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«Daniela? Sta bene» diceva il suo ex. Ma la mamma di Barriera era già morta
C’è un indagato per il caso Florea. Barriera di Milano. La porta dell'appartamento al terzo piano è chiusa dai sigilli della questura. Sul pianerottolo, stretto come la tromba delle scale dalle pareti grigie, è rimasto un odore acre, pesante. È l'odore della morte. Dietro quella porta, in un bilocale di via Paisiello 17, Daniela Florea era già morta da giorni. Aveva una vita silenziosa, quasi invisibile. Non usava i social, era riservata. Jeans, sandali dai colori neutri, niente make up. Era bionda, esile, con la pelle chiara e le mani piccole. Da qualche mese si era trasferita in quella camera e cucina dopo la separazione. Così da poco che sulla cassetta delle lettere e sul campanello il cognome era ancora scritto a penna nera su un foglio bianco, infilato in modo provvisorio. Ogni mattina la stessa routine. Si alzava, preparava il figlio di sei anni, affetto da disabilità cognitive, prendeva lo zaino e lo accompagnava a scuola, a pochi metri da casa. Poi si fermava al bar sotto il palazzo: cappuccino e brioche alla marmellata di albicocca, in fretta, prima di andare al lavoro. C'è chi racconta che facesse l'operatrice socio sanitaria in una Rsa, chi invece sostiene lavorasse come addetta alle pulizie. Le versioni si intrecciano, ma tutti ricordano le sue abitudini. Nel pomeriggio tornava nello stesso locale. Il bambino mangiava le sue patatine al pomodoro, lei ordinava una Coca-Cola. Poi prendeva il piccolo cane bianco e scendeva nel cortile condominiale. Si sedeva su un gradino mentre osservava il figlio giocare con l'animale. Anche il sabato mattina era un rito: lei e il padre del bambino portavano il piccolo a fare colazione nello stesso bar. Eppure Daniela era già morta quando, lunedì pomeriggio, una donna ha incontrato il suo ex compagno in piazza Derna insieme al bambino. Il cane, quel giorno, non c'era. Alcuni gli hanno chiesto notizie di Daniela, perché da giorni non si vedeva più. La risposta è stata rassicurante: «Sta bene». Ma non era vero. «Non sembravano separati», racconta chi li vedeva. «Ammetto che il mio primo pensiero è stato proprio sul suo ex, quando ho scoperto che era morta...». A dare l'allarme, tra lunedì e martedì notte, è stato un cugino della donna, e non un amico come emerso inizialmente. Dopo aver provato invano a telefonarle e a suonare alla porta, si è precipitato in via Paisiello, a bordo del suo furgoncino bianco, e ha chiamato il 112. Sul posto sono arrivati le volanti e il medico legale. Dalle finestre qualcuno ha urlato: «L'hanno ammazzata». Il corpo di Daniela era nascosto nel cassettone del letto contenitore, avvolto in un lenzuolo bianco. Un gesto che lascia interrogativi, come se chi l'avesse uccisa avesse tentato di nascondere ciò che aveva fatto. Il cadavere era già in avanzato stato di decomposizione, aggravato dalle alte temperature degli ultimi giorni. La donna aveva ancora la madre in Romania, che nei mesi scorsi era venuta a trovarla. In quell'appartamento viveva con il figlio, anche se il padre del bambino passava spesso a prenderlo. Ai vicini, però, parlava di quell'alloggio come della casa «che lui e Daniela avevano trovato insieme». Sul campanello, tuttavia, compariva un solo cognome. L'uomo è stato ascoltato dagli investigatori poche ore dopo il ritrovamento del corpo. Restano molti interrogativi. Il bambino, nei giorni della morte della madre, era con lui. Ma dov'era il cane? Secondo alcuni condomini, quando il padre andava a prendere il figlio non portava mai via l'animale. Eppure il cane non era nell'appartamento quando gli agenti hanno trovato il corpo. Un'inquilina racconta di aver visto l'uomo poche ore prima dell'arrivo della polizia in piazza Bottesini con il bambino e proprio con il cane. Un'altra dice di averlo incontrato il giorno precedente in piazza Derna. Il fascicolo è affidato alla pubblico ministero Delia Boschetto, che coordina gli accertamenti della Squadra Mobile. Domani sarà l'autopsia a chiarire come è morta Daniela Florea. Un elemento, però, appare già evidente: la serratura della porta d'ingresso non presenta segni di effrazione. Chi è entrato in quell'appartamento non ha forzato la porta. Daniela ha aperto a qualcuno che conosceva. Era arrivata in Italia venticinque anni fa da Iași, in Romania. Aveva ricominciato da capo dopo la separazione, cercando una nuova quotidianità insieme al figlio. Quella vita si è fermata in un piccolo bilocale di Barriera di Milano. Adesso la domanda è una sola: chi ha ucciso Daniela Florea? Le indagini continuano. Al vaglio la vita professionale e quella privata della donna che nel quartiere tutti chiamavano, semplicemente, la «signora bionda». Nel frattempo il piccolo è stato affidato a una comunità, dato il particolare momento. Fondamentali saranno le telecamere della zona: quelle del locale a fianco al portone di Daniela e il bar dove la donna faceva colazione, puntano proprio sulla strada.
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