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Ue in stallo sul nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Frenano 6 Paesi, tra cui l'Italia
Mentre la guerra tra Russia e Ucraina va avanti, e le “sanzioni” di Kiev – così Zelensky chiama i raid sul nemico russo – vanno sempre più a segno, altre sanzioni, certamente più impalpabili, sono sotto scacco dei governi europei. L’Unione sta infatti tentando di far approvare un nuovo pacchetto per colpire la Russia, il ventunesimo dallo scoppio della guerra, ma l’opposizione di almeno sei Paesi ha bloccato il processo. Tra questi, riporta il Financial Times, ci sarebbero Grecia, Francia, Germania, Austria, Portogallo e Italia. Secondo il quotidiano britannico, il nodo fondamentale su cui le Capitali non riescono a mettersi d’accordo sarebbe il danno potenziale alle aziende locali, i cui affari verrebbero intaccati dall’imposizione di restrizioni su Mosca. Le ultime proposte dell’Ue riguardano le esportazioni russe, ma anche il sistema finanziario e il price cap sul petrolio, cioè il meccanismo che permette di tenere artificialmente basso il prezzo del greggio russo. Così il fronte comune si incrina. La Grecia chiede di rivedere le restrizioni sul trasporto di gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi, sostenendo che la misura danneggerebbe il colosso greco Dynagas. Dall’inizio dell’invasione, secondo Kpler, le navi della compagnia avrebbero infatti trasportato oltre 30 milioni di tonnellate di Gnl russo. Germania e Portogallo guardano invece al mercato del pesce: Berlino e Lisbona premono per cancellare il divieto di importazione dei prodotti ittici russi, penalizzante per le rispettive industrie di trasformazione. Dall'altro lato, Francia e Italia vogliono allentare il blocco sui visti al personale militare russo. L’Austria, infine, insiste per sbloccare circa 2 miliardi di euro di beni russi, compensando le perdite subite da Raiffeisen Bank. Il risultato è un negoziato in cui ogni governo prova a ottenere una deroga per il proprio settore strategico. I diplomatici citati dal Financial Times avvertono che la priorità accordata agli interessi nazionali rischia di indebolire la politica sanzionatoria dell’Unione. Gli alleati di Kiev sperano che la pressione economica convinca Mosca ad accettare colloqui di pace, mentre sempre più Capitali dubitano che nuove restrizioni valgano le perdite imposte alle economie domestiche. Bruxelles, almeno ufficialmente, non arretra. «Quando è richiesta l’unanimità sappiamo che non è una sfida semplice», ha spiegato la portavoce Paula Pinho, ricordando che i Ventisette sono riusciti ad approvare i precedenti venti pacchetti, nonostante le discussioni. Sul Gnl russo, inoltre, l’esecutivo europeo precisa che il divieto dal 2027 «è in vigore e rimane in vigore». Il confronto riprenderà mercoledì 22 luglio al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti. Le riunioni di metà mese si erano già chiuse senza accordo, frenate soprattutto dalle misure anti-elusione e dal price cap sul petrolio, da calibrare senza provocare nuovi rialzi energetici. Intanto l’Ue ha approvato sanzioni contro cinque entità e un individuo legati al complesso industriale-militare russo. Un segnale politico, ma non la soluzione dello stallo: l’Europa vuole colpire Mosca, purché il costo non ricada sui campioni nazionali.
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