SBLOB
www.areaonline.ch

Appello di Unia al Cantone: "Canicola, si intervenga immediatamente"

18/07/2026 · Article 🕐 🆕
Sono le due del pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2026. In piazza Governo, a Bellinzona, il termometro segna 37 gradi.   Nessuna sala climatizzata, nessuna ricerca dell’ombra: il sindacato Unia Ticino e Moesa sceglie volutamente di convocare la conferenza stampa sotto un sole che picchia senza pietà. Mezz’ora basta ai presenti per capire che cosa significhi trascorrere un’intera giornata lavorativa in condizioni climatiche estreme. Un assaggio, evocatico e potente, di quello che vivono ogni giorno molte lavoratrici e molti lavoratori nei cantieri, nelle fabbriche, nelle cucine, nei magazzini, sulle strade. Svenimenti, malessseri, aumento degli infortuni: Unia dice basta alle ambulanze che corrono per salvare la vita alle lavoratrici e ai lavoratori delle categorie più esposte.    La scelta simbolica di convocare i media sotto la stecca del sole, in uno dei massimi picchi mai raggiunti in Ticino, accompagna una richiesta molto concreta: intervenire subito, significa ora, oggi, per proteggere la salute di chi lavora durante queste ondate di calore, partite già il mese di maggio. Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia Ticino e Moesa, è lì, con i colleghi sindacalisti Chiara Landi e Vincenzo Cicero, per chiedere una presa di coscienza politica immediata. Un appello a sospendere immediatamente il lavoro laddove le condizioni sono estreme.   «Agiamo subito, siamo già in ritardo», è il messaggio lanciato dal sindacato. Unia ha inviato ieri una lettera all’Ispettorato cantonale del lavoro, chiedendo misure "qui e ora" e un aggiornamento delle direttive cantonali per affrontare una situazione che, secondo l’organizzazione sindacale, non può più essere considerata eccezionale.   Il punto di partenza è la constatazione che il caldo non può più essere considerato un disagio estivo, ma ha assunto una dimensione tale da essersi trasformato in un rischio professionale. Il cambiamento climatico sta mettendo in crisi un sistema di tutela del lavoro costruito per e in un tempo che non esiste più.   Oltre i cantieri, c'è un altro caldo invisibile Quando si parla di lavoro esposti a temperature roventi, il pensiero corre immediatamente ai cantieri, ma la problematica è molto più estesa.   «Pensiamo sempre a chi lavora all’esterno, ma ci sono settori dove il caldo è altrettanto devastante, ma molto meno visibile» ha sottolineato Vincenzo Cicero, responsabile del settore industria di Unia Ticino e Moesa. Il sindacalista ha portato l'attenzione alle  situazioni di malessere vissuto nelle stirerie o nelle fabbriche. «Immaginate che cosa significhi lavorare in una fonderia in questi giorni».   Una delle immagini più forti evocate nella bollente conferenza stampa riguarda la cucina di un esercizio pubblico ticinese: secondo quanto riportato dal personale, il termometro ha raggiunto i 45 gradi. Una situazione resa ancora più paradossale dal fatto che il ristorante dispone di un impianto di climatizzazione, che non viene utilizzato per contenere i costi energetici. Non solo. Landi ha riferito che ai dipendenti è stata chiesta «una trattenuta di 50 franchi mensili sullo stipendio per poter accendere l’aria condizionata».   Un episodio che, al di là del singolo caso, diventa emblematico di una questione più ampia: quanto può essere lasciata alla sola scelta aziendale la protezione della salute quando le condizioni ambientali escono dalla norma?   Il profitto e la vita delle persone «Siamo stufi di vedere le ambulanze entrare nelle fabbriche per soccorrere lavoratrici e lavoratori colpiti da malori» ha tuonato Gargantini. «Il profitto è importante, nessuno lo contesta, ma non a scapito di mettere in pericolo la vita delle persone. Gli accorgimenti esistono: devono essere adottati» ha continuato il segretario regionale.   Secondo Unia, non mancano le possibilità di intervento: a livello nazionale il sindacato ha chiesto la sospensione totale del lavoro nei cantieri e nelle attività svolte all’esterno quando il termometro supera i 33 gradi. Una richiesta che, secondo Gargantini, non è fuori dalla realtà: a Ginevra l’Ispettorato del lavoro ha decretato l'interruzione per le attività all’aperto, mentre per quelle indispensabili è stato introdotto un sistema di alternanza: a 45 minuti di lavoro devono seguire 15 di stop per idratarsi e recuperare la temperatura corporea. Una turnazione dove accanto a un lavoratore che entra in pausa, ce n'è un altro che riprende l'attività, permettendo alla produzione di non fermarsi completamente.   "
Leggi l'articolo su www.areaonline.ch
Pagina non trovata - SBLOB.IT
SBLOB

404

Pagina non trovata.

Torna alla home