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Contro la spirale dell’ansia serve un vero realismo

04/06/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Quando si parla delle emozioni più diffuse a livello sociale, specialmente tra i più giovani, l’ansia ha assunto un indiscusso primato. L’ha messo efficacemente in rilievo papa Leone XIV, nella sua recente visita alla comunità accademica dell’Università “La Sapienza” di Roma: «Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. […] Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia» (Discorso all’Università “Sapienza” di Roma, 14 maggio 2026). Il Pontefice non fa che ribadire quanto le ultime ricerche sulla salute mentale delle giovani generazioni mostrano in modo sempre più evidente. Un recente rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in inglese Organization for Economic Co-operation and Development) mette in luce un peggioramento generale degli indicatori di salute mentale dei più giovani lungo l’ultimo decennio (cfr OECD, Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century, OECD Publishing, Parigi 2026, in <www.oecd.org>). Fra i sintomi più diffusi si segnalano proprio ansia e depressione, che vengono correlate a fattori scatenanti complessi e molteplici, non solo individuali, ma legati a condizioni di sistema che tendono a presentarsi come un dato di fatto ineludibile: il mondo va così, bisogna adeguarsi. Così si pone l’imperativo, o meglio l’ideologia del There is no alternative, «non c’è alternativa» rispetto allo stato di fatto, generalmente associata alle politiche liberiste del primo ministro britannico Margaret Thatcher (1925-2013), che presentava il capitalismo come l’unico sistema economico in grado di reggere oggi. Tutto ciò che cerca di opporsi a questa visione viene presentato come irrealistico e ingenuo. Eppure, a ben vedere, la realtà può essere guardata da una prospettiva radicalmente diversa, che può contribuire a smontare la spirale dell’ansia.   L’insostenibile peso della società della performance L’ansia è uno stato d’animo che spesso si usa associare alla paura, eppure tra le due c’è una fondamentale differenza: se la paura rappresenta l’ordinaria risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, e in questo svolge anche una funzione fondamentale nella crescita e nella vita degli esseri umani, l’ansia rappresenta piuttosto l’anticipazione di una minaccia futura: porta alla paralisi e impedisce di affrontare la realtà (cfr. Rowlands A., «Il valore politico della speranza», in Aggiornamenti Sociali, 8-9 [2025] 465). La sua genesi non è riducibile a una sola spiegazione, tuttavia è indubbio che le dinamiche sociali contemporanee le offrano un humus formidabile. Viviamo infatti in una società sempre più complessa ed esigente, in cui la velocità dell’innovazione tecnologica, di cui ideologi vecchi e nuovi sostengono il necessario sviluppo senza limiti, si salda con logiche di mercato sempre più aggressive. In questo tempo, la domanda che i più giovani, e non solo, sono spinti a porsi incessantemente è: «Sono sufficientemente all’altezza delle prestazioni che la società dell’efficienza mi richiede? Sono abbastanza?». Siamo in una situazione in cui «Le richieste ossessive di prestazioni adeguate – “produci sempre di più, sempre più in fretta, sempre meglio”, “realizzati!” – generano un’ansia cronica e generalizzata […]. L’ansia costante è quella di non farcela […]. E nessuno sa cosa voglia veramente dire “farcela”» (Mollisi M.A. - Zaccaro G., «Una regola minima per l’atleta stanco», in Bartolini P. – Benasayag M. – Mollisi M.A. – Zaccaro G., Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci, Jaca Book, Milano 2026, 29). La società dell’efficienza è plasmata dall’attuale architettura dei media digitali (che tendono a trattenere il più possibile gli utenti sulle piattaforme, a innescare dinamiche sempre più accentuate di confronto con artificiali e inarrivabili modelli di successo e a spingere verso un’esasperata polarizzazione), dall’accelerazione delle varie crisi globali (geopolitica, climatica, finanziaria, ecc.) e dalle pressioni legate al modello socioeconomico per ora vincente, che impone imperativi di prestazione percepiti come sempre più esigenti e insostenibili nella vita personale, professionale e sociale. Questo diffuso malessere, che nei casi più gravi può sfociare in modo patologico in attacchi di panico, forme depressive, fobie, disturbi del comportamento alimentare, ecc., tende a essere trattato solo a livello individuale. Nel migliore dei casi, chi ne ha le possibilità può accedere a un’offerta di mercato sempre più amp
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