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Il duo Deidda-Amato e la primavera jazz della scuola salernitana

08/06/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
di Mario Avagliano   Il jazz made in Italy parla salernitano. E’ da qualche anno ormai che, in televisione come nei più importanti festival jazz italiani ed europei, i musicisti salernitani raccolgono applausi e consensi. Tutto cominciò a cavallo degli anni Ottanta-Novanta, quando a Salerno nacquero decine di band di giovani talentuosi e scapigliati. Molti di loro hanno fatto "carriera", dai fratelli Deidda a Giovanni Amato, e poi Giampiero Virtuoso, Aldo Vigorito, Gerry Popolo, Amedeo Ariano, e ora producono dischi, suonano con i più importanti jazzisti europei, collaborano con le stelle della musica pop. Un fenomeno misconosciuto in città, e quasi del tutto ignorato dalle istituzioni. "Siamo più apprezzati a Roma, a Milano o a Parigi, che a Salerno, dove mancano spazi e organizzazione. Attenzione, la scuola jazzistica salernitana rischia di morire", lanciano l’allarme due di loro, Dario Deidda, forse il miglior bassista elettrico italiano, ora impegnato in tournée con Fiorella Mannoia, e Giovanni Amato, trombettista e compositore di notevole spessore, originario di Nocera Inferiore, alla vigilia del suo primo disco jazz.   Quando inizia la vostra passione per il jazz? Amato: Ho iniziato a suonare la tromba all'età di otto anni, sotto la guida di mio padre, anch'egli trombettista. E’ proprio ascoltando la sua collezione di dischi (Armstrong, Davis, Henry James, Brecker) che mi sono innamorato del jazz, e ho cominciato ad improvvisare. Deidda: Anche io vengo da una famiglia di musicisti. Mio padre era pianista. Io ho cominciato a suonare il basso e poi il contrabbasso a 12 anni e poi, grazie a lui, io e i miei fratelli ascoltavamo tanta musica, non solo Pino Daniele e i cantautori, come facevano i miei coetanei, ma anche Frank Sinatra, Benny Goodman. La prima esperienza importante? Amato: E’ arrivata prestissimo. Intorno ai sedici anni entrai a far parte di una jazz band importante, la "Elbas Jazz Group", del batterista napoletano Antonio Golino. Fu proprio Dario a fare il mio nome a Golino, che cercava un trombettista. Io però ero restio a suonare dal vivo. Per dirla tutta, avevo paura. La prima volta, non mi presentai neppure. Poi lui mi martellò di telefonate… Con loro suonai per due o tre anni nei più noti club di Napoli, come l’Otto Jazz Club. Per me è stata una palestra. Deidda: Ho iniziato a suonare con mio padre nei night di Salerno e dintorni. La mia prima serata è stata al Casinò Sociale. Io suonavo il basso, e talvolta il mandolino, e mio fratello Sandro il sassofono. Mio padre presentava un repertorio vasto, che spaziava dalla musica brasiliana allo swing, e poi gli standard americani, Sinatra, Peppino Di Capri, Buscaglione, Fred Buongusto, le canzoni napoletane classiche… Tra gli anni Ottanta e Novanta, come ci hanno raccontato anche i Neri per caso, a Salerno fare musica era la passione di un’intera generazione di giovani. Amato: E’ stato un periodo eccezionale, fatto anche di amicizia e di condivisione. Il precursore è stato  Dario: per tutti noi era un mito da emulare. Mi ricordo che tra il ’90 e il ‘91 avevamo preso un locale a Fratte, che chiamavamo "Il Posto". Andavamo lì e suonavamo per ore e ore solo per il piacere di imparare gli uni dagli altri e di provare nuove sonorità. C’erano Dario, Sandro e Alfonso Deidda, Amedeo Ariano, Giampiero Virtuoso, Angelo Mutarelli, Gerry Popolo, Daniele Scannapieco, Gaspare Di Lieto. Deidda: C’è stato un bel momento per il jazz a Salerno, tra il 1985 e l’inizio degli anni Novanta. C’erano molti locali di musica live, c’era la predisposizione da parte del pubblico ad ascoltare, c’era una miriade di gruppi, c’era una generazione di giovani molto comunicativa, che aveva voglia di scambiare emozioni, di sperimentare, di studiare. La storia del "Posto" significava anche questo. Di quali gruppi avete fatto parte in quel periodo? Amato: Ho suonato nei locali del salernitano e di Napoli per anni, con tanti gruppi. Poi c’è stata l’esperienza dei "Deidda Brothers", con i quali ho vinto anche diversi festival. E poi il "Giovanni Amato quartet", da me fondato, una band in cui si sono alternati al basso, oltre a Dario, anche Joseph Lepore e Aldo Vigorito, alla batteria Amedeo Ariano e Giampiero Virtuoso, al piano Francesco Nastro e Michele Di Martino. La musica ad alto livello vuol dire anche studio, fatica, applicazione… Amato: Beh, certo, anche se hai talento devi applicarti. Io ho studiato musica classica, e mi sono diplomato nell'89 al conservatorio di Salerno con il massimo dei voti. Deidda: Ci siamo diplomati nello stesso anno, io e Giovanni eravamo compagni di scuola. Ricordo le ore passate a suonare nelle aule vuote del Conservatorio di Salerno. Sono d’accordo con lui, studiare, sperimentare, è importantissimo. Come avete vissuto il distacco da Salerno? Deidda: La mia prima esperienza jazz importante è stata con Maurizio Giammarco. E’ stato tramite lui che sono entrato nel
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