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Gianni Infantino, chi è il presidente Fifa che ha trasformato il calcio in impero economico e politico. Le amicizie con i potenti, le polemiche, le inchieste. E il rischio autogol di Trump

11/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
L'ultima magia che ha coinvolto Gianni Infantino, presidente della Fifa, è entrata di prepotenza nella storia dei Mondiali di calcio. Magìa, sì, perché cancellare la squalifica di un calciatore espulso con il rosso diretto, davanti alla telefonata del presidente di un Paese partecipante (ammessa dallo stesso Trump), non era mai riuscito ad alcuno. Un provvedimento che non solo ha creato un pericolosissimo precedente sportivo, ma che non è bastato agli Stati Uniti per evitare l'eliminazione dalla Coppa. La nazionale tanto amata da Donald Trump ha rimediato un sonoro 4-1 dal Belgio ed è stata buttata fuori e sbeffeggiata sui social dallo stesso Belgio. [articlepreview id="456927" link="https://www.corrierediarezzo.it/news/sport/456927/il-belgio-seppellisce-gli-usa-di-donald-trump-4-1-ribaltate-questo-e-il-web-si-scatena.html"] Ma chi è Gianni Infantino? Come mai il calcio se lo ritrova a capo del più importante organo del mondo dello sport più praticato nel pianeta? Per capirlo bisogna partire da una domanda: come è possibile che l'uomo arrivato alla guida della Fifa nel momento più buio della sua storia sia riuscito, in pochi anni, a trasformarla nella macchina economica più potente del calcio mondiale? Quando nel febbraio 2016 salì sul palco del Congresso Fifa di Zurigo, Infantino non era il candidato più famoso né il più atteso. Era il dirigente uscito dall'ombra dell'Uefa, l'uomo delle regole e dei dossier, chiamato a raccogliere i frammenti di un sistema travolto dallo scandalo. La Fifa di Sepp Blatter era stata segnata dalle inchieste che avevano coinvolto decine di dirigenti e ne avevano demolito la reputazione. La promessa era una rinascita: più trasparenza, più controllo, più calcio restituito alle federazioni. Otto anni dopo, il bilancio della sua presidenza racconta una storia molto più complessa. Sotto la guida di Infantino la Fifa ha raggiunto risultati economici senza precedenti, ha ampliato il Mondiale da 32 a 48 partecipanti, ha aumentato gli investimenti nei Paesi emergenti e ha rafforzato il proprio peso politico. Allo stesso tempo, però, il suo presidente è stato associato ad alcune delle controversie più delicate del calcio moderno: gli incontri riservati con il procuratore generale svizzero Michael Lauber, le critiche sulla gestione del Mondiale in Qatar, il rapporto sempre più stretto tra calcio e potere politico, fino al progetto di un nuovo equilibrio mondiale in cui la Fifa punta a diventare molto più di un semplice organismo sportivo. Conferenza stampa di Gianni Infantino durante i Mondiali Infantino è così diventato il simbolo di una nuova era: quella in cui il calcio non è soltanto competizione sportiva, ma diplomazia, economia, influenza globale, rapporti strettissimi con chi gestisce il potere. Il suo metodo si basa sulla costruzione di consenso attraverso le oltre duecento federazioni affiliate alla Fifa, molte delle quali hanno visto crescere sensibilmente i finanziamenti destinati allo sviluppo del movimento calcistico. Per alcuni è il dirigente che ha riportato stabilità dopo la crisi più grave nella storia della Fifa. Per altri è l'uomo che ha concentrato nelle proprie mani un potere enorme, spostando il baricentro del calcio mondiale sempre più lontano dall'Europa e sempre più vicino ai nuovi centri economici e politici della Terra. La gioia del Belgio dopo il 4-1 rifilato agli Stati Uniti Ma attenzione, guai a pensare che Gianni Infantino (origini italiane, classe 1970, sposato con la libanese Leena Al Ashqar, conosciuta quando lei lavorava per la Federazione calcistica del suo Paese) sia soltanto l'uomo dal tocco magico capace di trasformare in oro tutto ciò che sfiora. Accanto al binario della carriera di manager corre quello parallelo delle inchieste e delle feroci critiche, giornalistiche e non, che in questi anni lo hanno più volte investito. Su tutte, il cosiddetto caso Lauber, dal nome dell'ex procuratore generale svizzero Michael Lauber: un'inchiesta che ha rappresentato il momento più delicato della presidenza Infantino, perché ha messo in discussione proprio il principio di trasparenza che il dirigente svizzero aveva promesso di riportare nella Fifa dopo gli scandali dell'era Blatter. Fondamentale, però, distinguere tra fatti accertati, ipotesi investigative e accuse non confermate, ricordando che Infantino non è mai stato condannato e che il procedimento penale svizzero nei suoi confronti è stato infine chiuso senza nemmeno il rinvio a giudizio. Gianni Infantino al congresso Fifa di Vancouver (Foto LaPresse) La vicenda nasce dagli incontri avvenuti tra il 2015 e il 2017 tra Infantino e Lauber, all'epoca procuratore generale della Confederazione Svizzera. Il contesto era particolarmente sensibile: la procura federale svizzera stava conducendo numerose indagini sullo scandalo Fifa esploso nel 2015, che aveva coinvolto dirigenti di primo piano dell'organizzazione e aveva portato alla fine della presidenza Blatter. Infantino, appena eletto presidente Fifa, sostenne
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