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Violentò la figlia della compagna da quando aveva 12 anni: condannato a 21 anni di carcere
Appena letta la sentenza l'imputato ha velocemente salutato il suo avvocato e ha fatto un cenno agli agenti di polizia penitenziaria di portarlo via dall'aula per fare rientro al carcere di Torino. Non ha tradito alcuna emozione Attilio Giacinto Sostero alla lettura della severa condanna che lo ha riguardato: 21 anni di carcere per il reato principale di riduzione in schiavitù sessuale di una ragazzina di 12 anni oltre a reati correlati come la violenza sessuale e i maltrattamenti. Uno in più di quanti chiesti dal pm Pedrotta. Si chiude con la sentenza dettata dal presidente della Corte d'Assise presieduta dal giudice Giannone (Dematteis a latere) uno dei processi più complessi ed emotivamente "pesanti" passati per il tribunale astigiano istruiti dalla sezione di polizia giudiziaria che si occupa delle fasce deboli. Anche perché è stato quasi interamente istruito a porte aperte, con più udienze in cui, testimone dopo testimone, il pm Pedrotta ha svelato in aula quasi vent'anni di vita surreale per la ragazzina oggi giovane donna. Sostero aveva conosciuto la madre ed aveva intrapreso con lei una relazione. La donna, dal canto suo, arrivava da un passato di relazioni tossiche e violente e i suoi figli erano stati dati in affidamento. Compresa la ragazzina che aveva poi chiesto di poter tornare a vivere con la madre e il suo nuovo fidanzato in un centralissimo appartamente ad Asti. Inizialmente erano tornati anche un fratello e una sorella, ma in poco tempo era rimasta solo lei in quella casa. Che è diventata la sua prigione sessuale. Nel lungo processo, è stato ripercorso quello che l'accusa ha sostenuto e i giudici oggi hanno sancito con la condanna: ben presto Sostero ha provato pulsioni ed interesse per la bambina, quando ancora aveva soli 12 anni e gradualmente si è avvicinato a lei e ha plasmato il loro rapporto che si è trasformato in una relazione sessuale. Che è durata quasi vent'anni e si è arricchita di un contorno di "vita quotidiana" fatta di stenti, di violenza verbale e fisica, di totale assoggettamento da parte della ragazzina e di sua madre. A conoscenza di gran parte della "storia" fra la giovanissima figlia e il compagno. Quello strano terzetto, raccontato da diversi testimoni, in cui inizialmente a tenersi per mano erano i due adulti con la bambina dietro e poi al contrario, di Sostero e la bambina in atteggiamenti troppi confidenziali per essere quelli di un patrigno e con la madre dietro. Vivevano nella stessa casa, dormivano nella stessa camera, nello stesso letto a tre piazze. Una storia lunga in cui la ragazza è cresciuta incatenata da quella che, ha detto in aula, le era sembrata una vita familiare normale, non avendone vissute altre. E avendo timore dell'uomo. Sostero le faceva vivere di stenti, non lavorava e si faceva mantenere dalla compagna ma, al tempo stesso, amava far apparire all'esterno l'immagine di una famiglia felice e benestante, con quelle frequentazioni al circolo di tennis per "nobilitare" la propria posizione borghese alimentata dal titolo di "ingegnere" con il quale si faceva chiamare. Un uomo pieno di manie, da quello della collezione di materiale pedopornografico (reato per il quale è stato assolto in quanto prescritto) alle foto e ai video ammiccanti e spinti fatti alla ragazzina da quando ancora aveva 12-13 anni; dalla mia assoluta di controllo che esercitava impedendo a madre e figlia di frequentare persone al di fuori di lui a quella bizzarra ed inquietante passione per i piccioni che allevava in gabbie all'interno del piccolo appartamento e, talvolta, lasciava liberi di volare in una stanzina adibita a voliera. Una catena spezzata da una famiglia di rigattieri dove i tre si erano recati per acquistare mobili usati in vista di un trasferimento a Sanremo. Sono stati i primi ad accorgersi che qualcosa non quadrava in quella famiglia e, di visita in visita, sono riusciti a sapere di più. Sono stati loro ad andare a riprendere madre e figlia a Sanremo, pochi giorni dopo il trasloco, rispondendo ad una chiamata di aiuto perché le due donne temevano per la propria vita. La richiesta insistente da parte di Sostero alla ragazza (all'epoca diventata maggiorenne) di avere un figlio da lei ha fatto scattare la molla di ribellione che ha portato al ritorno ad Asti e alla denunia. In aula Sostero ha confermato la sua relazione con la ragazza ma negando fosse avvenuta prima dei suoi 18 anni e ribadendo che, da quel momento in poi, fu sempre consensuale. Numerose anche le pene accessorie dettate dalla Corte d'Assise, fra queste anche l'interdizione in perpetuo da incarichi in scuole di qualsiasi grado nonchè da ufficio o servizio in istituzioni pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. «Valuteremo in base alle motivazioni depositate in 90 giorni un ricorso in appello per rivalutare la grave imputazione del reato in riduzione di schiavitù» è il commento del difensore di Sostero, l'avvocato Marco Borio (qui sotto in foto) [articlepreview id="502810" link="http
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