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Non sono la tua Arianna
Il 14 giugno resta una data simbolo per il movimento femminista svizzero. È il giorno che richiama alla memoria il primo sciopero nazionale delle donne del 1991 e la grande mobilitazione del 2019, quando centinaia di migliaia di persone scesero in piazza per rivendicare parità salariale, riconoscimento del lavoro domestico e di cura, lotta alle discriminazioni e alla violenza di genere. Quest'anno il 14 giugno cade di domenica e non sarà accompagnato da uno sciopero generale. In numerose città svizzere si terranno però manifestazioni, incontri, dibattiti e momenti di sensibilizzazione che guardano già al prossimo appuntamento: il 14 giugno 2027, quando il movimento intende tornare alla mobilitazione nazionale, ponendo al centro una questione che continua a segnare la vita di molte donne, quella del lavoro di cura. In Ticino l'appuntamento è per questa domenica a Villa Argentina di Mendrisio (in caso di maltempo al Liceo cantonale), dove dalle 11.30 alle 18 una rete di associazioni, collettivi e organizzazioni sindacali proporrà workshop, momenti culturali, atelier, letture e discussioni pubbliche. Non si tratterà soltanto di una giornata celebrativa, ma di una tappa di avvicinamento allo sciopero del 2027. Fra i numerosi appuntamenti previsti, si segnala "Chi paga il prezzo della cura?", un titolo che è già una dichiarazione politica. Organizzato dal Gruppo Donne USS, il workshop partirà da una constatazione spesso rimossa dal dibattito pubblico: il lavoro di cura non retribuito non è una scelta privata, ma una forma di lavoro gratuito che sostiene famiglie, imprese, istituzioni e interi settori dell'economia. Attraverso scenari concreti e discussioni collettive, l'incontro cercherà di rendere visibile chi beneficia di questo lavoro e chi ne paga il costo in termini di salario, carriera e autonomia economica. La giornata offrirà anche altri momenti di riflessione, dal workshop Archivio della rabbia educata alla presentazione del libro Ognuno ride a modo suo della scrittrice romana Valentina Perniciaro, familiare curante, fino alla discussione conclusiva dedicata alla preparazione dello sciopero del 2027. Va sottolineato: la cura di figli, persone anziane, familiari malati, ma anche il lavoro domestico e organizzativo che ritma le giornate delle famiglie continua infatti a gravare in misura sproporzionata sulle donne. Un tema che attraversa il dibattito pubblico, l'economia e la politica. A distanza di secoli, Arianna continua ad abitare la vita di molte donne svizzere. Come l'eroina del mito greco, esse continuano a fornire il filo che permette agli altri di orientarsi nel labirinto della vita quotidiana: accudiscono, organizzano, sostengono, coordinano. Rendono, insomma, possibile il funzionamento delle famiglie, delle reti di assistenza e, indirettamente, dell'intera società. Eppure il loro contributo resta spesso invisibile o considerato naturale, quasi fosse una predisposizione femminile anziché un lavoro. È proprio da questa figura che prende avvio una delle riflessioni più originali proposte negli ultimi anni dall'attrice, autrice e attivista Chiara Becchimanzi. Nello spettacolo Eroina – non solo stand up comedy show, l'artista utilizza la mitologia greca non per raccontare il passato, ma per interrogare un presente ancora segnato dall'eredità culturale del patriarcato. Attraverso Arianna, Penelope, Circe e Medea, Becchimanzi mostra come molte delle rappresentazioni femminili che abitano il nostro immaginario siano il prodotto di narrazioni costruite da uno sguardo maschile. La sua tesi è che per secoli i miti abbiano celebrato gli eroi relegando le donne a ruoli funzionali alle loro imprese: la moglie fedele che aspetta, la seduttrice pericolosa, la donna dominata dalla rabbia, la compagna che aiuta e poi scompare dal racconto. Così Arianna diventa la donna che rende possibile l'impresa di Teseo ma viene dimenticata; Penelope la donna dell'attesa; Circe la donna potente trasformata in minaccia; Medea la donna la cui collera viene raccontata come follia. Archetipi che, secondo Becchimanzi, continuano ancora oggi a influenzare il modo in cui la società guarda alle donne. La forza della sua rilettura sta nel mostrare quanto questi modelli siano ancora presenti sotto forme diverse. La donna che si prende cura degli altri prima che di sé stessa, quella che deve essere paziente e comprensiva, quella che viene giudicata severamente quando esprime rabbia o ambizione: figure che sembrano lontane nel tempo, ma che riaffiorano nel dibattito contemporaneo sul lavoro di cura, sulla maternità, sulla conciliazione tra vita professionale e familiare e sulla distribuzione
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