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Un uomo di destra può andare al Colle? Certo che sì: non ci sono figli minori, ci sono solo italiani con idee diverse
Ma quanta paura vi fa un uomo di destra al Colle? Le polemiche di questi giorni sulla tesi di Giorgia Meloni non hanno davvero fondamento. Si è scatenato un putiferio, quasi accuse di golpismo per una presa di posizione assolutamente legittima. Eh già, perché non si è “figli di un Dio minore” a destra - per restare alle frasi della premier - come del resto non lo si è stati a sinistra, al centro o altrove, visti i Capi di Stato che si sono succeduti nel nostro Paese. L’idea che una parte politica sia ontologicamente sospetta, meno democratica o culturalmente inferiore è un residuo tossico di una certa narrazione post-bellica italiana, che ha equiparato per decenni il termine - e la politica - “destra” a qualcosa di incompiutamente legittimato. Gli elettori di destra (come quelli di sinistra) sono italiani normali: operai, imprenditori, professionisti, pensionati, giovani. Votano per sicurezza, tasse basse, identità nazionale, economia reale, critica al politicamente corretto o all’immigrazione incontrollata. Non sono “meno europei”, “meno democratici” o “meno morali”. Meloni al governo ha mostrato che si può essere di destra, atlantisti, europeisti pragmatici e non autoritari. I governi di centrodestra passati (Berlusconi) hanno avuto difetti (come tutti), ma non hanno distrutto la Repubblica. Viceversa, la sinistra ha prodotto anche diversi scandali, clientele, fallimenti economici e derive ideologiche. Nessuno schieramento ha il monopolio della virtù o della competenza. Trattare la destra come “figli di un Dio minore” è esattamente ciò che impedisce una normalizzazione: porta a veti sul Quirinale, sospetti automatici, cancellazioni culturali. È anti-democratico perché nega l’alternanza. Una democrazia sana accetta che il popolo possa scegliere maggioranze di destra senza che scatti l’allarme rosso. Se un presidente di area centrodestra arriverà al Colle nel 2029 (Fitto, Mantovano o altro profilo equilibrato), l’Italia non diventerà un regime. Semplicemente, rifletterà il pluralismo reale del paese. Chi ha paura di questo dovrebbe chiedersi perché considera metà (o più) degli italiani come un problema da contenere, invece che come cittadini con pari dignità. Non ci sono figli minori. Ci sono solo italiani con idee diverse, che meritano rispetto finché giocano secondo le regole. Punto. Altrimenti dovremmo tornare a chiederci quando deve ancora durare il lunghissimo dopoguerra nazionale. Dopo il 1945, la destra (MSI prima, AN poi, FdI oggi) è stata spesso messa in un angolo di “fascismo strisciante”, anche quando ha accettato la Repubblica, la Costituzione, l’UE e la NATO. Questo ha creato un doppio standard: errori o derive autoritarie a sinistra (dal PCI stalinista a certi giustizialismi o derive woke) vengono minimizzati come “eccessi di passione”, mentre a destra diventano prove di natura antidemocratica. Tutto questo contrasta con la realtà. Del resto la partita si gioca anche sul terreno di un’egemonia culturale assolutamente fastidiosa, ingombrante, discriminatrice. Accademia, media mainstream, magistratura, spettacolo e gran parte del mondo intellettuale hanno inclinazioni prevalenti di sinistra o centrosinistra da decenni. Questo produce follie ideologiche: un ministro di destra criticato ferocemente per posizioni che, se di sinistra, passerebbero inosservate (es. su immigrazione, famiglia, meritocrazia). Il risultato è la sensazione che la destra debba “dimostrare” continuamente di essere “civile”, mentre l’altra parte parte avvantaggiata. E poi, dove sta scritto che un Presidente di destra debba per forza violare la Costituzione? Il Presidente della Repubblica deve essere un garante super partes, non un capo del governo o un leader di partito. Il ruolo del Presidente La Costituzione lo definisce chiaramente: rappresenta l’unità nazionale, promulga leggi, nomina il Governo, può sciogliere le Camere in casi eccezionali, è presidente del CSM, ecc. Non governa direttamente. Un presidente di destra debba per forza violare la Costituzione? Il Presidente della Repubblica deve essere un garante super partes, non un capo del governo o un leader di partito. Il ruolo del Presidente La Costituzione lo definisce chiaramente: rappresenta l’unità nazionale, promulga leggi, nomina il Governo, può sciogliere le Camere in casi eccezionali, è presidente del CSM, ecc. Non governa direttamente. Un presidente “di destra” (o di sinistra) non cambia questo: deve giurare fedeltà alla Carta e agire con imparzialità. E’ davvero ora di essere rispettosi nei confronti di decine di milioni di elettori ed eletti che militano a destra. Se il popolo preferisce questa parte del campo, nessuna regola democratica potrebbe violare un diritto sacrosanto. E nessun anatema partitocratico si può scagliare contro chi rivendica le proprie origini ma muovendosi con senso delle istituzion
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