa alle battaglie in difesa degli sfrattati, dei senza casa, dei precari della scuola. Da che cosa nasce la sua passione civile?In parte nasce da un fatto caratteriale: sono del segno zodiacale della Bilancia, e non posso sopportare le ingiustizie. E poi ha contato molto l’educazione familiare. Mio padre Vincenzo è una persona che ha sempre lottato per i più deboli e fondò il primo sindacato autonomo della scuola, lo Snals, che attualmente è il più grande organismo di rappresentanza degli insegnanti. Io stesso, come avvocato, ho difeso migliaia di precari, ottenendo la famosa sentenza n. 249 che sancì l’immissione in ruolo di oltre 5000 precari. In quel periodo lei collaborò anche con Magistratura democratica e Psichiatria democratica.E’ stata una bella stagione di lotte. Abbiamo ottenuto risultati importanti. Quello di cui vado più fiero, è il grande processo al manicomio giudiziario di Aversa. Riuscii a passare a un internato una telecamera e delle bobine vergini, per riprendere le terribili violenze che venivano praticate all’interno dell’istituto. Io ero l’avvocato di dieci internati e grazie a quelle immagini, che ebbero grande risalto su tutti i mass media, ottenemmo un risarcimento di 10 milioni per ciascuno di loro, che all’epoca erano una cifra notevole. Purtroppo il direttore del manicomio si suicidò. Ricordo che il giorno della sentenza, i telegiornali aprirono con due notizie, quella di Aversa e quella del sequestro di Moro. Nel suo curriculum vanta anche numerose battaglie in difesa dell’ambiente. Ho collaborato con il WWF, Lega Ambiente e Italia Nostra: dalla chiusura delle fabbriche pericolose (come la Farmoplant di Massa) al blocco dell’autostrada della Valle D’Aosta, priva di valutazione di impatto ambientale; dal fermo della cementificazione di Ponte Galeria alla copertura dello stadio Olimpico; dalla restituzione all’uso archeologico dell’area di Caracalla alle mobilitazio
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