cyclinside.it
Tour 2026, le pagelle: promossi e bocciati
Per iniziare a parlare al passato di questo Tour de France cominciamo con le pagelle. Sono, al solito, il frutto di appunti presi durante le tre settimane di gara. Non ci sono buoni e cattivi ma qualche delusione sì. Perché se Pogacar ha ucciso letteralmente la corsa dimostrando una superiorità a volte imbarazzante e senza la minima crepa (nemmeno quando la squadra era in difficoltà) dietro qualcuno “avrebbe potuto fare di più” come ci dicevano a scuola. Però ci sono state anche belle scoperte e ri-scoperte.
Qui di seguito i nostri giudizi, assolutamente soggettivi.
>>> Speciale Tour de France 2026
Tadej Pogacar: HC – Per lui adottiamo la classificazione delle salite più dure: fuori categoria. Perché classificarlo in una scala di valori “normali” è già sminuirlo. Pogacar in questo Tour ha fatto di tutto e di più e a prescindere dal ritiro di Vingegaard. Ha fatto anche il gregario per del Toro e quando ha pedalato con gli altri era come il genitore che aspetta i figli: a mezzo gas, anche meno. Infine ieri, quel passo a due con Mathieu van der Poel che ha dato spettacolo. Da libri di storia.
Lo hanno paragonato al cannibale Eddy Merckx? Con cinque Tour de France vinti così e tutto il resto possiamo decretarne ufficialmente il sorpasso, che ne dite?
[caption id="attachment_133350" align="aligncenter" width="1100"] Tadej Pogacar (ASO)[/caption]
Jonas Vingegaard: 5 – perché c’è stato finché c’è stato ma non ha mai dato l’impressione di impensierire Pogacar. Certo, potremmo partire con l’elenco dei “se” e chissà cosa sarebbe successo nell’ultima settimana con un Vingegaard che probabilmente sarebbe stato pure in crescendo. Col senno di poi, non avrebbe trovato un avversario sulla difensiva negli ultimi giorni e il risultato non sarebbe cambiato.
[caption id="attachment_133351" align="aligncenter" width="1100"] Jonas Vingegaard (ASO)[/caption]
Richard Carapaz: 9 – se ci fosse un premio alla tenacia sarebbe suo, alla forza e al carattere. Carapaz non ha mai mollato, ci ha provato, ci è pure riuscito e poi ha continuato a provarci quando pure sapeva di avere il destino segnato. Per le tappe, ovviamente, che la classifica è altra cosa. A lui il merito di aver sconfitto la noia di una corsa scontata, premio della combattività strameritato (giocata fino all’ultimo con Pedersen). E meno male che c’è Richard!
[caption id="attachment_133352" align="aligncenter" width="1100"] Richard Carapaz (ASO)[/caption]
Tim Merlier: 8 - Tre vittorie di tappa al Tour, una superiorità evidente negli sprint e una capacità impressionante di emergere anche quando la volata non sembrava costruita perfettamente per lui. Ha battuto più volte rivali di primo piano e ha dato alla Soudal Quick-Step il protagonista che cercava.
Il ritiro alla vigilia della seconda metà alpina pesa poco sul giudizio: Merlier aveva già centrato il suo obiettivo. È uscito per esaurimento delle energie dopo un Tour corso all'attacco, non per mancanza di rendimento.
[caption id="attachment_133353" align="aligncenter" width="1100"] Tim Merlier (ASO)[/caption]
Paul Seixas: 8 – Se pensiamo che all’età sua i ciclisti sono a giocarsi un buon risultato tra gli Under 23 il voto non è nemmeno alto. La sua squadra e la Francia intera hanno scommesso tutto su di lui che non ha nemmeno deluso, ma a 19 anni cosa vuoi chiedere di più? Ha fatto un’esperienza mostruosa, capitano di una squadra al Tour. Se cresce così Pagacar deve sbrigarsi a vincere tutto quello che può.
[caption id="attachment_133354" align="aligncenter" width="1100"] Paul Seixas (ASO)[/caption]
Remco Evenepoel: 10 – la migliore risposta a chi diceva che non è per corse a tappe. È dimagrito da non riconoscerlo quasi, ha la testa del campione e non molla anche quando sembra distrutto. Ha vinto meritando, si è piazzato soffrendo come sarebbe riuscito a pochi altri. A cronometro vola. Appare nervoso? È il carattere del campione.
[caption id="attachment_133355" align="aligncenter" width="1100"] Remco Evenepoel (ASO)[/caption]
Sepp Kuss: 8 – Che era forte lo sapevamo, senza Vingagaard gli hanno sciolto le briglie e l’hanno lasciato libero, per lui condizione ideale: senza responsabilità, senza stress, pedalare come voleva e poteva. E ha potuto dimostrare quanto è forte. Bravo.
[caption id="attachment_133356" align="aligncenter" width="1100"] Sepp Kuss (ASO)[/caption]
Isaac Del Toro: 8 – Le gambe e Pogacar lo hanno portato sul podio, meritato. Certo che quando hai un gregario come la maglia gialla le cose riescono meglio, ma ci ha messo tanto del suo e sarà uno dei prossimi protagonisti per il Tour, c’è da scommetterci.
Bravo e generoso el torito. Una corsa da incorniciare per lui.
[caption id="attachment_133357" align="aligncenter" width="1100"] Isaac Del Toro, con Pogacar (ASO)[/caption]
Juan Ayuso: 5 - È passato alla Lidl-Trek per giocarsi il Tour, era partito bene ma è crollato sulle Alpi. Il talento non si discute, la continuità sì. Le aspettative erano d
Leggi l'articolo su cyclinside.it