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Da Alfredo Facchini - Feddit.it
Da Alfredo Facchini Scrollando Facebook stamattina mi sono imbattuto in questa
locandina. “Ebraica”. Erro De Luca e Sambuca Molinari insieme appassionatamente.
Quelli del «il sionismo ha fatto anche cose buone». Allora, senza sprecare una
riga di più, ho tirato fuori dal cassetto questo articolo di un anno fa. Tanto
non è cambiato niente … TUTTI COLPEVOLI C’è un vizio comodo, tutto occidentale,
soprattutto di un certo progressismo sionista, nel dipingere Benjamin Netanyahu
come l’eccezione. L’estremista. Il falco. Il mostro che ha infangato l’onore di
Israele. Ma questa è una menzogna storica. Netanyahu è solo l’ultimo anello di
una catena. Una comoda autoassoluzione per chi vuole difendere l’indifendibile,
salvare l’immagine “progressista” di uno Stato nato - e cresciuto - sul disastro
altrui. La verità è che la Nakba del 1948 l’ha orchestrata David Ben Gurion, il
padre fondatore dello Stato di Israele.
David Ben Gurion leader del sionismo socialista, fondatore del partito Mapai. Fu
lui a dirigere l’espulsione sistematica di 750.000 palestinesi. Fu il suo
governo provvisorio a distruggere oltre 400 villaggi, a varare le leggi che
vietavano il ritorno dei rifugiati, a confiscare ogni bene lasciato indietro da
chi scappava dalle bombe, dalle milizie, dai massacri.
La Haganah, l’Irgun, il Lehi - i semi dello Stato ebraico - agivano sotto il suo
sguardo vigile. E le fosse comuni di Deir Yassin, Lydda, Tantura sono macchie
indelebili. Memorizziamo. La Nakba non fu un incidente: fu un progetto. Tra il
1947 e il 1949, sotto le bombe e i bulldozer del nascente Stato di Israele,
750.000 palestinesi vennero cacciati o costretti a fuggire. 15.000 palestinesi
furono uccisi, spesso a freddo, nei villaggi massacrati e poi cancellati dalle
mappe. Quindicimila morti. L’equivalente di quindici 7 ottobre. Non è stato
Netanyahu a scrivere la frase “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”.
L’ha detta Ben Gurion. La colonizzazione della Palestina è il DNA costitutivo di
Israele. Non è la deriva “illiberale” degli ultimi governi. È l’architettura
originaria, disegnata da una sinistra sionista che, tra un proclama umanitario e
l’altro, inghiottiva la terra degli altri un villaggio alla volta. Netanyahu è
un criminale sociopatico, sì. Ma non è un’anomalia. È continuità. È coerenza. È
l’effetto prevedibile di un progetto politico fondato sull’espulsione, sulla
cancellazione dell’altro, sull’apartheid. Il vero mito da distruggere è quello
dell’Israele buono che c’era “prima”. Quello che si difendeva, che cercava la
pace, che solo oggi si sarebbe perso. Quel mito è una coperta corta. E sporca.
Non c’è pace possibile senza verità. E la verità è che la violenza coloniale non
inizia con Netanyahu. Inizia con la fondazione dello Stato stesso. Netanyahu non
è la malattia: è il sintomo. Il corpo è malato da molto prima. Da sempre.
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