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Mosca minaccia Varsavia: attenti alla vostra sicurezza

05/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 ⚠️
Varsavia, ha avvertito ieri il Cremlino, «farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza». Traduzione: sappiamo che producete droni per Kiev. E soprattutto sappiamo dove. Il portavoce Dmitry Peskov ha liquidato come «racconti horror», praticamente fantascienza, l’ipotesi di un attacco russo alla Polonia, ma allo stesso tempo ha tuonato: le imprese polacche fabbricano droni usati contro i militari russi e Mosca ne ha pubblicato gli indirizzi. La minaccia, alla fine, non sembra nemmeno così implicita. Su questo sfondo il governo Tusk riapre il dossier più sensibile: la lista delle forniture militari all’Ucraina dal 2022 al 2026, Patriot compresi. Il ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak‑Kamysz ne ha annunciato la declassificazione «dopo la consultazione con il premier», in nome della trasparenza e del rispetto della legge. Ma il tempismo parla anche alla politica interna: il PiS, il partito di destra Diritto e Giustizia, ha accusato l’esecutivo di aver indebolito lo scudo nazionale proprio mentre la Russia alza il livello della minaccia. Il nodo sono proprio i Patriot: per l’opposizione sono «un elemento chiave della protezione dello spazio aereo polacco» e sarebbero stati ceduti a Kiev senza un adeguato coinvolgimento di Parlamento e presidente. Il governo, ieri, ha riportato la vicenda alle origini: «Il processo di aiuti è stato avviato dal governo PiS guidato dal ministro Mariusz Blaszczak», ha ricordato il vice‑premier e ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak‑Kamysz, assicurando che il capo dello Stato viene informato di ogni donazione. Lo stesso Kosiniak‑Kamysz ha poi fissato il perimetro politico: in «condizioni di guerra ai nostri confini», ha detto, ogni azione che va contro l’interesse nazionale «mette a rischio la sicurezza dei cittadini». La polemica non nasce nel vuoto. La guerra è entrata nella fase dei deep strike e i droni – anche quelli prodotti con il contributo polacco – stanno ridisegnando il conflitto. A maggio i raid ucraini contro le raffinerie russe hanno segnato un record mensile e dall’inizio dell’anno gli impianti colpiti sono cresciuti di un ordine di grandezza rispetto al 2025, innescando una crisi di carburante, limiti alle vendite in oltre metà delle regioni e maxi‑incendi perfino nell’unica raffineria di Mosca. A rendere gli attacchi più incisivi è l’incrocio tra droni a lunga gittata, ondate più sofisticate e intelligence occidentale, che disegna corridoi capaci di mettere sotto pressione le difese russe. E per Mosca il costo non è solo economico: gli attacchi «in profondità» incrinano l’idea di una guerra distante. Da qui il nervosismo verso i nodi che alimentano Kiev. E tra questi la Polonia è centrale: corridoio degli aiuti, centro di analisi e avamposto Nato sul «fronte est», con industrie, hub e spazio aereo pienamente dentro la linea di tensione. È questa esposizione a rendere credibili le rivelazioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero avvertito il primo ministro Tusk del rischio di una «provocazione armata» russa: una incursione limitata da Bielorussia o Kaliningrad, sciami di droni, falsi allarmi aerei per logorare la risposta. L’obiettivo sarebbe testare la Nato e spingere alcuni alleati a rallentare il sostegno a Kiev. La Polonia, ha assicurato il premier, si prepara a «vari scenari» e i prossimi mesi potrebbero essere «davvero critici», soprattutto per i Baltici. Le provocazioni sono già all’ordine del giorno. E per questo il ministro degli Esteri Radosław Sikorski manda a Putin il messaggio più netto: sarebbe «un grave atto di sconsideratezza e follia» mettere alla prova l’Alleanza.
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