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Tour de France: milioni di ricavi, ma alle squadre non arriva quasi nulla
Si sta per concludere il Tour de France 2026 ed è tempo di bilanci, soprattutto di tipo economico perché è ormai acclarata, una situazione fortemente sbilanciata. Di cosa parliamo? Dei denari che girano intorno alla Grande Boucle che genererebbe da sola tra i 130 e i 150 milioni di euro per ASO (Amaury Sport Organisation), la società organizzatrice insieme a Vuelta di Spagna, Parigi-Roubaix, ma anche Dakar e la Maratona di Parigi. Diritti TV distribuiti in 190 Paesi, sponsorizzazioni su magliette, archi di partenza, carovana pubblicitaria, più i contributi pagati dalle città che vogliono ospitare una tappa. Un esempio? Tariffe fino a 400.000 Euro per le tappe decisive, mentre quest'anno Catalogna e Comune di Barcellona avrebbero investito 7-8 milioni di euro per la Grand Départ dalla Spagna.
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E ora veniamo alla prima nota dolente: il montepremi totale distribuito ai corridori nell'edizione 2026 è di circa 2,5 milioni di euro. Meno del 2 per cento del fatturato che la corsa genera per l'organizzatore. Bazzecole.
È un dato che, letto isolatamente, potrebbe sembrare solo una curiosità statistica, ma in realtà racconta qualcosa di strutturale sul modo in cui è costruito il ciclismo professionistico, molto diverso da quasi tutti gli altri sport di squadra di alto livello.
[caption id="attachment_133063" align="aligncenter" width="1100"] foto: ASO[/caption]
Un'anomalia rispetto agli altri sport
Nel calcio esiste la Lega Serie A, che negozia collettivamente i diritti TV del campionato e li ridistribuisce tra i club secondo criteri prestabiliti (in Italia, ad esempio, una quota fissa uguale per tutti, una legata ai risultati sportivi, una alla valorizzazione dei giovani). Lo stesso vale, con meccanismi propri, per basket ed Eurolega, per la pallavolo, fino alle principali leghe americane.
Nel ciclismo su strada, questo soggetto semplicemente non esiste. Non c'è una "Lega Ciclismo" che rappresenti le squadre WorldTour, negozi i diritti delle corse per loro conto e ne ripartisca i proventi. Le corse - Tour, Giro, Vuelta, le classiche monumento - sono organizzate da società private (ASO, RCS Sport, Flanders Classics tra le principali) che vendono da sole diritti televisivi e sponsorizzazioni, trattenendone i ricavi. Le squadre, dal canto loro, vivono quasi esclusivamente dei budget messi a disposizione dallo sponsor che dà loro il nome: UAE Team Emirates, Visma-Lease a Bike, Ineos Grenadiers e così via, ma se una azienda sponsor cambia i propri piani il team si ritrova senza sostegno economico e rischia la chiusura.
[caption id="attachment_133064" align="aligncenter" width="733"] Tedej Pogacar è uno dei corridori più pagati (ASO)[/caption]
Servirebbe una cabina di regia
L'UCI, l'organismo internazionale che governa il ciclismo, si occupa di regolamento, calendario e assegnazione delle licenze WorldTour, ma non svolge il ruolo commerciale che una lega sportiva avrebbe altrove.
Il risultato è un sistema in cui chi organizza l'evento fa utili strutturali e prevedibili, mentre chi lo "produce" sul campo mettendo i propri protagonisti, ovvero le squadre con i propri corridori e staff tecnici altamente qualificati, dipende da un finanziamento esterno, esposto alle logiche (e ai cicli economici) dello sponsor di turno.
I numeri a confronto: chi guadagna, chi spende
Per capire la portata dello squilibrio è utile mettere in fila qualche cifra.
Lato organizzatori. ASO non pubblica i propri bilanci, ma le stime disponibili parlano di un fatturato medio annuo intorno ai 300 milioni di euro nel periodo post-pandemia, di cui 130-150 milioni legati al solo Tour de France, per un profitto stimato di circa 25 milioni l'anno sulla corsa.
Lato squadre. Il quadro è diametralmente opposto. Secondo i dati presentati al seminario UCI di Ginevra a dicembre 2025, il budget complessivo delle 18-20 squadre maschili del WorldTour 2026 si attesta tra i 620 e i 663 milioni di euro, in crescita di quasi 100 milioni rispetto ai 570 milioni del 2025. La media per squadra è salita a 33,1 milioni, ma il dato è fortemente sbilanciato: i "super team" come UAE Team Emirates-XRG e Visma-Lease a Bike superano i 50 milioni (UAE viene stimata anche oltre i 60), mentre le squadre di fascia medio-bassa operano con la metà di quelle risorse o meno. Il budget mediano, più rappresentativo della squadra "tipo", è di soli 28 milioni di Euro.
Nel ciclismo femminile, le 14-15 squadre WorldTour si dividono complessivamente 80 milioni di euro, con una media di appena 5,7 milioni a squadra.
[caption id="attachment_133065" align="aligncenter" width="1100"] Paul Seixas, giovanissimo talento francese, potrebbe strappare un contratto da record (ASO)[/caption]
Ed ecco la prima analisi
Il dato più significativo, però, riguarda la provenienza di queste risorse: circa l'87 per cento del budget delle squadre arriva direttamente dagli sponsor, non da un flusso strutturale legato ai ricavi commerciali delle c
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