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basilica regina degli apostoli
Celebrare la memoria del Beato Giacomo Alberione il prossimo 26 novembre, anniversario della sua morte nel 1971, quest’anno può essere illuminato dall’esortazione di papa Leone XIV Dilexi te. Il Papa riparte da una verità semplice e decisiva: Cristo dice ai poveri “ti ho amato”, e in quel “ti ho amato” si rivela il cuore di Dio. L’opzione per i poveri non nasce da una strategia sociale, ma dal Vangelo stesso: è il modo concreto con cui il Signore fa vedere chi è e come ama.
È lo stesso centro da cui è scaturito il carisma alberioniano. Alberione ha ricevuto la sua missione nell’adorazione, davanti all’Eucaristia, riconoscendo in Gesù Maestro la sorgente di tutta la vita e dell’apostolato. Non si evangelizza per iniziativa personale, ma perché l’amore di Cristo, accolto e contemplato, spinge a uscire verso tutti, specialmente verso i più piccoli.
Dilexi te insiste che i poveri non sono solo destinatari della carità, ma un luogo in cui Cristo stesso ci precede e ci insegna: la Chiesa impara il Vangelo anche da loro. Alberione lo ha vissuto nella sua attenzione ai “segni dei tempi” letti dal basso, nelle domande reali della gente, nelle ferite della storia. Da qui il suo intuito profetico: andare dove il popolo vive e si forma, mettendo i nuovi linguaggi della comunicazione al servizio dell’uomo intero.
Il Papa ricorda inoltre che non si può separare l’annuncio dalla giustizia: la fede diventa vera quando tocca le cause della povertà e genera partecipazione. Anche Alberione ha pensato l’apostolato come servizio integrale: “carità della verità” che illumina, consola, educa, difende la dignità dei più fragili.
Preparare questa memoria del Fondatore della Famiglia Paolina significa allora tornare al Maestro, lasciarsi raggiungere dal suo amore, e chiedersi con sincerità quanto la nostra comunicazione e la nostra missione siano davvero “povere per i poveri”: non solo parlare di loro, ma ascoltarli, camminare con loro, e far spazio alla loro voce nel cuore della Chiesa e nei media di oggi.
don Roberto Ponti
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