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L'ex ospedale? «Dà l'idea di un bubbone infetto che rischia di contaminare il centro cittadino»

01/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
Per citare i Jalisse, sull'ex ospedale di Asti, negli ultimi vent'anni, si sono scritti fiumi di parole, articoli di denuncia, sono state presentate interpellanze in Consiglio comunale, in Regione e non sono mancate ipotesi, più o meno credibili, per il suo riutilizzo. Ma, ancora oggi, l'ex ospedale è il più clamoroso dei contenitori vuoti della città, un non luogo su cui si torna a parlare, di tanto in tanto, senza riuscire a sbrogliare la matassa. Oggi sono i consiglieri comunali di Uniti si può, Mauro Bosia e Vittoria Briccarello, a intervenire sul suo abbandono con una liturgia di commemorazione per gli oltre vent'anni (quasi ventuno) dalla chiusura. «Sono passati quasi ventun anni e la situazione del vecchio ospedale è del tutto immutata. Sempre più abbandonata e degradata, sempre più a emanare l’idea di un bubbone infetto che rischia di contaminare il centro cittadino. Cresce così l’impressione di una città in costante declino con amministratori del tutto incapaci di risolvere i problemi dei contenitori vuoti e abbandonati». Uniti si può fa il calcolo di quante amministrazioni si sono date il cambio dal giorno di chiusura dell'ex ospedale: «Dal 2005 si sono alternati alla guida della città quattro sindaci: - osserva la lista civica - Rasero è al comando da quasi dieci anni; quattro Presidenti della Regione e Cirio governa da sette anni. Difficile contare il numero di Direttori Generali che si sono avvicendati alla guida della Asl AT, proprietaria dell’immobile, che dovrebbe garantire quel minimo intervento di manutenzione costante volto a contenere il degrado, a evitare intrusioni o, peggio ancora, possibili crolli o cadute di materiali pericolanti». Uniti si può non scomoda la teoria delle finestre rotte per evidenziare l'abbandono dei luoghi, ma quella, meno accademica, delle "tapparelle cadenti" o non chiuse correttamente, richiamando l'attenzione «sugli infissi aperti, le solette pericolanti e i calcinacci che vengono giù». «Queste fila di tapparelle mal chiuse, nei vari piani della struttura, in parte rovinate, talune penzolanti, costituiscono agli occhi dei passanti una sorta di danza immobile: - continuano Bosia e Briccarello - la danza immobile del degrado e dello sfacelo, ma anche dell’immobilismo di chi non sa decidere, di chi non sa tagliare il nodo di Gordio, dopo oltre vent'anni di rinvii, baloccamenti, annunci infondati all’approssimarsi delle elezioni, regionali o comunali». Da qui a puntare il dito contro ex o attuali amministratori il passo è breve: «Quante volte, sotto elezioni, Rasero o Cirio o Carosso, nell’ottobre 2023, hanno parlato di cordate imprenditoriali interessate, di sopralluoghi e visite all’interno della struttura, di progetti e soluzioni che si stavano concretizzando. Ci chiediamo se sia ancora possibile, e quanto sia sicuro, addentrarsi in un edificio con parte dei tetti sfondati, metri di guano nei corridoi e in quelle che furono le stanze di degenza». Anche per questo Uniti si può chiede all'Asl quanto abbia speso, quest'anno, per contenere il degrado dell'immobile e quando i suoi tecnici, o gli ispettori regionali, abbiano visitato l'ultima volta l'ex nosocomio. Dalla Regione, poche settimane fa, l'assessore alla Sanità Federico Riboldi ha condiviso l'ipotesi, tutta da valutare, di usare l'immobile per creare del social housing per anziani. «Un’ipotesi certamente valida, ma vecchia di oltre quindici anni la cui primogenitura, con progetto preliminare, è da attribuire all’architetto Ferrante Marengo e alle Associazioni astigiani dei disabili. Ipotesi che non si è concretizzata - concludono da Uniti si può - perché quell’immobile presenta una volumetria esagerata, difficilmente riconvertibile, che si è sempre più degradata negli anni».
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