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Il calcio italiano in affanno, l'allarme lanciato dalla Toscana: "La crisi azzurra nasce nei campi di provincia"
Non è bastato guardare il Mondiale da spettatori per capire dove si è rotto qualcosa. Chi il calcio italiano lo costruisce davvero, ogni pomeriggio, sui campi in terra battuta della provincia, un'idea chiara ce l'ha da tempo: il problema della Nazionale non nasce in Nazionale, nasce molto prima. È il messaggio che arriva da Golee, la piattaforma italiana di riferimento per la gestione digitale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, che ha incrociato i dati della propria piattaforma per fotografare lo stato di salute del calcio di base in Toscana. Il primo dato che emerge riguarda l'età di chi allena. In regione l'allenatore tipo è un uomo di mezza età, con una media che supera i 45 anni, tra le più alte d'Italia. Un sistema che si regge sull'esperienza e sulla dedizione di migliaia di tecnici, ma che fatica sempre di più ad attrarre nuove leve. Ancora più marcato il divario di genere. Se a livello nazionale le donne impiegate nel settore si fermano al 12,3%, in Toscana il dato scende al 7,4%. E la tendenza non si inverte nemmeno guardando ai più giovani: tra gli under 24 la presenza femminile negli staff tocca il 18,8%, contro il 27% della media italiana. [articlepreview id="458764" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/italpress/458764/malago-sul-nuovo-ct-non-solo-mancini-e-pirlo-intesa-con-maldini-leonardo.html"] "Questi dati non vanno interpretati in maniera negativa", spiega Tommaso Guerra, ceo e fondatore di Golee, che rivendica il valore dell'esperienza accumulata da tecnici e dirigenti storici come uno dei patrimoni più importanti del movimento. Il punto, secondo Guerra, è che quell'esperienza va affiancata da energie nuove: più giovani disposti a intraprendere la carriera di allenatore o dirigente, più donne negli staff tecnici, capaci di offrire nuovi modelli a bambine e ragazze che si avvicinano allo sport. A dare corpo a questa lettura arriva anche un sondaggio condotto tra allenatori e dirigenti toscani. Per il 58,3% degli intervistati l'assenza dell'Italia dal Mondiale è il sintomo di un problema strutturale, non un semplice incidente di percorso: solo l'8,3% lo considera un danno d'immagine di per sé. Interrogati sulle cause della crisi, gli operatori indicano soprattutto la scarsa qualità della formazione giovanile e la mancanza di organizzazione del sistema, ben prima dei risultati del calcio professionistico. [articlepreview id="458888" link="https://www.corrieredellumbria.it/video/vista/458888/sanchez-riceve-la-nazionale-spagnola-dopo-la-vittoria-ai-mondiali-2026-alla-moncloa.html"] Le associazioni sportive dilettantistiche, però, non si tirano indietro. Il 69,5% degli intervistati ritiene che le Asd abbiano un ruolo importante nel rilancio del movimento e il 27,8% arriva a dire che "il cambiamento parte da noi". Il problema, semmai, sono gli strumenti: mancano risorse economiche (lo segnala il 33,1% del panel), servono più occasioni di formazione per dirigenti e allenatori (31,2%) e più strumenti tecnologici per gestire le società in modo efficiente (19,4%). "La Toscana rappresenta uno dei territori in cui osserviamo più da vicino l'evoluzione del calcio dilettantistico", conclude Guerra, indicando nella valorizzazione dell'esperienza esistente e nell'ingresso di nuove leve, uomini e donne, la strada per il rilancio del movimento. Anche le risposte aperte raccolte nel sondaggio vanno nella stessa direzione: investire sulla formazione dei tecnici, migliorare gli impianti, alleggerire la pressione sul risultato nelle categorie giovanili, sostenere economicamente le società e semplificare la burocrazia. Sono questi, secondo chi il pallone lo vive ogni giorno sui campi di provincia, i fattori decisivi per far ripartire il calcio italiano dal basso.
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