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Se i monopattini spariscono dalle città: abbiamo vinto o perso?
Il monopattino elettrico è stato uno dei pochi fenomeni spontanei della mobilità urbana degli ultimi anni. Ha avuto tutti i difetti delle rivoluzioni improvvise: utilizzo spesso scriteriato, regole poco chiare, infrastrutture assenti e una convivenza difficile con pedoni e automobilisti. Ma ha avuto anche un grande merito: togliere automobili dalle città.
con il contributo di Alessandro Galli
La notizia che arriva da Firenze, con i monopattini praticamente spariti dalle strade dopo l'entrata in vigore dell'obbligo di assicurazione e degli altri adempimenti previsti dal nuovo Codice della Strada, dovrebbe far riflettere. Per qualcuno è una vittoria. Per chi guarda alla mobilità nel suo complesso, invece, è una sconfitta.
In Italia si è scelto di affrontare il problema come spesso accade: non governando un fenomeno, ma scoraggiandolo fino quasi a farlo sparire. Una scelta che appare più figlia dell'emotività e della ricerca del consenso immediato che di una visione della mobilità urbana dei prossimi decenni.
La politica ha capito molto bene una cosa: il monopattino non piace. Non piace a chi lo vede sfrecciare sul marciapiede, a chi ne ha avuto paura, a chi ha letto o condiviso sui social l'ennesimo video di comportamenti irresponsabili. E allora si è deciso di legiferare di conseguenza. Ma le politiche pubbliche non dovrebbero essere governate dai commenti sui social network.
La visione del problema
Il punto centrale della questione è che un monopattino, esattamente come una bicicletta, rappresenta quasi sempre un'automobile in meno. Nelle nostre città il problema principale non è più soltanto l'inquinamento atmosferico, ma lo spazio pubblico. Lo spazio è una risorsa limitata e preziosa.
Dove oggi parcheggia un SUV trovano posto una dozzina di biciclette e un numero ancora maggiore di monopattini. Ogni mezzo leggero utilizzato per un tragitto urbano significa meno traffico, meno richiesta di parcheggi, meno congestione e una città che può essere ripensata per le persone anziché per le automobili.
Costi per la collettività
Non è un caso che nel resto d'Europa la micromobilità venga incentivata. Si investe sulle piste ciclabili, si promuovono biciclette ed eBike e si favoriscono le forme di trasporto individuale leggero. Per un motivo molto semplice: funzionano e costano poco alla collettività. Il cittadino acquista il proprio mezzo e lo utilizza senza gravare sulle casse pubbliche.
Naturalmente nessuno sostiene che il monopattino debba essere una zona franca. Le regole servono e sono necessarie. Chi circola senza rispettarle deve essere sanzionato. Così come non sono accettabili le biciclette elaborate che superano i limiti di legge o i comportamenti pericolosi.
Una legge che non regola, ma disincentiva l'uso
Il problema è un altro: regolamentare non significa rendere economicamente e burocraticamente sconveniente l'utilizzo di un mezzo.
Si è scelto di intervenire sul monopattino come se fosse il principale problema della sicurezza stradale italiana, quando i numeri raccontano tutt'altra storia. Ogni anno sulle strade italiane muoiono migliaia di persone e la quasi totalità degli incidenti gravi coinvolge veicoli ben diversi dai monopattini. Chi perde la vita in un incidente che coinvolge un monopattino è molto spesso proprio chi lo conduce.
La narrazione del monopattino come "nemico pubblico" ha finito per distorcere le priorità del dibattito pubblico.
Nel frattempo continuiamo a considerare normale che un'automobile di oltre una tonnellata occupi spazio pubblico per ventitré ore al giorno, mentre guardiamo con sospetto un mezzo di pochi chilogrammi che consuma pochissima energia e permette di muoversi rapidamente in città.
Una mobilità urbana moderna dovrebbe avere un obiettivo molto chiaro: ridurre il numero di automobili private in circolazione e offrire ai cittadini il maggior numero possibile di alternative efficienti e sicure. Trasporto pubblico, biciclette, eBike e monopattini non sono concorrenti, ma alleati.
Il trasporto pubblico resta fondamentale, ma richiede investimenti enormi e tempi lunghi di realizzazione. La micromobilità, invece, può produrre benefici immediati con costi estremamente contenuti.
In controtendenza rispetto all'Europa
La sensazione è che il nuovo Codice della Strada abbia scelto una direzione opposta rispetto a quella intrapresa dalle principali città europee. Non si tratta di essere favorevoli o contrari ai monopattini. Si tratta di decidere se si vuole governare la mobilità del futuro o continuare a rincorrere la percezione del momento.
La guerra ai monopattini è una guerra ideologica che rischia di far perdere di vista il vero avversario delle città contemporanee: l'eccessiva dipendenza dall'automobile privata.
Niente monopattini? Più auto
Se un monopattino sparisce dalle strade non è detto che il suo utilizzatore salga su una bicicletta. Molto più probabilmente tornerà in automobile. Ed è difficile sostenere che questa sia una vittoria
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