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Un centinaio di lavoratori al pronto soccorso per canicola
Un centinaio di lavoratori al pronto soccorso per patologie attribuibili o associabili al caldo estremo. Sono i dati forniti ad area dall’Ente ospedaliero cantonale (EOC) sul monitoraggio condotto sul tema, da quest’anno raccolti in maniera sistematica e più efficiente rispetto al passato. Per la precisione, sono 101 i lavoratori che hanno ricorso alle cure dei pronto soccorso Eoc dal 26 maggio al 23 luglio, aumentando così la già elevata pressione sul personale di cura pubblico. Nel complesso, sono quasi 2'400 le persone accolte dai pronto soccorso ticinesi per patologie legate al caldo estremo. Dati certamente utili per comprendere l’impatto della canicola sul piano sanitario che saranno oggetto d’analisi nei prossimi mesi. Al momento, ci spiegano dall’Eoc, non è ancora possibile distinguere se le persone lavorassero in ambiente esterno o al chiuso. Il 30 giugno c’è stato un picco di visite, con 14 lavoratori che si sono recati al Pronto soccorso per malori legati al caldo estremo in ambiente di lavoro. Quel giorno si concludeva in Svizzera l’allerta canicola più lunga mai decretata nel Paese, mentre sarebbe proseguita in Ticino, rimanendo in vigore per altri cinque giorni, stabilendo così il record cantonale di durata. «Da quando sono iniziate le misurazioni, circa 125-160 anni fa, non si era mai registrato un periodo di 10 giorni così caldo» scriveva MeteoSvizzera nel suo blog d’informazione. Purtroppo, segnala la comunità scientifica, a causa del cambiamento climatico generato dall’attività umana, la canicola sarà una costante che ci accompagnerà nel futuro, anche immediato. Da domani a mezzogiorno scatterà in Ticino la nuova allerta canicola di grado 4 che durerà fino al cinque agosto. Durante l'ultima allerta, il sindacato Unia aveva lanciato un appello all’autorità cantonale affinché adottasse delle nuove misure vincolanti di protezione per lavoratrici e lavoratori. Non solo per chi lavora in ambiente esterno, ma pure per chi è costretto a lavorare in condizioni di caldo estremo al chiuso. Vincenzo Cicero, responsabile del settore industriale, aveva riferito di casi di ambulanze intervenute in alcune fabbriche dove il personale aveva accusato dei malori in ragione del caldo estremo all’interno degli stabilimenti. L’incontro con le autorità cantonali tenutosi la settimana successiva, si è rilevato un buco nell’acqua. Unia si aspettava un confronto diretto con il Cantone sulle misure urgenti da adottare a tutela della salute, ma nell’incontro a sorpresa sono stati coinvolti anche i rappresentanti delle associazioni padronali, trasformando «la discussione in una sorta di tavolo di partenariato sociale» aveva commentato Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia presente alla riunione. Secondo il Cantone infatti, le norme attuali vanno bene così ed è sufficiente il buon senso padronale nell’applicazione. area ha dunque chiesto al sindacalista Cicero come sia stata affrontata la questione canicola nelle fabbriche, in particolare dove la produzione genera a sua volta molto calore. Si pensi alle fonderie, alla metallurgia, alle aziende tessili dove enormi macchine per la stireria producono ingenti quantità di vapore. «In alcune situazioni, ci sono dei limiti legali oggettivi. La legge impone un numero massimo di emissioni dei gas generati dai condizionatori. Ciò vuol dire che nel caso di stabilimenti con grandi superfici, potenziare l’aria condizionata non è legalmente possibile». In altri casi invece, il sindacato è intervenuto suggerendo alle direzioni delle modifiche all’organizzazione del lavoro, introducendo pause supplementari o anticipando l’orario di lavoro. «A volte però ci scontriamo con gli interessi aziendali, come nel caso di fabbriche dove si lavora su tre turni nell’arco di ventiquattro ore, dove le aziende si rifiutano di sospendere la produzione nel turno del pomeriggio, quando si registrano le temperature maggiori» aggiunge Cicero. «In quei casi solo l’intervento dell’autorità cantonale può decretare lo stop alla produzione a tutela della salute di lavoratrici e lavoratori, prevedendo magari una compensazione economica alle aziende come già prevista in altre situazioni» conclude il sindacalista. Da domani, il caldo tornerà a farsi nuovamente particolarmente aggressivo. Senza un intervento superiore agli interessi economici, è alto il rischio di sentire nuovamente riecheggiare le sirene delle ambulanze sui posti di lavoro.
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