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La Voce dei Berici
Quando è arrivata in Italia dal Burkina Faso, nel 2004, Fatoumata (nome di fantasia) aveva trentanove anni, una lingua nuova da imparare e molte domande sul futuro. «Non conoscevo nessuno, qui. È stato mio papà a farmi venire», racconta oggi.
Nel nostro Paese avrebbe incontrato suo marito, costruito una famiglia e messo radici. Ma il primo passo della maternità non è stato semplice. Quando aspettava il suo primo figlio, infatti, la famiglia attraversava un momento difficile: «Ero felice di aspettare un bambino, ma non avevamo soldi. L’azienda di mio marito aveva chiuso, siamo rimasti sei mesi senza lavoro».
L’incontro con il Centro di Aiuto alla Vita di Camisano
È in quel momento, nel 2007, che nella vita di Fatoumata entra il Centro di Aiuto alla Vita di Camisano Vicentino. Il bisogno non era soltanto economico, ma anche umano: «Avevo bisogno di parlare, di essere capita. Loro ascoltano sempre».
A indirizzarla al Centro è stata la Caritas, con cui l’associazione collabora in rete. Le volontarie hanno accolto la sua storia con discrezione e senza giudizio, accompagnandola durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino.
«Mi hanno aiutata con tanti consigli e sostegno. Mi hanno preparato il kit per l’ospedale, i pannolini, il latte. Mi aiutavano anche nella gestione quotidiana». Un aiuto concreto, ma soprattutto una presenza costante.
Quattro figli e un punto di riferimento
Negli anni la famiglia cresce. Oggi Fatoumata ha quattro figli: il maggiore ha 19 anni, poi una ragazza di 17 anni e altri due bambini di 11 e 7 anni.
Il Centro, però, è rimasto un punto fermo: «La parola più giusta per descriverlo è essenziale: un ascolto attento, un aiuto concreto, una presenza affidabile».
Un legame che si rafforza ulteriormente nel 2021, quando la famiglia affronta una nuova difficoltà: il marito viene colpito da un ictus improvviso.
«In quel momento il rapporto con il Centro si è rafforzato ancora di più, è stato un’ancora».
L'accompagnamento alle mamme oltre la nascita
Il lavoro del Centro di Aiuto alla Vita non si ferma alla gravidanza, ma continua nel tempo della crescita dei bambini, spesso il periodo più lungo e invisibile della cura.
Le volontarie – diciotto, tutte donne – si alternano nei turni settimanali e seguono le mamme fino ai primi due anni di vita dei figli, offrendo pannolini, latte, vestiario, corredini per il parto, attrezzature, ma soprattutto ascolto e orientamento.
"Ho ricevuto tanto, ora restituisco"
Anche oggi, con i figli ormai cresciuti, Fatoumata continua a frequentare il Centro.
«A volte torno solo per parlare, per confrontarmi. Altre volte per chiedere un aiuto essenziale: un letto, un materasso, qualcosa che serve alla famiglia. I ragazzi stanno crescendo e anche le loro necessità».
Ma oggi il suo ruolo è cambiato: non è più soltanto una persona aiutata, è diventata volontaria.
«Ho ricevuto tanto. Ora, quando c’è bisogno, cerco di restituire».
Le volontarie lo raccontano con semplicità: «È il suo sorriso che ti ricompensa».
Perché, anche quando la lingua può diventare una barriera e non sempre ci si riesce a comprendere fino in fondo, resta un linguaggio universale: «Gli occhi parlano».
Giada Zandonà
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