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Addio a Nino Botta, guidò il Corriere in anni difficili

09/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 😊
Ci sono direttori che guidano un giornale. E poi ce ne sono altri che finiscono per lasciare un'impronta anche sul modo di fare questo mestiere di chi ha avuto la fortuna (o a volte anche la fatica) di lavorare con loro. Nino Botta apparteneva a questa seconda categoria. All'anagrafe era Sebastiano, ma da sempre si firmava Nino e così tutti lo conoscevano. Aveva 82 anni ed era nato il 13 dicembre 1943 a Taranto. Un'improvvisa, rapidissima malattia, lo ha portato via mercoledì nella sua casa di Perugia. Per me e per molti dei miei colleghi non è stato soltanto un direttore. E' stato un collega, un maestro e un amico. Uno di quelli che ti insegnavano il giornalismo senza bisogno di lunghe lezioni. Bastava osservare come lavorava. Nino Botta guidò il Corriere dell'Umbria e le altre testate del Gruppo Corriere dal primo febbraio 1995 al 2 maggio 1997, quarto direttore dall'inizio della nostra storia, raccogliendo il testimone da Sergio Benincasa in uno dei momenti più delicati della storia dell'azienda, attraversata da profondi cambiamenti societari e organizzativi. Eppure riuscì a fare quello che ai direttori viene chiesto soprattutto nei momenti difficili: dare una direzione. Successivamente rimase ancora a lungo all'interno del gruppo, dirigendo supplementi e il nostro settimanale La Provincia. Nei primi anni Duemila assunse poi la direzione del Corriere Nazionale, quotidiano d'informazione edito da una società esterna, ma allegato per alcuni anni ai giornali del nostro gruppo. Era arrivato in Umbria dalla sua Taranto alla fine degli anni '80. L'editore Leonello Mosca lo volle qui insieme a una squadra di giornalisti pugliesi di grandissima esperienza: il caporedattore Franco Cigliola; Giuseppe “Peppino” Tripaldi; e Nicola Savino. Una squadra costruita per rilanciare il giornale e accompagnarlo verso una nuova fase della sua storia. E il rilancio arrivò davvero. Botta ricoprì vari incarichi, inizialmente come redattore degli Interni-Esteri, dello Sport e del settore Sinergie e in seguito come caporedattore. Da direttore fu lui ad avviare il lancio delle edizioni specifiche di Terni e di Foligno-Spoleto, una scelta che contribuì a rafforzare ulteriormente il radicamento territoriale del Gruppo Corriere. Ma il giornale, per Nino Botta, non era un'azienda. Era quasi una missione. Il giornale e il lavoro venivano prima di tutto. Apparteneva alla generazione dei direttori cresciuti sul campo, quelli che non avevano fatto carriera nei salotti ma consumando scarpe, notti e taccuini nelle redazioni di provincia. Aveva iniziato negli anni Settanta collaborando conil Corriere del Giorno di Taranto e con il Quotidiano di Taranto. Per un periodo aveva lavorato anche con la Rai per il telegiornale regionale della Basilicata. Tutta esperienza vera. Tutta strada. Era un uomo di principi solidi, a volte persino rigidi. Un carattere forte, che inevitabilmente lo portava anche allo scontro con alcuni colleghi. Non tutti riuscivano a comprenderlo. Ma dietro quella durezza c'era una coerenza rara. Non sopportava il giornalismo sciatto e servile, diceva apertamente. Detestava i politici pronti a cambiare bandiera, i potenti da osannare, i rapporti troppo stretti con chi avrebbe potuto anche soltanto dare l'impressione di condizionare il lavoro di un cronista. Preferiva mantenere le distanze da tutti. Per lui il giornalista aveva un solo padrone: il lettore. Era un idealista, sì. Ma soprattutto era un professionista. La correttezza dell'informazione, il rispetto delle fonti, la verifica delle notizie erano principi non negoziabili. La cronaca, per lui, rimaneva la regina del giornale. Aveva, poi, una passione quasi maniacale per i titoli. Ne scriveva di memorabili e pretendeva che fossero sempre efficaci, asciutti, capaci di raccontare una notizia con poche parole. La concorrenza era un'ossessione quotidiana. La mattina, quando noi arrivavamo in redazione, lui aveva già letto tutti i giornali. Tutti. Sapeva cosa avevano dato gli altri, cosa avevano sbagliato e dove bisognava batterli il giorno successivo. La cronaca e lo sport venivano prima di tutto al punto che riorganizzò l'intera redazione creando addirittura dentro i settori ulteriori mini-settori specifici. Creò la “grande cronaca”, un maxi settore con quelle che lui riteneva le migliori firme del quotidiano. E al suo interno assegnò compiti specifici, dividendo nettamente il lavoro di chi si occupava di cronaca nera da quello di chi seguiva la cronaca grigia, il termine con il quale all'epoca i giornalisti della vecchia scuola ancora definivano la cronaca giudiziaria. Un metodo che si rivelò efficace per creare una più stretta rete di rapporti con le fonti e aumentare notevolmente la raccolta di notizie. E potenziò il settore sportivo, dividendo gli incarichi in compiti specifici in modo da garantire una copertura di tutti gli sport, anche quelli che qualcuno - a torto - definiva minori e di scarso interesse. Ricordo ancora una delle sue raccomandazioni che sembrava sempli
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