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Dalla gestione al valore

06/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 😊
L’innovazione è una virtù. Sta sul confine tra realtà e possibile e dunque richiede il coraggio di darsi da fare. Poi c’è l’innovazione della responsabilità, che tiene insieme il senso del bene pubblico. Ad esempio, le città, la loro vita e la gente che ci vive. Hanno bisogno di energia, pulizia, sicurezza. eco center ha deciso di presidiare questi territori trasformando una criticità, i rifiuti, in opportunità. “Oggi siamo aperti al dialogo con tutti - dice Dario Dal Medico - la nostra è una casa trasparente”. Lui è da poco il presidente di questo mondo in cammino tra passato e futuro. È stato sindaco a Merano, dunque porta con sé, il senso del rapporto con chi cammina per le strade, lavora e ha mille bisogni. E qui spiega come. eco center è in prima linea anche sul piano tecnologico a fronte delle domande di sostenibilità ambientale? Lo è, anzi: su molti fronti abbiamo già raggiunto traguardi che le normative ci chiederanno solo nel 2040. Dal 2011 a oggi abbiamo più che dimezzato il consumo di energia elettrica da rete nei nostri impianti di depurazione, passando da oltre 21.000 MWh/anno a meno di 10.000, con l'obiettivo di scendere sotto i 9.000 MWh entro il 2026. I nostri rendimenti depurativi superano già oggi i parametri europei previsti per il 2040. E le emissioni del termovalorizzatore di Bolzano? Sono ampiamente sotto i limiti di legge provinciali — già più severi di quelli nazionali — e l'impatto complessivo sulla piana di Bolzano, grazie al recupero termico ed elettrico, è addirittura positivo: ogni caldaia condominiale sostituita dal teleriscaldamento è una fonte di inquinamento in meno. Il grosso del lavoro è già stato fatto, ma continuiamo a investire: oltre il 20% del nostro fatturato va ogni anno in manutenzioni e adeguamenti tecnologici. Non è un obbligo, è la nostra filosofia. Su quali scenari sta disegnando il suo futuro? Il nostro orizzonte è l'economia circolare a filiera corta: trasformare ogni scarto in risorsa, preferibilmente a km zero. Non è uno slogan, è un programma concreto con scadenze precise. Entro il 2028 le scorie del termovalorizzatore di Bolzano — circa 23.500 tonnellate l'anno — potranno essere recuperate come materia prima nell'industria delle costruzioni, e l'impianto di fermentazione di Lana produrrà biometano da immettere in rete. Altri step? Entro il 2030 contiamo di recuperare il digestato come fertilizzante per il mercato locale. Entro il 2031, con un impianto provinciale dedicato, faremo lo stesso con i fanghi dei depuratori: oggi il loro smaltimento oscilla tra 70 e 150 €/tonnellata, con un'incidenza fino al 30% sui costi della depurazione. Entro il 2032 anche le polveri da trattamento fumi del termovalorizzatore troveranno impiego nell'edilizia. Stiamo esplorando anche la possibilità di cedere energia rinnovabile prodotta dai depuratori. L'obiettivo è smettere di essere solo gestori del trattamento rifiuti e acque reflue per diventare produttori di risorse per il territorio. Che Alto Adige immagina si possa configurare nei prossimi dieci anni dal suo punto di osservazione? Un Alto Adige che chiude i propri cicli in modo virtuoso: valorizza a livello locale tutti i propri scarti, costru isce filiere stabili e corte, smette di dipendere da mercati speculativi che possono variare del 100% da un anno all'altro. Questo richiede sinergie reali tra soggetti pubblici e privati e una governance lungimirante. La sostenibilità ambientale ha un costo — ma è l'unica via per garantire sicurezza operativa e un futuro certo per le comunità locali. Di che scelta si tratta? Non è una scelta ideologica, è razionalità economica nel medio-lungo periodo. La Provincia di Bolzano può diventare un laboratorio di eccellenza, e eco center — con i suoi 29 impianti, 223 dipendenti e trent'anni di esperienza — vuole essere il partner tecnico di riferimento per questo percorso. Il teleriscaldamento è stata all'inizio una scommessa, ora una realtà. Quale sarà la sua geografia di avanzamento sul territorio bolzanino? Il teleriscaldamento è una delle storie di successo di cui siamo più orgogliosi, e non abbiamo ancora sfruttato tutta la potenzialità del nostro termovalorizzatore. Oggi l'impianto può produrre fino a 240.000 MWh all'anno di calore — sufficiente per circa 10.000 alloggi — e fino a 90.000 MWh di energia elettrica. I margini di espansione ci sono: ampliare la rete significa valorizzare meglio il calore già prodotto e ridurre le emissioni diffuse sulla piana. E integrazioni possibili? Possiamo integrare la rete con fonti rinnovabili aggiuntive — biogas, pompe di calore — e, dove necessario, anche con il gas naturale in modo centralizzato, che è molto più efficiente del riscaldamento domestico diffuso. Il futuro è una rete sempre più estesa e sempre più pulita. La sostenibilità è al centro della nuova economia in molti ambiti: quale il ruolo della ricerca anche nel vostro settore? La ricerca è un investimento strategico, in continua evoluzione, e può contribuire — come ha già fatto —
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