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La Voce dei Berici
Don Francesco Andreoli, sacerdote salesiano di 37 anni e Alberto Fioretto di 16 anni, animatore del grest dell'Oratorio Don Bosco di Shcio, sono morti in un incidente stradale avvenuto giovedì 25 giugno lungo la Pedemontana Veneta, nella galleria di Malo.
Arrivato a Schio nel 2018, don Francesco era un grande appassionato di don Bosco e dei giovani, ai quali annunciava instancabilmente il Vangelo incarnando senza mezze misure il carisma della sua congregaizone.
Ne derivava uno sguardo sui giovani e un'idea di oratorio che don Francesco ha ben descritto in un'intervista alla Voce dei Berici del gennaio 2025, che ripubblichiamo.
Uno sguardo sui giovani, oltre il disagio
«Nel post-covid abbiamo visto crescere una fortissima richiesta di “fare gruppo” e di mettersi al servizio degli altri, in tante forme diverse. È un trend che si è confermato in questi anni e che è importante tenere presente. Il vero problema, a mio avviso, lo rappresentano gli adulti».
Don Francesco Andreoli vanta un punto d’osservazione privilegiato sul mondo giovanile: l’Oratorio salesiano di Schio, realtà che ha solide radici in città in quanto esiste da oltre un secolo e che rappresenta un punto di riferimento per tanti giovani, sia quelli che ne frequentano attivamente le attività, che quelli che ne fanno un semplice punto di ritrovo per poi trascorrere una serata in centro. È la forza del celebre “cortile aperto”, uno spazio informale che offre ai salesiani la possibilità di fare da ponte anche con ragazzi e ragazze che vivono in condizioni di marginalità.
«È da non credere, ma anche i ragazzi più lontani dalla Chiesa maturano il desiderio di fare qualcosa per gli altri. E a quel punto, per l’adulto, si spalanca una porta». Don Francesco è restìo ad inserire le generazioni più giovani nella categoria del “disagio”. «Secondo me il disagio lo portano gli adulti, sono loro la parte complicata. Non si sentono significativi nei confronti dei giovani - riflette il religioso -. Indubbiamente nelle giovani generazione c’è una componente di insicurezza: come fa un giovane a non essere “fragile” di fronte a problemi come il cambiamento climatico? Nonostante questo, la prima cosa che affascina i nostri giovani è la profondità, la chiarezza ». La prima richiesta che i giovani fanno, quindi «è quella di adulti significativi, capaci e contenti di vivere le responsabilità che la loro età comporta - spiega don Francesco -. Significa essere contenti di avere un lavoro, una famiglia, di aver superato la giovinezza. Questo aiuta i giovani a guardare al futuro con speranza».
Sembrano discorsi che portano lontano dall’oratorio ma non è così: «Dobbiamo pensare all’oratorio come la casa che ha la comunità per far crescere i più giovani - afferma don Francesco -. Non è l’ambiente “dei giovani”, ma l’ambiente comunitario in cui ci si prende cura della crescita dei ragazzi. Con tantissime attività ma, soprattutto, con un mix di vocazioni: mamma, papà, prete, animatrice, animatore, suora… È la sfida della partecipazione degli adulti il tema più importante: dobbiamo pensare insieme l’oratorio ». Anche perché «per l'educazione dei figli una famiglia non può farcela da sola - dicono Chiara Dalla Vecchia e Mirko Grotto, una coppia di genitori i cui figli frequentano l'Oratorio salesiano -. Quello che troviamo importante all'oratorio è ciò che accade nei momenti informali, prima e dopo gli incontri di formazione o le attività sportive. Anche quando l'oratorio diventa solo un luogo di ritrovo per poi partire con gli amici e farsi un giro a Schio, resta un 'porto sicuro', dove i ragazzi fanno amicizia con coetanei e animatori più grandi che possono diventare un riferimento».
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