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Ma è braccio di ferro sui pedaggi. Gli Usa: «Non lo permetteremo»

26/06/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
Continua il braccio di ferro su Hormuz. Ora Teheran e Washington discutono su chi debba decidere – e soprattutto incassare – sul transito: gli Stati Uniti insistono che la via d’acqua «deve essere libera», mentre l’Iran avverte che attraversarla «avrà un costo» al termine dei 60 giorni di negoziato previsti dal memorandum con Washington. L’intesa prevede che l’Iran smini Hormuz e garantisca due mesi di transiti gratuiti, ma gli riconosce anche un ruolo nella futura gestione del collo di bottiglia per cui passa il 20% del greggio mondiale. Dietro la fermezza iraniana non c’è solo l’ambizione di controllare uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, ma anche un potenziale incasso stimato in 40 miliardi di dollari l’anno, sul modello dei Dardanelli e del “franco d’oro” turco. Teheran ha studiato quel sistema e ora propone di spartire gli introiti con gli Stati del Golfo Persico, così da costruire un fronte regionale più difficile da contrastare per gli Usa. Intanto la Repubblica islamica si prepara: ha creato un’assicurazione obbligatoria per gli armatori e i Pasdaran alzano gradualmente i toni. «L’unica rotta autorizzata per il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz è quella annunciata dalla Repubblica islamica». La nuova rotta vicina alle coste dell’Oman, definita da Muscat con l’Organizzazione marittima internazionale per offrire un’alternativa alle navi in transito, viene giudicata «inaccettabile e assolutamente pericolosa». Il regime ha avvertito: «Il traffico al di fuori della rotta (indicata da Teheran, ndr) è vietato e i trasgressori saranno puniti». Già quattro navi sarebbero state rispedite indietro, mentre un’imbarcazione nel golfo dell’Oman è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta. L’Oman, dal canto suo, ha provato a raffreddare lo scontro assicurando che «i futuri accordi riguardanti lo stretto non comporteranno alcuna tassa di transito». Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, invece, rivendica un asse con Muscat: «Iran e Oman condurranno un dialogo per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz», ha scritto sui social, assicurando che la Repubblica islamica «è determinata» a negoziare con i vicini. Teheran non arretra. Ma non lo fa nemmeno Washington: «Potete chiamarla tassa, pedaggio o come volete. Se chiedete denaro per usare lo stretto, non lo sosterremo, non lo tollereremo, non lo permetteremo», ha avvertito il segretario di Stato Marco Rubio. Washington non accetterà «un accordo con l’Iran che sia in contrasto con gli interessi degli Stati del Golfo»: qualsiasi ipotesi di pedaggi è quindi «inaccettabile».
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